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Salvini, Macron, Bonaccini e il marketing politico-modaiolo

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Il corsivo di Andrea Mainardi fra politica, marketing e moda…

Non siamo alla profezia di Karl Lagerfeld. La tuta non c’è. Per ora. Quei pantaloncini allargati e legati da più o meno eleganti elasticizzati lacciuoli che per il designer di Chanel erano un segno di sconfitta non si sono palesati. “Avete perso il controllo della vostra vita se uscite con la tuta” declamava Lagerfeld.

Ma col dolcevita come la mettiamo? Precipitare da un più o meno accurato nodo scappino alla cravatta, abbandonando il corredo di un bianca camicia per un rassicurante dolcevita invernale, che significa?

Matteo Salvini ed Emmanuel Macron hanno trovato sul look una inaspettata sintonia. Il sovranista e l’europeista.

Perché?

https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1203688878428827648

Sono settimane che le italiche gazzette si interrogano sul nuovo look adottato dal leader della Lega, Salvini. Maglioncino a collo alto, preferibilmente in marron-verde, pantalone comodo e scarpa tipo Clarks. Domenica Lucia Annunziata a Mezz’Ora su Rai Tre è riuscita a scatenare i social, cascando su un lapsus. Interrogando l’ex ministro dell’Interno del perché del maglioncino, le è uscito dai microfoni un refuso che da indossato “maglionicino” è diventato “coglioncino”. L’hashtag ci ha messo un secondo a diventare di tendenza.

E il giorno stesso era tutto un dibattito se il minutaggio degli applausi al presidente Mattarella fosse in linea con le precedenti inaugurazioni della stagione operistica della Scala di Milano della sera prima. Non mancando gli irredimibili che “alla Scala il 7 dicembre vanno solo i ricchi che si possono permettere 2.500 di biglietto”, dimentichi che alla Scala ci si entra anche a Sant’Ambrogio con 50 euro. Che in Galleria ci vanno studenti, casalinghe e impiegati. E che se non gli garba, di fischi li riservano a cantanti, orchestra e presidenti della Repubblica compresi.

Insomma, tornando al punto. È un peccato che Annunziata non abbia notato oltre al look di Salvini che i manifesti elettorali per le elezioni del 26 gennaio in Emilia Romagna del governatore piddino uscente Stefano Bonaccini siano verdissimi come una spilla da giacca leghista. Le sarà sfuggito che le ultime elezioni amministrative – fin nei più piccoli comuni della regione un tempo definita “la rossa” – siano da un anno abbondante per lo più orfani di piddine iscrizioni. I manager della comunicazione suggeriscono colori differenti. E’ un trionfo di fucsia, arancione, giallino.

Aboliti i loghi.

I candidati a borgomastri condividono. Con alterne fortune elettorali.

By the way: Bonaccini ha scelto il verde.

Che sarebbe di Salvini.

Lui ha per ora appoggiato in armadio giacca e cravatta. Si veste come un intellettuale di sinistra anni Settanta. Per rassicurare chi ancora vota Pd in Emilia Romagna? Forse. Dall’altra sponda, e in altra regione, Massimo Cacciari non lo avrebbe mai fatto.

È che dare contro a Salvini per un po’ di legittimo marketing elettorale fin dall’abito vestito, è dare contro a Emmanuel Macron.

Oggi, ora di pranzo, dopo l’incontro all’Eliseo con il nuovo presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, Macron si è presentato in dolcevita a collo alto.

Come Salvini.

Presente le camicie bianche che indossa da anni Emmanuel, come il suo sostenitore italiano Matteo Renzi? Oggi sono rimaste appese sulle grucce dell’Eliseo. Il suo dirsi leader liberal europeo ha scelto un maglionicino a collo alto come il sovranista italiano.

Salvini come Macron, Macron come Salvini.

E sarà che la questione è che se Matteo da Milano sta cercando di far saltare il banco al pochettato premier Giuseppe Conte – che il fazzoletto in giacca lo mette sempre più stirato. Stressato? – scalando l’Emilia Romagna, l’Emmanuel da Amiens ha bisogno di segnalare che le sue riforme sono necessarie. Per la sinistra.

Profumano di cashmere per la rive gauche parigina. Scatenano il ribollire della classe media francese che da giorni ha paralizzato il Paese contro una riforma delle pensioni sempre più contestata. Sindacati in lotta.

Il nesso? Fare di tutto per battere la sinistra. Cercare i voti fin dove è possibile. A costo di un dolcevita a collo alto. In Francia come in Italia. Magari uno indossa un dolcevita da discount, l’altro da boutique.

Però l’obiettivo è lo stesso. Perché, è corredo. Ma il potere si abbiglia di simboli.

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