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Come Samsung, Ericsson e Nokia pregustano lo stop a Huawei negli Emirati

Samsung Electronics

Gli Stati Uniti hanno fatto capire agli Emirati che otterranno gli F-35 solo in cambio dello smantellamento di Huawei. L’articolo di Giuseppe Gagliano

Non conosce battute di arresto la competizione globale tra la Cina, gli Stati Uniti e la Russia soprattutto sotto il profilo tecnologico dual-use.

F-35 IN CAMBIO DI HUAWEI

Stando alle informative di Bloomberg, Joe Biden – in perfetta coerenza d’altronde con le scelte poste in essere dall’amministrazione Trump – avrebbe fatto chiaramente comprendere agli Emirati Arabi Uniti che la fornitura degli F-35 – come di quella dei droni MQ-9B Reaper e munizioni aria-aria e aria-superficie per un valore di 23 miliardi di dollari – dipenderà dalla volontà da parte di Abu Dhabi di smantellare le apparecchiature Huawei presenti sul territorio arabo. Apparecchiature, queste, che potrebbero diventare uno strumento di spionaggio militare in mano alla Cina.

UN FAVORE A SAMSUNG, ERICSSON E NOKIA?

Ora, indipendentemente da questa possibilità – che è tutt’altro che remota – è altrettanto evidente però che lo smantellamento della tecnologia cinese non potrebbe che favorire in maniera diretta Samsung Electronics Co., Ericsson AB e/o Nokia Oy. Naturalmente non si tratta soltanto di un confronto di natura squisitamente tecnologico ma si tratta anche di contrastare, da parte della Cina, l’influenza americana in Medioriente. Superfluo sottolineare che da parte sua la Cina non intende tollerare interferenze di alcun genere nella sua cooperazione con Abu Dhabi.

COSA FA LA RUSSIA CON IL CACCIA SU-57TURH

Passiamo adesso alla Russia. Nella giornata del 16 giugno il ministro della Difesa russo e il vice primo ministro russo, Yuri Borisov, hanno reso noto che la Russia svilupperà la versione biposto del caccia Su-57.

Nello specifico, Borisov ha sottolineato che la modernizzazione del caccia russo ha suscitato un grande interesse soprattutto nei paesi del Sud-est asiatico.

UN NUOVO “CASO S400” CON LA TURCHIA?

Tuttavia, l’interesse suscitato per il caccia russo da parte del ministro dell’industria e della tecnologia turco Mustafa Varank, nel marzo scorso, rappresenta una informativa di grande interesse. Da un lato perché, nel caso in cui dovesse concretizzarsi, aumenterebbe le tensioni con gli Stati Uniti. Sia perché – se questa intenzione venisse effettivamente trasformata in un contratto – rappresenterebbe l’ennesima dimostrazione che le scelte turche, nel contesto del settore industriale, sono assolutamente spregiudicata.

Insomma, nascerebbe un altro caso analogo a quello degli S-400.Tuttavia non dimentichiamoci – come sottolineato dal vertice Nato del 14 giugno – che la Turchia svolge un ruolo troppo rilevante in ambito Nato perché venga messo in discussione.

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