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Salvini, Zaia e il palo della Lega

di

emergenza

Che cosa dice e non dice Luca Zaia sulla Lega di Matteo Salvini

No. La notizia politica del giorno non è quella offerta dalla generalità dei quotidiani in prima pagina sul crescente stato confusionale dei grillini. Che sta stufando persino Marco Travaglio, spazientito a tal punto da liquidare sul suo Fatto Quotidiano per “Stati generici” gli “Stati Generali” sulla cui preparazione si distinguono e litigano i pentastellati non abituati alla pratica dei congressi di partito.

Ormai classificatisi a sinistra anche o proprio per le divisioni nelle quali si stanno perdendo, come ha loro contestato il vignettista del Secolo XIX Stefano Rolli, i grillini sono riusciti a produrre persino “il paradosso”, lamentato sul Corriere della Sera da Massimo Franco, di disertare le loro assemblee interne quando vi partecipano i capi, capetti e simili, e di frequentarle invece in abbondanza quando quelli non ci sono e loro possono più liberamente parlarne male.

Persino il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dato una mano a questo paradosso convocando una riunione interministeriale a Palazzo Chigi proprio nelle ore dell’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari 5 Stelle. Dove l’assenza di Luigi Di Maio, per esempio, ha probabilmente contribuito alla decisione del “reggente” Vito Crimi di rinunciare a un’assenza già annunciata.

No, dicevo. La notizia politica del giorno non viene dai grillini ma dalla Lega. Il cui leader Matteo Salvini non è solo alle prese con i processi per i presunti reati ministeriali che gli vengono contestati, addirittura di sequestro di migranti, o per le indagini che lo sfiorano sui soldi della sua formazione politica. Ora egli è alle prese anche con una certa fronda politica interna di crescente visibilità, affacciatasi durante la campagna elettorale col no di Giancarlo Giorgetti ed altri alla conferma referendaria delle Camere sforbiciate dai grillini e sviluppatasi sino a coinvolgere in qualche modo Luca Zaia. Che non è il governatore ma il governatorissimo del Veneto, con quel 76,7 per cento bulgaro di voti che ha portato a casa superando alla grande con la sua lista praticamente personale quella del partito “per Salvini”.

Già il titolo di richiamo in prima pagina di un’intervista di Zaia al Corriere della Sera è pruriginoso, diciamo così: con quell’annuncio che “alla Lega serve un progetto politico solido”, evidentemente mancante, o non sufficientemente chiaro e visibile. Un progetto che nel testo dell’intervista diventa “un palo”, inteso come “supporto per poter continuare a crescere” e non vanificare “il lavoro strepitoso”, per carità, compiuto da Salvini prendendo “in mano un cadavere eccellente” e portandolo “nell’Olimpo”.

Sotto questa superficie sparsa di zucchero in polvere, comprensiva della ritrosia opposta inizialmente – “non sono minimamente interessato” – al tentativo dell’intervistatore di trascinarlo nelle vicende interne alla Lega, rimane la necessità e forse persino l’urgenza avvertita dalla personalità ora più popolare della Lega di dare al movimento un “progetto politico” che l’affranchi forse da quella dose eccessiva di sovranismo, o di euroscetticismo, tradottasi nell’alibi più comodo degli avversari per allearsi contro di lui e tenere in piedi con la respirazione ufficiale la legislatura in corso. Che senza lo spauracchio del “capitano” leghista smanioso di “pieni poteri” e troneggiante in un centrodestra dove solo Silvio Berlusconi si illude di poterlo ancora condizionare, sarebbe già bella che finita con lo scioglimento anticipato delle Camere.

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