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Sbarchi e migranti. Ecco i numeri veri (e le fake news)

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Ecco tutte le fake news su immigrazione e sbarchi. L’approfondimento di Cristoforo Lascio su Italia Oggi

 

Fake news numero 1: «Senza l’accordo dell’Europa non si possono ridurre gli sbarchi». L’Italia sta riuscendo a limitare in maniera significativa gli sbarchi di immigrati clandestini provenienti dal Mar Mediterraneo.

Fino a qualche mese fa, politici e analisti amavano ripetere che, senza una politica europea comune, non ci sarebbe stato modo di governare un fenomeno epocale come quello migratorio e in particolare di contrastare gli sbarchi.

I numeri stanno smentendo questa credenza: la politica europea dell’immigrazione è ancora una chimera, ma nel 2018 in Italia sono sbarcati 23.370 immigrati via mare, mentre nel 2017 furono cinque volte di più, 119.369, e nel 2016 addirittura otto volte di più, 181.436.

Non c’è stata alcuna decisione operativa da parte di Bruxelles nel frattempo; a cambiare sono state invece le politiche dei governi italiani: nel 2017, perlomeno fino all’estate, il governo Gentiloni non ritenne che l’immigrazione via mare dovesse essere limitata; poi il ministro dell’Interno Marco Minniti mutò atteggiamento, rafforzò la guardia costiera libica, ordinò una stretta sulle attività delle Ong e gli sbarchi iniziarono a calare; dallo scorso 1° giugno il nuovo ministro dell’Interno Matteo Salvini ha aumentato ulteriormente la deterrenza, con un ulteriore effetto di diminuzione degli arrivi.

Dal 1° gennaio al 1° giugno 2018 (5 mesi di governo Gentiloni), gli sbarchi sono stati 13.430; dal 1° giugno al 31 dicembre 2018 (7 mesi di governo Conte), gli sbarchi sono stati 9.940. Addirittura, lo scorso dicembre, con 359 sbarchi, si è raggiunto il numero più basso di arrivi da oltre tre anni a questa parte.

Fake news numero 2: «Diminuiscono gli sbarchi ma aumentano i morti in mare». Falsificata la prima fake news, che fino a tutto il 2017 era merce comune in ogni editoriale di giornale che si rispettasse, da più parti si è passati a criticare la stretta anti sbarchi, ricordiamo: prima di Minniti e poi di Salvini, con l’argomento che i viaggi nel Mediterraneo sarebbero diventati più pericolosi e più mortali per i migranti.

Falso, anche questo, come confermano i dati ufficiali. Morti e dispersi nel Mediterraneo furono 5.143 nel 2016, secondo l’Oim, Organizzazione mondiale delle migrazioni; poi sono scesi a 3.139 nel 2017 e quindi a 2.242 nel 2018.

Con la diminuzione degli sbarchi e dei viaggi della speranza, dunque, i morti in mare sono più che dimezzati.

Nel solo Mediterraneo centrale, rotta che riguarda principalmente l’Italia, morti e dispersi erano 4.582 nel 2016 e sono scesi di molto, a 1.306, nel 2018. Disincentivare le traversate impedendo gli sbarchi funziona, se l’obiettivo di un Paese come l’Italia è anche quello di salvare vite umane.

Fake news numero 3: «Saranno pure diminuiti i morti in mare, ma è aumentata la mortalità dei viaggi». I dati hanno la testa dura, ma anche l’ideologia non scherza.

Per attaccare il ministro Salvini e la sua gestione degli sbarchi, e più in generale per dimostrare che le politiche di deterrenza non funzionano gettando fumo negli occhi dell’opinione pubblica, l’organizzazione internazionale Unhcr e il think tank Ispi, negli scorsi mesi hanno provato a utilizzare un’altra argomentazione ancora, anch’essa rilanciata spesso acriticamente da quotidiani e telegiornali: «Migranti, aumenta la mortalità nel Mediterraneo».

Fake news numero 4: «Da quando c’è Salvini, è aumentato il numero quotidiano di morti nel Mediterraneo». Lo scorso ottobre sempre l’Ispi ha pubblicato un altro report che calcolava stavolta il numero quotidiano di morti e dispersi nel Mediterraneo. Conclusione: i morti quotidiani sarebbero aumentati da quando a gestire il Viminale è arrivato Salvini. Si sarebbe passati dagli 11,7 morti tra il luglio 2016 e il luglio 2017 (governo Gentiloni, ministri Alfano-Minniti), ai 3,2 morti al giorno dal luglio 2017 al maggio 2018 (governo Gentiloni, ministro Minniti) per arrivare agli 8,0 morti al giorno col governo Conte e il ministro Salvini.

A chiunque non abbia come obiettivo quello di mostrare che Salvini è in torto a prescindere, balza agli occhi che il periodo considerato per la gestione di Minniti (dal 16 luglio 2017 al maggio 2018) non è omogeneo a quello considerato per la gestione Salvini (dal giugno al settembre 2018), e soprattutto che il periodo considerato per la gestione Salvini è decisamente breve.

(estratto di articolo pubblicato sul quotidiano Italia Oggi; qui l’articolo integrale)

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SBARCHI, ECCO L’EFFETTO SALVINI (SECONDO UN REPORT ONU)

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