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Regno Unito, chi nei Tories contesta Johnson per uscire dal lockdown

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johnson difesa

Il punto di Daniele Meloni

 

Che il partito Conservatore non sia mai stato tenero con i suoi leader era risaputo. Che la luna di miele tra il premier Boris Johnson e i suoi deputati era stata breve ma intensa, anche. Ma sulla lotta al coronavirus il povero BoJo sta vivendo come un povero San Sebastiano, trafitto da frecce che gli arrivano da ogni parte.

Ultima in ordine di tempo la lettera recapitatagli da 50 backbenchers del suo partito, che gli chiedono una rapida uscita dal lockdown imposto nel nord del Paese, affermando che con le misure di restrizione imposte dal Governo il divario economico e sociale di queste regioni si sta allargando sempre di più.

La lettera è firmata dal Northern Research Group e vede tra i più accaniti sostenitori delle richieste a Johnson l’ex ministro per la Brexit, David Davis, e l’ex ministro per la Casa, Esther McVey, deputata di Tatton nel Merseyside e leader dei Blue Collar Conservatives, il gruppo di Tories che fa lobbying a favore di politiche per la working class e che conta ben 160 membri alla Camera dei Comuni.

Johnson ha risposto subito affermando il suo impegno a riequilibrare le disuguaglianze nel Regno Unito, soprattutto quelle tra Londra e il resto del Paese. Ma il problema rimane. Il portavoce e presidente del neonato Group, Jake Berry, ha affermato di apprezzar le misure prese da Johnson e Sunak per sostenere finanziariamente gli imprenditori, ma teme che nelle constituencies vinte clamorosamente dai Tories lo scorso 12 dicembre il programma del Governo sia fermo e il levelling up – l’alzata di livello – promesso da Johnson in campagna elettorale possa restare lettera morta.

Ieri intanto anche la cittadina di Warrington – situata tra tra l’area della Grande Manchester e Liverpool nel Cheshire – è entrata nel livello 3 delle restrizioni causate dalla pandemia: ciò che significa che sarà vietato socializzare con componenti esterni al nucleo famigliare, pub e bar saranno costretti a chiudere, così come le sale bingo e i centri per le scommesse, mentre ai residenti è consigliato di non lasciare la città.

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