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Regno Unito, perché riesplode la rabbia unionista a Belfast

Camera Dei Comuni

L’articolo di Daniele Meloni

 

“Sono profondamente preoccupato”. Con queste parole il Premier britannico Boris Johnson ha commentato le scene di violenza a Belfast, dove mercoledì la polizia è stata attaccata tra la zona a maggioranza protestante di Shankill Road e quella a maggioranza cattolica di Springfield Road. Un autobus è stato dato alle fiamme, ben 41 poliziotti sono rimasti feriti e anche un foto-giornalista è stato attaccato nei disordini. Disordini che hanno sconvolto l’Ulster nelle giornate pasquali e che hanno coinvolto giovani teppisti di età inferiore ai 14 anni.

La questione del Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) è sempre stata al centro delle trattative per la pace nell’Ulster sin dagli accordi del Venerdì Santo. La minoranza cattolica da sempre lamenta un trattamento diverso rispetto alla maggioranza lealista da parte della polizia, composta, in passato, prevalentemente dalla working class protestante. Così, dopo che Londra, Dublino e Belfast hanno portato avanti le negoziazioni per raggiungere il power sharing (2007) e una rappresentazione più equilibrata delle due comunità nelle forze di pubblica sicurezza e nei tribunali (la giustizia è altra questione spinosa), i protestanti si sono sentiti “traditi” per l’ennesima volta da Londra perché hanno dovuto rinunciare a ruoli e posizioni che avevano sempre ricoperto. Dato che l’Ulster è una delle province più depresse del Regno Unito un buon posto nelle varie diramazioni della PA e della pubblica sicurezza è un’ambizione per tante famiglie working class unioniste, ora sempre più disaffezionate nei confronti della Madrepatria.

Questa volta a fare da detonatore alla rabbia è stato il funerale di un simpatizzante repubblicano, Bobby Storey, tenutosi nel giugno 2020 in pieno lockdown, e, secondo gli unionisti, in contravvenzione con le norme anti-Covid. La decisione di archiviare il tutto da parte della Procura ha ribadito agli unionisti la nuova realtà di una Irlanda del Nord dove anche i cattolici fanno sentire la loro voce. E la faranno sentire sempre di più a quanto pare quando i risultati del censimento online che si è tenuto a marzo riveleranno, molto probabilmente, un sorpasso numerico dei cattolici nei confronti dei protestanti. Con una avvertenza: non tutti i cattolici sono separatisti e non tutti i protestanti sono unionisti. Bene rimarcarlo.

Le parole di Johnson – che ha, significativamente, espresso solidarietà al PSNI – hanno fatto eco a quelle della First Minister nordirlandese, Arlene Foster, che ha detto che “il vandalismo e i tentati omicidi non rappresentano l’unionismo”, e a quelle del Taoiseach irlandese, Micheàl Martin, che ha “condannato le violenze”. L’esecutivo nordirlandese si riunirà in giornata per ascoltare il report sui disordini e prendere decisioni, ma da parte dei partiti protestanti c’è una richiesta piuttosto pesante sul tavolo: la testa del capo del PSNI, Simon Byrne, la cui posizione è stata definita dal DUP e dall’UUP “insostenibile”.

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