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Ecco che cosa non farà la Bce per l’Italia

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Estratto di un articolo della Reuters sulle valutazioni in corso nella Banca centrale europea sull’Italia

La Banca centrale europea non potrà andare in soccorso dell’Italia, nel caso in cui il governo e le banche dovessero fronteggiare una crisi di liquidità, se non nel quadro di un piano di salvataggio da parte della Ue.

Lo riferiscono a Reuters cinque fonti autorevoli a conoscenza delle valutazioni dell’istituto centrale.

I mercati finanziari hanno spinto verso l’alto — ai massimi da oltre quattro anni — il costo di finanziamento del debito pubblico italiano, dopo la presentazione della legge di bilancio del governo guidato da Lega e Movimento Cinque Stelle, che devia dal percorso di consolidamento strutturale dei conti pubblici previsto dalla regole europee.

La mossa mette a rischio la riduzione del rapporto debito/Pil, che per Roma è pari 130,2%.

Le fonti, presenti agli incontri del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale in Indonesia, sostengono che l’Italia potrebbe ancora evitare una crisi se il governo tornasse sui suoi passi, ma l’esecutivo non dovrebbe contare sulla banca centrale per ammansire gli investitori o sostenere i propri istituti di credito.

Questo perché le regole europee non consentono alla Bce di aiutare un Paese a meno che non abbia già concordato con l’Unione europea un “programma” di salvataggio, ovvero un piano di assistenza finanziaria in cambio di misure improntate al contenimento della spesa e riforme economiche impopolari, strada che il governo italiano ha già detto non voler percorrere.

Qualsiasi tentativo di aggirare le regole danneggerebbe la credibilità della Bce irrimediabilmente e minerebbe l’accettazione dell’unione monetaria nei Paesi creditori, come la Germania, hanno argomentato le fonti.

“E’ un test per far vedere che l’Europa e i suoi meccanismi funzionano”, ha detto una delle fonti. Se l’Italia decidesse di chiedere e accettare un programma di assistenza finanziaria, la Bce potrebbe acquistare sul mercato titoli di Stato italiani tramite lo strumento Outright monetary transactions (Omt), uno strumento messo a punto nel 2012 per arginare la speculazione sulla rottura dell’euro, mai utilizzato finora.

Un portavoce Bce non ha voluto commentare.Le fonti hanno avvertito che le banche italiane, le quali hanno in pancia 375 miliardi di euro di titoli di Stato nazionali, potrebbero essere il punto di rottura.

Questo perché utilizzano questi titoli come garanzia per ottenere liquidità dalla Banca centrale europea, tra cui circa 250 miliardi di euro di finanziamenti a lungo termine (Tltro).

Se l’Italia, come la Grecia, dovesse perdere il rating investment grade, i titoli di Stato italiani diventerebbero inutilizzabili per le regolari operazioni di finanziamento presso la Bce, che non potrebbe neppure includerli nel paniere di asset acquistabili nel quantitative easing.

Le banche italiane senza collaterale di buona qualità dovrebbero quindi richiedere una linea di credito di emergenza nota come Ela (Emergency liquidity assistance), fornita da Banca d’Italia, su autorizzazione della Bce.

“Ci sono alcune banche che sono in una situazione abbastanza buona, quindi non sarebbe qualcosa che chiederebbero tutte”, ha detto un’altra fonte.

Ma anche questo strumento potrebbe incontrare dei limiti dopo qualche tempo se le banche ne facessero un uso eccessivo e ne divenissero eccessivamente dipendenti.

(estratto di un articolo di Reuters; l’articolo integrale si può leggere qui)

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