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Chi è Roberto Garofoli, il magistrato inviso ai 5 stelle va a Palazzo Chigi

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Roberto Garofoli è il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Draghi. Tutti i dettagli sul magistrato già capo di gabinetto al ministero dell’Economia

 

Roberto Garofoli è il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. Garofoli non è nuovo alle stanze del palazzo, nel governo Conte I è stato capo di Gabinetto all’Economia, quando il ministro in via Venti Settembre era Giovanni Tria. 

La carriera da magistrato 

Tarantino, classe 1966, diventa magistrato giovanissimo, a 28 anni, dopo aver conseguito la laurea presso l’Università di Bari. Nel 1994 viene giudice penale e civile, ai tribunali di Taranto e Trani. Nel 1999 entra al Tar della Puglia, per passare poi al Consiglio di Stato, in cui presta servizio nelle sezioni giurisdizionali e consultive. Divenuto presidente di sezione del Consiglio di Stato si fa collocare “fuori ruolo” per assumere gli incarichi di Governo.

La carriera accademica 

Roberto Garofoli è stato docente alla Luiss ed è autore di nove opere monografiche a tema giuridico, curatore di trattati, manuali e opere collettanee. È direttore della rivista mensile “Neldiritto” (Neldiritto editore), specializzata in opere giuridiche per avvocati e magistrati.

Gli incarichi politici 

La politica ha sempre fatto parte della vita lavorativa del magistrato Garofoli. Il primo incarico arriva nel corso del Governo Prodi II quando è chiamato a Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero degli affari esteri con il ministro Massimo D’Alema. Garofoli ha avuto un ruolo nei governi tecnici: nel Governo Monti è Capo di Gabinetto del Dipartimento della funzione pubblica, con il ministro Filippo Patroni Griffi, e coordinatore della Commissione ministeriale per l’elaborazione di misure per la trasparenza, la prevenzione e il contrasto della corruzione nel governo Monti. Con il governo Letta diventa Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e Presidente della Commissione per l’elaborazione di misure di contrasto, anche patrimoniale, alla criminalità nel Governo Letta. Con l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi Garofoli transita al ministero dell’Economia, assumendo il ruolo di Capo di Gabinetto. Tra gli incarichi attribuitigli dal ministro Padoan c’è il coordinamento del tavolo di lavoro congiunto con l’Anac che ha stilato la direttiva anticorruzione nelle società partecipate del ministero. Garofoli conferma il ruolo di capo di Gabinetto del ministero dell’Economia anche con il governo Gentiloni e Conte I. 

Le controversie con il M5S

Nell’autunno del 2018 Garofoli finisce nel mirino del M5S. Sono i giorni del varo del Reddito di Cittadinanza e le tensioni tra via XX settembre e Palazzo Chigi raggiungono il calor bianco. Rocco Casalino, in un audio infuocato, se la prende con i vertici burocratici del ministero delle Finanze, responsabili, a suo parere, di nascondere i conti al fine di far fallire il varo del Reddito di Cittadinanza. Tra questi ci sono anche Garofoli e Daniele Franco, quest’ultimo ora è divenuto ministro dell’Economia.

La norma in favore della Croce Rossa 

Nel novembre del 2018 Garofoli lascia il suo incarico al Ministero dell’economia. Garofoli si ritrova al centro di una bufera politica e mediatica per via di un emendamento alla Legge di Bilancio che assegna 28 milioni di euro all’anno per 3 anni alla gestione commissariale della Croce Rossa. “Luca Carabetta e Francesco Silvestri lo accusarono di conflitto d’interessi per «i legami con la Croce Rossa», scrive oggi il Corriere della Sera. Il M5S individua nel magistrato l’autore della norma apparsa alla vigilia del Decreto fiscale, cogliendo di sorpresa il Premier Conte e i ministri del suo Governo. La norma, in realtà, era stata scritta in sede di Ragioneria Generale dello Stato dopo un’interlocuzione con l’ente, versione dei fatti ribadita anche dal Mef.

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