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Riforme istituzionali: tutte le proposte di partiti e coalizioni

Che cosa prevedono i programmi elettorali sulle riforme istituzionali

Il tema delle riforme istituzionali sta rimanendo un po’ in sordina nel dibattito politico elettorale. All’interno dei programmi che hanno preparato le coalizioni e i partiti in vista delle elezioni del 25 settembre sono presenti proposte, più o meno approfondite, di modifiche all’attuale assetto costituzionale.

CENTRO DESTRA: PRESIDENZIALISMO E AUTONOMIA

La riforma più impattante proposta dal centrodestra è l’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Nel programma della Lega la variazione dell’assetto costituzionale prende la forma di una repubblica semipresidenziale. “Eleggere direttamente il Capo dello Stato, in un contesto di rafforzamento dei poteri di controllo del Parlamento, consentirà ai cittadini di scegliere chi ha la responsabilità e i poteri per far rispettare la volontà espressa in occasione delle elezioni. Il Presidente della Repubblica direttamente eletto vigilerà sui comportamenti delle forze politiche, guiderà la politica nazionale, rappresenterà l’Italia nei consessi internazionali per tutta la durata del suo mandato – si legge tra le proposte del Carroccio -. Potrà sciogliere le Camere nel caso in cui venga minacciata la stabilità dei governi scelti dai cittadini e davanti a essi risponderà del proprio operato. È un modello che in Italia già esiste, a livello comunale e regionale. Ed è un modello che funziona. Lì, i cittadini sentono di scegliere veramente, i governi sono stabili, chi vince può realizzare i propri programmi e non può sfuggire alla responsabilità se non li realizza”. Altro punto caro al centrodestra, e alla Lega in particolare, è quello delle autonomie territoriali. “Attuare il percorso già avviato per il riconoscimento delle Autonomie ai sensi dell’art. 116, comma 3 della Costituzione, garantendo tutti i meccanismi di perequazione previsti dall’art. 119 della Costituzione”, “Piena attuazione della legge sul federalismo fiscale e Roma Capitale” “Valorizzazione del ruolo degli enti locali” sono punti centrali tra le riforme istituzionali del centro destra. La Lega, in materia di autonomie, presenta un piano più articolato. “Valorizzare le differenze è sempre stato l’obiettivo del regionalismo, sin dai tempi di Cesare Correnti e Pietro Maestri, che – tra il 1852 e il 1861 – disegnarono la pianta amministrativa della Penisola – si legge nel programma del Carroccio -. La Costituzione repubblicana offre l’opportunità alle Regioni a Statuto ordinario di richiedere, ricorrendo all’articolo 116, terzo comma, “forme e condizioni particolari di autonomia“. L’istituto del cosiddetto regionalismo differenziato per altro – senz’ombra di dubbio, in forma diversa – esiste già, inteso come principio, tra le cinque Regioni a Statuto speciale”. Le proposte del partito di Salvini, che trovano accoglimento nel programma di coalizione sono: “Riprendere senza indugi la trattativa ex art. 116/c. 3 Cost. di Lombardia e Veneto, approdando il più presto possibile alla sottoscrizione dell’Intesa con il Governo” e “Valutare l’allargamento delle trattative alle Regioni a Statuto ordinario che intendano seguire il medesimo percorso di Lombardia e Veneto e sostenerlo con impegno”.

TERZO POLO: AUTONOMIE E SINDACO D’ITALIA

Il Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda, nell’ambito delle riforme istituzionali, suggerisce di operare modifiche alla “seconda parte della costituzione, invece, ha da tempo mostrato i limiti di un sistema pensato per garantire un governo debole dopo l’esperienza drammatica del fascismo”. Le proposte di modernizzazione sono molteplici:

  • superamento del bicameralismo paritario per “velocizzare l’iter di approvazione delle leggi senza dover abusare dello strumento dei decreti legge di urgenza e della apposizione della questione di fiducia”;
  • introdurre “Autonomia e Responsabilità”. “Il vero federalismo, quello che in ultima analisi privilegia controllo democratico, trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche, si realizza con l’inscindibile accoppiata di Autonomia e Responsabilità: senza uno di questi due elementi, non vi è vero federalismo. Su questo punto siamo molto radicali: proponiamo la rivisitazione completa del modo in cui stanno insieme i livelli di governo di questa Repubblica – si legge nel programma del Terzo Polo -. I tre livelli di governo devono avere competenze esclusive e chiaramente ripartite (superando le tremende inefficienze del Titolo V della Costituzione ma anche l’ambiguo rapporto tra Regioni e Comuni): deve essere chiaro “chi fa cosa”. Devono inoltre avere strumenti fiscali esclusivi, del cui gettito sono titolari e responsabili: il cittadino deve avere perfettamente chiaro quale tassa paga al Sindaco, quale al Presidente di Regione e quale al Presidente del Consiglio: oggi siamo lontanissimi da questa situazione, con commistioni di gettito e sovrapposizioni largamente inefficienti. Infine, ogni livello di governo territoriale deve essere messo nella stessa condizione di partenza, indipendentemente dalla sua situazione specifica”;
  • l’elezione diretta del Premier individuato come “Sindaco d’Italia”. “Infine, è sotto gli occhi di tutti che l’instabilità dei governi italiani è uno degli elementi di debolezza del nostro paese sia sul lato interno – scrivono i centristi -, sia nello scenario internazionale ed europeo. L’attuale sistema ha contribuito a generare un senso di sfiducia dei cittadini verso le istituzioni democratiche. Per cercare di ripristinare questo rapporto di fiducia e al contempo garantire maggiore stabilità ai Governi proponiamo di prendere come modello l’istituzione più prossima ai cittadini per una riforma della costituzione. Per questo proponiamo l’elezione diretta da parte dei cittadini del Presidente del Consiglio sul modello dei sindaci delle città più grandi. La riforma del cosiddetto sindaco di Italia si accompagna, peraltro, ad una necessaria riforma del sistema elettorale”.

LE RIFORME ISTITUZIONALI DEL M5S: SFIDUCIA COSTRUTTIVA E LIMITE DEI DUE MANDATI PER TUTTI

Il M5S, nel set di riforme istituzionali proposte, introduce alcuni elementi cari al Movimento. Prima di tutto la sfiducia costruttiva secondo la quale “un Governo non può essere sfiduciato se contestualmente non si vota la fiducia a un altro Esecutivo”, insieme al “potere del Presidente del Consiglio di revocare i ministri” e all’estensione ai 16enni del diritto di voto. I pentastellati suggeriscono di far assumere carattere normativo alla propria regola interna del “limite dei due mandati”, estendendola dunque a tutti i partiti, tale norma dovrebbe anche contrastare i “cambi di casacca”, pratica che il M5S vorrebbe rendere più complessa completando “la riforma dei regolamenti parlamentari per dissuadere i passaggi “facili” da un gruppo parlamentare all’altro. Il partito di Giuseppe Conte si prefigge anche di porre “limiti alla decretazione d’urgenza”, varare una norma sul “conflitto d’interessi”, regolamentare le lobby e introdurre una “valutazione di impatto sul benessere del paese”, ovvero una “valutazione di impatto ex-ante e ex-post delle proposte di legge e dell’attività del Governo”.

PD: NUOVA LEGGE ELETTORALE, SFIDUCIA COSTRUTTIVA E DEMOCRAZIA INTERNA AI PARTITI

La “difesa della Costituzione antifascista” passa, per il Partito Democratico dall’approvazione di una nuova legge elettorale.  “Per istituzioni più efficienti e inclusive attuazione dell’art. 49 della Costituzione, nuovi Regolamenti parlamentari e una legge elettorale che coniughi rappresentanza e governabilità”. L’analisi parte dall’instabilità governativa degli ultimi dieci anni. “Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha avuto sei diversi Presidenti del Consiglio e sette governi. La fine stessa del governo Draghi, per il modo in cui è avvenuta, è la dimostrazione più evidente delle fragilità e delle distorsioni del modello italiano – si legge nel programma -. Per noi è fondamentale rendere più forte, partecipato e trasparente il sistema politico italiano. La pessima legge elettorale con la quale andiamo a votare deve essere cambiata, perché le liste bloccate sviliscono il ruolo del parlamentare e ne condizionano i comportamenti. Ci impegniamo a proporre una nuova legge elettorale al Parlamento sin dai primi mesi della prossima legislatura, per superare la frammentazione e il trasformismo, per ridurre gli effetti distorsivi sulla rappresentanza legati al taglio dei parlamentari e per favorire la costruzione di forze politiche stabili e dotate di una riconoscibile identità̀”. Il PD mette tra i suoi obiettivi in materia di riforme istituzionali anche l’ampiamento degli spazi democratici all’interno dei partiti. “Al contempo, dobbiamo normare i meccanismi di democrazia interna e trasparenza dei partiti con una legge sulla rappresentanza che dia finalmente attuazione all’articolo 49 della Costituzione – scrivono dal Nazareno -. I partiti non sono associazioni come le altre. Sono veicoli di democrazia che non possono sottrarsi al rispetto delle regole di equità alla base del nostro ordinamento, garantendo diritti minimi delle iscritte e degli iscritti, trasparenza e democraticità delle procedure, tutela del pluralismo, delle minoranze interne e della parità̀ _tra uomini e donne, regolarità e periodicità dei congressi e dei meccanismi di selezione interna, dedicando una quota delle risorse ad attività di studio ed elaborazione programmatica e a iniziative per favorire la partecipazione politica delle donne”. È un obiettivo anche del PD la guerra al “trasformismo parlamentare” eliminando “meccanismi distorti e fuori dal tempo, a partire da quelli che oggi assegnano un peso spropositato al gruppo misto e ai parlamentari che vi aderiscono nel corso della legislatura”. Infine il PD suggerisce “l’introduzione della sfiducia costruttiva e “l’introduzione della sfiducia costruttiva”. In materia di autonomie il PDsuggerisce di approvare una nuova Carta delle autonome locali “riformando il Testo Unico per gli Enti Locali e rivedendo la legge 56 del 2014, con l’obiettivo di valorizzare pienamente i Comuni, le Province e le Città metropolitane come istituzioni costitutive della Repubblica, che curano gli interessi delle loro comunità e contribuiscono allo sviluppo inclusivo e sostenibile del Paese. Al tempo stesso riteniamo non sia più rinviabile una stabilizzazione dei bilanci dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane”.

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