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Immigrazione, ecco l’effetto Salvini (secondo l’Onu e il Wall Street Journal)

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Tutti i numeri di un report dell’Agenzia Onu per i rifugiati pubblicato sul Wall Street Journal

(Estratto di un articolo di Daniele Capezzone pubblicato sul quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro, qui l’articolo integrale)

Effetto Salvini. Firmato: Agenzia Onu per i rifugiati. Controfirmato: Wall Street Journal. Di che si tratta? Di un dettagliato report della United Nations Refugee Agency oggetto di un amplissimo approfondimento sul Wsj.

CHE COSA MOSTRANO I DATI ONU

I dati Onu parlano chiaro: nel 2018 si è registrato un nettissimo calo, rispetto all’anno precedente, degli sbarchi nel Mediterraneo e in generale in Europa, con relativa riduzione dei decessi. E con il crollo netto degli arrivi in Italia che, per dimensioni, ha inciso in modo rilevantissimo sul dato europeo complessivo.

I NUMERI IN DETTAGLIO

Il numero di persone arrivate in Europa via mare nel 2018 è stato pari a 114.941, contro le 172.301 del 2017. Secondo le stime (ovviamente in questo caso l’esattezza assoluta è impossibile), il tragico calcolo dei morti e dei dispersi nel corso della traversata è stato di 2.262 persone, contro le 3.139 dell’anno precedente.

IL CALO DEGLI ARRIVI IN EUROPA

A fronte di un calo di arrivi in Europa nell’ordine delle 57-58mila unità, le morti si sono ridotte di circa un terzo, da poco più di 3mila a poco più di 2mila. E’ la conferma dell’esattezza dello slogan australiano “Fermare le navi per fermare le morti”, che accompagna le operazioni di dissuasione e respingimento che da molti anni sono praticate da quel Paese. L’unico modo per arrestare il tragico bilancio delle vittime è proprio quello di fermare il via vai di imbarcazioni.

Dopo questi dati complessivi, l’Agenzia Onu e il Wsj focalizzano l’attenzione su tre Paesi: Grecia, Spagna e Italia.

DOSSIER GRECIA

Per la Grecia, l’annus horribilis in termini di sbarchi fuori controllo è stato il 2015 (con oltre 856mila persone arrivate). Piano piano i numeri sono divenuti più gestibili: quest’anno gli sbarcati sono stati circa 32mila, comunque in salita rispetto ai 29mila del 2017. Hanno pesato gli accordi con la Turchia, un maggior controllo della rotta balcanica, e le orribili condizioni dei campi per i rifugiati, che – dicono i critici di Atene – sarebbero in parte una scelta deliberata, proprio per scoraggiare altri arrivi. La Grecia peraltro non deve temere solo gli arrivi via mare, ma pure quelli via terra (proprio al confine con la Turchia): la polizia greca stima infatti che solo a novembre dell’anno scorso ben 17mila persone siano entrate per quella via, metà delle quali donne e uomini turchi in fuga dal regime e dalle purghe del regime di Erdogan.

IL CASO SPAGNA

Il caso più devastante è ora la Spagna, che è diventato il principale paese d’ingresso nel 2018, con 57.215 persone arrivate sulle sue coste, circa la metà degli arrivi totali nel Mediterraneo e in Europa. Si tratta del record (negativo) per Madrid, che ha più che raddoppiato il dato dell’anno precedente. E’ il “capolavoro” del primo ministro socialista Pedro Sanchez, che, proprio polemizzando con Matteo Salvini, ha voluto inaugurare una politica di porte aperte, accogliendo in modo spettacolare e scenografico le navi Ong respinte dall’Italia. Risultato? Un’invasione, situazione fuori controllo, un messaggio (neanche troppo subliminale) ai trafficanti sul fatto che ora sia la Spagna il ventre molle dell’Ue, e la conseguente ascesa del partito anti-immigrazione Vox, recente trionfatore in Andalusia.

LE NOVITA’ PER L’ITALIA

E l’Italia? Il report si chiude proprio con i dati relativi al nostro paese. Un vero e proprio crollo degli arrivi: nel 2018, solo 23.371 persone, contro le 119.369 del 2017. Un calo impressionante, nell’ordine delle 95-96mila unità, che risulta decisivo sul dato complessivo europeo. Numeri da cui si ricavano almeno tre conclusioni. Primo: c’è stato un effetto Salvini, nel senso di un chiaro giro di vite legato alle scelte del Ministro dell’Interno. Secondo: oltre ai provvedimenti, conta il segnale (porte spalancate o porte chiuse) che orienta diversamente i trafficanti di uomini. Terzo: la prossima primavera-estate, esattamente com’è accaduto tra fine agosto e settembre scorso, il problema per l’Italia non verrà più dalle grandi navi delle Ong (a cui Salvini ha detto no), ma dalle piccole imbarcazioni, che tenteranno nuovamente di puntare su Lampedusa.

(Estratto di un articolo di Daniele Capezzone pubblicato sul quotidiano La Verità diretto da Maurizio Belpietro, qui l’articolo integrale)

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