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Cosa farà la corrente nata nella Lega di Salvini?

Salvini

Lega: non è scissione, ma di fatto è una corrente proprio nel partito in cui finora le correnti non erano mai state ammesse. La nota di Paola Sacchi

 

Il consiglio federale stavolta Matteo Salvini lo riunisce a Roma, oggi pomeriggio a Montecitorio. E non, come di solito, nella sede storica della Lega in Via Bellerio, a Milano. Dal vertice usciranno le proposte per la squadra di governo. E la stessa vicinanza anche fisica agli uffici della Camera di Fratelli d’Italia, dove Giorgia Meloni, in attesa dell’incarico da parte del Capo dello Stato, sta tessendo la tela con gli alleati per la formazione del governo, oggettivamente mette in evidenza il peso che Salvini ha come secondo azionista, seppur sopra di un’incollatura a Forza Italia.

I due partiti, partner decisivi, sono quasi appaiati. La Lega, ex primo partito del centrodestra, ha subito forti perdite, ma FdI, che l’ha doppiata al Nord, non ha sfondato a quota 30 per cento. Nella scelta di Salvini di convocare il consiglio federale a Roma, dopo che sempre nella capitale nei giorni scorsi aveva riunito i suoi 95 parlamentari, circa il 16 per cento del parlamento, forse però si potrebbe leggere controluce anche una prima risposta sul piano dell’immagine plastica alla “sfida” interna venutagli dal “comitato per il Nord”, creato, dentro il partito nazionale “Lega Salvini premier”, dal fondatore e presidente della Lega Nord, Umberto Bossi.

Il primo segnale sul piano dell’immagine che sembra venire da Salvini è che non rinuncia alla sua Lega nazionale che portò il partito a doppia cifra, fino alle vette del 34 per cento alle Europee, dopo il 4 per cento circa ereditato dalla segreteria di Roberto Maroni succeduto allo stesso Bossi, in seguito al “caso” Belsito. La prima indiretta risposta all’iniziativa bossiana, cui collaborano come bracci operativi l’europarlamentare Angelo Ciocca e l’ex deputato non ricandidato e ex segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi, era stata sabato sera una nota di Via Bellerio in cui si sottolineava che la prossima legislatura sarà quella che porterà “l’Autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede”. E “protagonista sarà il ministero degli Affari regionali”.

Subito il toto-nomi, destinato a impazzare nelle cronache finché non sarà insediato il nuovo parlamento e il Capo dello Stato non avrà conferito l’incarico al premier, anzi, come tutto lascerebbe pensare, alla premier, ha subito inquadrato il leader leghista nella casella di questo dicastero. Ieri Salvini dopo aver detto “c’è molto ottimismo, non vedo l’ora che il governo incominci a lavorare”, ha ironizzato: “Mi vedo candidato dai giornali in otto ministeri diversi”. La battaglia per far tornare il suo leader al Viminale in realtà la Lega non l’ha abbandonata, seppur il toto-nomi dia questa possibilità bassa e, comunque, come aveva detto al termine dello scorso consiglio federale il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, la Lega chiede “un ministero di peso” per il leader, definito oggi da Repubblica “sotto assedio”.

Bossi, rieletto alla Camera, parlando con l’agenzia di stampa Adnkronos, afferma: “Quello che sto facendo è in linea con ciò che ho fatto tutta la vita: far valere le ragioni del Nord”. Parole, scrive l’agenzia, “che sembrano gettare acqua sul fuoco, accreditando la lettura di una mossa del vecchio capo che non è di scontro aperto con Salvini e con il suo partito nazionale. Interviene anche il presidente della Lombardia, Attilio Fontana: “Non c’è nessuna fronda interna alla Lega, ma la volontà di Bossi di sottolineare la necessità dell’autonomia. Poi bisogna capire meglio, non sappiamo ancora niente”.

Non è scissione perché “il comitato per il Nord” è interno al partito e accoglie solo iscritti alla Lega Salvini premier. L’ex capogruppo alla Camera della Lega Nord Marco Reguzzoni, durante la segreteria di Bossi, proprio perché, come spiega all’agenzia Lapresse, non è più tesserato non ne farà parte ma guarda con interesse all’iniziativa per “il Nord produttivo” colpito dalla crisi.

Non è scissione, ma di fatto è una corrente proprio nel partito in cui finora le correnti non erano mai state ammesse. La parola ora a Salvini e al consiglio federale che già aveva fatto quadrato attorno al leader, confermandogli sia a Pontida, sia nell’ultimo vertice piena fiducia.

Ma il punto sembra piuttosto un altro: sia la Lega sia Forza Italia chiedono un governo politico. Il numero due di Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, è chiaro: “Di tecnici ci potrà stare solo qualcuno”. Meloni, uscendo ieri sera da Montecitorio ha detto che bisogna “fare presto”. Poi: “Io draghiana? Nessun inciucio, si tratta di garantire una normale transizione”. E alla domanda se il centrodestra andrà unito alle consultazioni ha risposto: “Non ne abbiamo ancora parlato”.

Insomma, il rebus governo non è semplicissimo. E le parole critiche ieri del presidente di Confindustria Carlo Bonomi sullo stop alla legge Fornero e sulla Flat Tax, due temi bandiera nella campagna elettorale della Lega e anche di Forza Italia sulla Flat Tax, comunque dentro il programma comune del centrodestra, hanno riacceso il dibattito nella coalizione. L’economista e senatore leghista Claudio Borghi, molto vicino a Salvini, ha twittato caustico: “Sono già iniziati i primi appelli a rinnegare il programma”.

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