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Russia Economia

Perché le sanzioni sulle auto sono state devastanti per la Russia

Per effetto delle sanzioni, i marchi russi come Lada si sono ritrovati a produrre auto senza air bag o Abs. Ecco tutte le conseguenze nell'analisi di Politico.

L’impatto delle sanzioni sul settore dell’Automotive russo è stato devastante: a causa della sopraggiunta indisponibilità delle componenti elettroniche fabbricate all’estero e in particolare dei semiconduttori, marchi storici come Lada sono costretti a produrre auto tecnologicamente declassate, addirittura non dotate né di ABS né di air bag. È quanto emerge da una documentata analisi del quotidiano Politico, che fa il punto su una delle più catastrofiche conseguenze sull’economia russa dell’embargo occidentale.

Lada, sinonimo di Made in Russia

Lo storico marchio Lada è sinonimo di auto russa, anche se molto è cambiato dai tempi dell’Unione Sovietica. Oggi Lada fa parte del gruppo AvtoVAZ che può contare sul sostegno di molti investitori stranieri tra cui Renault.

Le auto prodotte da Lada rientrano tra le vittime delle sanzioni occidentali imposte alla Russia a causa della sua invasione dell’Ucraina. Sanzioni che hanno tolto dalla disponibilità di Lada le tecnologie di punta provenienti dall’estero che costituivano la sua componentistica, in particolare elettronica. 

Degrading tecnologico dei modelli Lada

Ad esempio il modello Granta viene ora prodotto senza molte delle sue componenti elettroniche, al punto da non includere né l’ABS né i sistemi di comunicazione d’emergenza e nemmeno gli air bag. Non ha nemmeno i sensori di ossigeno del sistema di scappamento, degradando il suo livello di emissioni dallo standard Euro 5 a Euro 2. L’unità di controllo del motore e il suo firmware sono diventati più semplici. come riporta la pubblicazione specializzata Avtostat, i tradizionali fornitori di Renault sono stati rimpiazzati nei limiti del possibile da compagnie russe.

L’anno scorso la Russia ha prodotto 1,56 milioni di auto e la quota di mercato di AvtoVAZ era del 23%. Quest’anno la situazione sarà molto diversa in quanto le compagnie di auto straniere hanno cessato le loro operazioni, facendo prevedere che i modelli Lada domineranno il mercato.

Tuttavia, come dichiara a Politico Evgeny Eskov, direttore della testata russa AutoBusiness Review, AvtoVAZ sarà in grado di produrre solo i modelli Granta e Niva con le parti che ha a disposizione. La produzione dei più moderni modelli del crossover Xray e della Largus è stata interrotta, mentre delle tre linee di produzione nel complesso Togliatti ne resterà attiva una sola.

Impatto sul lavoro

Forti cambiamenti si sono registrati anche per quanto riguarda i processi lavorativi. I lavoratori di AvtoVAZ sono rimasti a casa dal 4 al 24 aprile, mentre l’azienda cercava di procacciarsi da qualche parte del mondo quei semiconduttori da cui la Russia è stata tagliata fuori a causa delle sanzioni. E’ stata addirittura introdotta la settimana corta di quattro giorni, con il quinto giorno pagato dallo Stato.

Come ha dichiarato la compagnia a Politico, ”sono in corso tentativi di rimpiazzare alcune componenti importate critiche con delle alternative”, mentre sono allo studio modelli di auto meno dipendenti da parti fabbricate all’estero; questi modelli, commenta ancora AvtoVAZ, saranno “gradualmente” disponibili “nei prossimi mesi”.

Retaggi sovietici

Trattandosi di un progetto industriale concepito in era sovietica, Lada può già contare per la componentistica su una produzione autoctona che copre l’80% delle parti delle sue auto. Ma ciò di cui Lada non può fare a meno sono i microchip delle moderne auto connesse, e quelli vengono tutti dall’estero.

Se l’industria globale dell’auto ha sofferto delle strozzature esistenti nelle catene di produzione dei semiconduttori, Lada adesso deve fare i conti non solo con questo fattore ma anche con le sanzioni.

Come spiega a Politico Ian Fletcher, analista di mercato di S&P Global Mobility, AvtoVAZ “sta cercando di rendere locale la sua produzione, che però è già composta per l’80% di parti locali”. Ciò che manca alla produzione autoctona non è necessariamente costituito da parti grandi, bensì piccole o molto piccole. Il problema è che, osserva ancora Fletcher, in un’auto moderna ci sono “moltissimi accessori”.

Fino a poco tempo fa AvtoVAZ poteva contare sulla collaborazione della tedesca Bosch, fornitrice delle componenti elettroniche impiegate nello stabilimento situato nella regione di Samara, ma anche quella compagnia ha cessato le sue operazioni in Russia. Anche un altro tradizionale produttore di elettronica per auto come Taiwan ha aderito alle sanzioni occidentali.

“Il punto fondamentale è quel contenuto hi-tech”, rileva Matthias Schmidt analista berlinese del settore Automotive. “A causa dell’embargo”, compagnie come AvtoVAZ “ non possono importare componenti cruciali”.

Soluzione cinese?

Una possibile via di uscita per i produttori russi di auto è rappresentata dall’importazione di chip dalla Cina, sottolinea Politico. I rapporti tra Pechino e Mosca sono ottimi, e Xi Jinping potrebbe non sottrarsi alla richiesta di un favore da parte del suo amico Putin.

A tal proposito una legge approvata a marzo permetterà ai beni protetti da diritti di proprietà intellettuale di essere importati tramite distributori non autorizzati. Questo sistema detto delle ‘”importazioni parallele” potrebbe costituire la via per produttori come AvtoVAZ per procacciarsi le componenti di cui ha disperato bisogno.

Attualmente il Ministero del Commercio russo sta stilando una lista di prodotti che potranno essere importati attraverso questo sistema, ma non è chiaro, sottolinea Politico, se sarà compresa anche l’elettronica per auto.

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