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Il Cremlino vuole far ripartire il motore di Lada, dopo aver lasciato Renault per strada

Renault Avtovaz Lada

La guerra ha di fatto paralizzato il mercato dell’auto in Russia, riportandolo all’epoca pandemica, ma il governo ora punta tutto al rilancio di Lada, marchio con cui vengono vendute in Europa le autovetture AvtoVaz. La statalizzazione non basta: servono soci e nuovi capitali. Chi prenderà il posto di Renault?

 

La parola d’ordine è ostentare sicurezza a ogni costo. È sicuramente questo il leitmotiv del settimo Eastern Economic Forum di Vladivostok, usato da Vladimir Putin per lanciare anatemi verso l’Occidente e per dimostrare che la Russia è più forte che mai e per nulla isolata, con un numero di scambi commerciali con Cina e India in costante crescita.

Tra i vari temi trattati, non solo quelli energetici, ma anche afferenti all’automotive. Presente, infatti, pure l’economista ed ex ministro dei Trasporti Maksim Yurevich Sokolov, da maggio numero 1 di AvtoVaz, che su Lada ha dichiarato: “Dopo l’uscita di Renault, l’azienda è rimasta inattiva per più di due mesi, ma siamo riusciti a creare nuove catene di produzione e logistica e a salvaguardare la fornitura di componenti per la produzione dei modelli base”. Renault, attraverso Lada Auto Holding, deteneva il 68% del pacchetto azionario della AvtoVaz.

COSì LADA SI È SCROLLATA DA DOSSO RENAULT

Il marchio della Losanga, infatti, come vi abbiamo raccontato a più riprese, è stato tra le Case automobilistiche occidentali quello che ha pagato il dazio maggiore alla rottura dei rapporti tra il Vecchio continente e la Russia. Le attività della casa automobilistica francese Renault nel Paese guidato col pugno di ferro da Putin sono cessate, nel peggiore dei modi, lo scorso lunedì 15 maggio, quando il ministero dell’Industria e del commercio di Mosca, con un ferale comunicato, ha fatto sapere di avere nazionalizzato (di fatto unilateralmente) gli asset russi dal gruppo Renault. Le azioni di Renault Russia sono state trasferite al governo della città di Mosca e l’istituto statale di ricerca nel Settore automobilistico (Nami) è diventato proprietario della partecipazione della Renault nella casa automobilistica russa AvtoVaz.

NON È FACILE RIPARTIRE SENZA I FRANCESI

L’obiettivo, ora, è rimettere in moto Lada (nome occidentale di AvtoVaz, diffuso soprattutto nell’Europa dell’Est e in Medio Oriente. Non sarà facile e non solo per la nota inaffidabilità dei suoi motori, ma pure perché la Russia, al di là della cortina di ferro innalzata nuovamente da Putin, soffre sul serio, anche sul versante automobilistico se si considera che il mercato nazionale ha di fatto smesso di macinare vendite (-62% ad agosto), con una produzione crollata del 58,1% rispetto a luglio 2021.

I NUMERI (MESTI) DI LADA

Lada dal canto suo, ostenta appunto sicurezza e sbandiera di essere il marchio più venduto in Russia (anche il solo – o quasi – rimasto, considerato il ritiro dal mercato dei rivali esteri). Il marchio è passato dal detenere il 17,5% di mercato lo scorso anno al 43% registrato ad agosto 2022. Se si guarda ai numeri, però, Lada ha ben poco di che gioire: 18 mila unità vendute in agosto. Nel corso del 2022, invece, le vendite sono state 103 mila. Secondo i nuovi vertici, ne dovranno essere prodotte 500mila l’anno…

COSA PREVEDE IL RILANCIO DEL MARCHIO DOPO L’ADDIO DI RENAULT

Il rilancio del marchio passa, naturalmente, dall’elettrificazione. Sembra difatti essere sopravvissuta, nonostante l’improvviso divorzio con Renault, la versione elettrica del furgoncino Largus (chiamato, senza troppa fantasia, e-Largus), basato, come la versione benzina, sulla piattaforma della Dacia Logan MCV di prima generazione.

Pareva fosse destinato a naufragare, dato che la piattaforma CMF dell’Alleanza Renault Nissan è andata in frantumi con la statalizzazione del marchio russo, invece a quanto pare si farà, anche se dell’e-Largus gira solo un render fatto a computer. E questo non sarebbe nemmeno il solo ostacolo sulla strada del nuovo modello, che se la deve vedere con un Paese la cui industria è paralizzata dalle sanzioni, con la crisi dei chip, l’assenza di infrastrutture per la mobilità elettrica e con la necessità sempre più impellente di trovare fondi alternativi a quelli della francese Renault, che su AvtoVaz aveva investito moltissimo.

L’INDUSTRIA SI AGGRAPPA A VECCHI SIMBOLI: TOGLIATTI…

AvtoVaz, fondata nel 1966 nello storico stabilimento ex Fiat di Togliatti – chiamato così in quanto vicino all’omonima città ribattezzata in tal modo nel 1964, alla morte di Palmiro Togliatti -, prima della guerra produceva ed esportava circa 400.000 veicoli all’anno. I suoi ricavi, nel 2021, erano di poco sotto ai tre miliardi di euro, con un utile operativo di 247 milioni.

E proprio Togliatti, che fino allo scorso inverno produceva le Dacia di provenienza Renault, è il perno della sua riorganizzazione della sua produzione. Il maxi impianto, noto soprattutto per aver sfornato derivate dalla Fiat e modelli originali che di originale avevano ben poco, occupa un’area complessiva di oltre 3 milioni di metri quadri e ha una capacità produttiva di circa 650.000 veicoli e 400.000 motori l’anno. Per fortuna dei russi, i francesi di Renault lo avevano appena riammodernato, anche se non è chiaro se ora possa produrre auto elettriche e le rispettive batterie in completa autonomia.

C’è poi il centro produttivo di Izhevsk, dedicato alla Lada Vesta. La produzione della Vesta dovrebbe riprendere proprio a Togliatti nella primavera del 2023. La Lada e-Largus sarà invece assemblata a Izhevsk. E qui i proclami russi stridono con la realtà, dato che, come non manca di sottolineare proprio la stampa francese (ancora indispettita per il trattamento riservato a Renault), in Udmurtia, la provincia russa in cui si trova questo impianto produttivo di AvtoVaz, ci sono – la fonte è attendibile perché è una dichiarazione dello stesso leader Aleksandr Brechalov – appena una decina di stazioni di ricarica. Chi comprerà la e-Largus?

…E LA NUOVA VERSIONE DELLA STORICA LADA NIVA

Renault si era sobbarcata anche l’impegno di rilanciare la Niva, che in Russia è una vera e propria istituzione, più che una semplice auto. In tempo per il 45esimo anniversario compiuti dal modello originale, caduto a inizio aprile, sarebbe dovuta partire la produzione di una nuova versione, prevista per il 2024, mentre una versione a 5 porte sarebbe dovuta arrivare nel 2025.

Nata nell’edificio 062 del maxi impianto Togliatti, la Lada Niva era un progenitore dei SUV odierni, a metà tra il veicolo da città e quello fuoristrada, con la differenza che fuori strada riusciva ad andarci davvero (tanto che si fece conoscere al mondo partecipando all’aspra competizione Parigi – Dakar e ne venne sviluppata una versione anfibia per l’esercito). Ne sono stati venduti oltre 2,5 milioni di esemplari negli ultimi 45 anni e per Vladimir Putin è sicuramente un simbolo della potenza industriale russa da recuperare quanto prima. Per questo difficilmente la rottura dei rapporti con i francesi fermerà lo sviluppo della nuova Niva. Magari, anzi, l’Eastern Economic Forum sarà servito a trovare nuovi soci, indiani o più probabilmente cinesi…

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