Salvatore Vassallo è un politologo dell’Università di Bologna, direttore dell’Istituto Cattaneo. Ha da poco pubblicato la più accurata analisi sulla proposta di legge Malan. Quali sono le novità più importanti di questa proposta rispetto alla legge oggi in vigore?
Il sistema elettorale proposto dal centrodestra si muove in linea di continuità con sistemi elettorali già adottati in passato in Italia.
Può essere definito tecnicamente come un sistema misto perché prevede che una quota di seggi sia attribuita attraverso una formula proporzionale e che invece un’altra quota di seggi venga messa in palio e attribuita secondo la logica maggioritaria alla coalizione che arriva per prima.
È in continuità, nel senso che è simile per logica alla legge Calderoli e al cosiddetto Italicum che fu proposto dal governo Renzi ma non fu mai applicato perché era stato concepito in combinazione con la riforma costituzionale poi abrogata; fu quindi sostituito dalla legge attualmente in vigore, la cosiddetta legge Rosato.
È, come logica, simile anche ai sistemi elettorali che si adottano per l’elezione dei consigli comunali e dei consigli regionali.
Ci sono però pro e contro nell’adozione di questo sistema, che è diverso invece dagli altri sistemi elettorali che sono stati adottati per la Camera e il Senato, cioè la legge Mattarella e la già citata legge Rosato, che invece prevedono sempre una quota proporzionale mentre la parte maggioritaria del sistema elettorale consiste nella presenza di un certo numero di collegi uninominali in cui vale il principio per cui chi arriva primo vince.
In quel caso il premio è implicitamente prodotto dalle vittorie della coalizione maggiore in un certo numero di collegi uninominali, mentre invece nel caso del sistema attualmente proposto dal centrodestra, così come della Calderoli e dell’Italicum, il premio è esplicitamente attribuito sulla base del totale dei voti ricevuti a livello nazionale e viene conferito sotto forma di un blocco di seggi.
Quale calcolo politico si intravede dietro questa legge elettorale?
Rispetto alla legge Calderoli e all’Italicum, inoltre, questa proposta prova a risolvere – ma non è detto che sia in condizione di farlo – il problema derivante dall’esistenza di due Camere che hanno identici poteri e che devono però essere elette distintamente l’una dall’altra.
Uno dei problemi della Calderoli era che attribuiva un premio certo, pari appunto al 55%, cioè che portava la prima coalizione al 55% alla Camera, mentre invece al Senato, siccome i premi erano distribuiti regione per regione, non era detto che la stessa coalizione avesse una maggioranza.
L’Italicum poteva risolvere questo problema perché era stato concepito in combinazione con il superamento del bicameralismo perfetto e la sottrazione al Senato del potere di conferire e toglierе la fiducia al governo.
Questa ipotesi del centrodestra presume invece di poter aggirare il problema usando un sistema identico per Camera e Senato che funziona solo se – come è prevedibile, ma non possiamo escludere che accada il contrario – la stessa coalizione ottiene la vittoria sia al Senato sia alla Camera.
Qui c’è anche un possibile dubbio di costituzionalità, su cui però non ho competenza per esprimermi.
Quali sono i pro e i contro di questa proposta di legge elettorale?
Rispetto ai sistemi elettorali simili, cioè alla Calderoli e all’Italicum, il progetto attuale presenta qualche miglioramento e anche alcuni limiti inevitabili.
Va detto che, rispetto alla legge Calderoli, tenendo conto delle censure che la Corte costituzionale ha espresso proprio su quella legge, stabilisce una soglia sotto la quale il premio non scatta: è pari al 40 per cento se c’è una coalizione che ottiene questa percentuale al primo turno, ma può scendere al 35 per cento nel caso in cui ci siano due coalizioni che stanno tra il 35 e il 40 per cento e quindi si proceda al secondo turno di ballottaggio.
Inoltre stabilisce un tetto massimo all’attribuzione del premio.
Però attenzione, qui c’è un punto critico per il modo in cui è stata concepita la norma: mentre la Calderoli e l’Italicum stabilivano che comunque nel suo insieme la coalizione vincente non potesse ottenere più del 54-55% dei seggi, in questo caso la coalizione vincente può arrivare fino al 58-59%, quasi il 60% dei seggi.
Questo può essere un problema, anche un problema – per così dire – a doppio taglio: perché per un verso attribuisce alla coalizione vincente una quantità di seggi che la rendono sostanzialmente autosufficiente anche nell’elezione del Capo dello Stato; d’altro canto rende i partiti minori della coalizione vincente potenzialmente irrilevanti.
Un partito che, ammettiamo, abbia ottenuto il 4-5% dei seggi e stia dentro una coalizione che nel suo insieme arriva al 60% non ha più potere di veto: si può fare a meno di lui in decisioni sulle quali dovesse essere in disaccordo.
La legge viene fatta in nome della governabilità, che peraltro in questa legislatura c’è stata eccome. Quali sono i rischi che invece il prossimo Parlamento risulti più instabile, se la legge fosse approvata?
Uno dei pregi – ed è anche la motivazione di fondo che sta alla base di questa proposta del centrodestra – è che eviterebbe il rischio oggi molto elevato, stando alle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, di un sostanziale pareggio alle elezioni tra le due principali coalizioni.
Nel 2022 il centrodestra ottenne una maggioranza confortevole perché gli altri erano divisi e quindi vinse in quasi tutti i collegi uninominali.
Ma domani, se le intenzioni di voto rilevate dai sondaggi fossero corrette, potrebbe accadere che ciascuna coalizione conquisti all’incirca una metà dei seggi in palio nei collegi uninominali e dunque il risultato sarebbe indeterminato: ci troveremmo di fronte allo stallo, addirittura alla necessità di fare accordi tra componenti delle due coalizioni che di fronte agli elettori si sono presentate come radicalmente alternative.
Un ulteriore elemento positivo è che abbiamo appreso, dall’andamento delle intenzioni di voto rilevate dai sondaggi, che le due coalizioni sono talmente appaiate che, se si guardano con attenzione i dati delle singole società di rilevazione o anche nel loro complesso, capita che da una settimana all’altra l’esito – cioè chi vince e chi perde – risulti invertito.
Va inoltre detto che la competizione sarà sul formato complessivo della coalizione e anche sui candidati alla presidenza del Consiglio, ma i nomi dei candidati alla presidenza del Consiglio non saranno stampati sulle schede: saranno indicati in un documento firmato dai capi dei partiti che aderiscono alla coalizione, laddove si indica la candidatura che questi partiti sostengono.
Tale indicazione verrà sottoposta all’esame del presidente della Repubblica all’indomani del voto, dunque con una formula che è rispettosa delle prerogative del Capo dello Stato.
Sostanzialmente impone ai partiti di anticipare quello che sono chiamati a fare secondo la Costituzione all’indomani del voto, e questa anticipazione è in fondo giustificata dal fatto che si mette in gioco un premio per la governabilità.
(Estratto da Appunti)








