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Londra

Il Regno Unito rinuncerà ai capitali russi dopo la guerra in Ucraina?

Dopo la desinizzazione, assisteremo anche alla derussificazione del Regno Unito? Il punto di Daniele Meloni

 

Dopo la desinizzazione assisteremo anche alla derussificazione del Regno Unito? La domanda sembra legittima dopo l’esplosione del conflitto su larga scala tra Ucraina e Russia e l’annuncio – contestato – delle prime sanzioni nei confronti della banche russe e di 3 oligarchi vicini a Vladimir Putin.

Per anni il Regno Unito ha praticato una politica di attrazione dei capitali russi in fuga dalla Russia. Molti degli elementi stabilitisi nelle zone più esclusive di Mayfair, Londra erano in fuga dallo stesso Putin e hanno portato le loro faide sul territorio britannico. Il caso di Boris Berezovskij (l’oligarca cui Londra ha sempre negato l’estradizione trovato morto impiccato nel 2013) è emblematico, ma è stato dopo l’uccisione di Alexander Litvinenko e gli avvelenamenti di Salisbury nel marzo 2018 che i rapporti tra UK e Mosca sono stati definiti dall’allora ambasciatore russo a Mosca, Yakovenko, “ai minimi storici”.

Eppure, gli Abramovich, i Deripaska, i Doronin e i Temerko hanno per anni scorrazzato nella capitale e nel countryside inglese creando una fiorente economia che girava attorno alle loro attività. Personale di sicurezza privato (spesso ex militari in pensione), agenti immobiliari, studi di avvocati, facilitatori, agenzie di pubbliche relazioni e industria del lusso hanno tratto beneficio dai rubli portati in UK dagli oligarchi. I mediatori tra il nuovo establishment russo e quello britannico erano spesso personaggi dell’alta società come il Principe Michael di Kent, slavofilo e russofono, che faceva da trait d’union tra i nuovi arrivati e imprenditori e politici locali. Destò scalpore quando a Corfù sullo yacht del magnate dell’alluminio, Oleg Deripaska, vennero sorpresi sia Peter Mandelson, eminenza grigia del New Labour blairiano, sia George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere degli anni dell’austerity.

Ma tutto questo filava via senza alcun battito di ciglio e anche gli episodi più scabrosi come la morte per guasto del suo elicottero dell’avvocato Stephen Curtis – che svolgeva la sua attività per il gruppo Menatep, la banca privata attiva nella gestione delle ricchezze degli oligarchi – erano derubricati a casi di cronaca legata sì al Londongrad ma non tale da scuotere le fondamenta dello Stato britannico.

Poi è arrivata l’Ucraina e l’altro giorno Boris Johnson ha annunciato delle nuove sanzioni dopo il riconoscimento da parte di Putin delle repubbliche separatiste del Donbass e del Luhansk. “Troppo lievi”, hanno tuonato sia alcuni parlamentari Tory sia i Laburisti all’opposizione. Lisa Nandy, parlamentare del Labour di Wigan ha attaccato il governo, sostenendo che a 18 mesi dalla pubblicazione del “Russia report” della Camera dei Comuni, non ha ancora “fatto nulla per implementare le sue raccomandazioni” e che il partito Tory è finanziato dagli oligarchi. Così, con un lunghissimo thread dell’aprile 2021 ripostato ieri su Twitter ha sottolineato – con tanto di foto – i soldi donati dal patron di Aquind, Alexander Temerko ai Conservatori, quelli dati dalla moglie dell’ex ministro delle finanze di Putin, Chernukhin per potere accedere a cene e incontri con i leader del partito, il ruolo di advisor di Deripaska di Lord Barker, ex Minister per l’Energia di David Cameron. Tutte donazioni regolarmente registrate presso l’Electoral Office, ma che mettono pressione al governo per essere più duro nel sanzionare la Londongrad russa.

Il report dell’Intelligence and Security Committee della Camera dei Comuni definiva l’intromissione russa nella politica UK la “nuova normalità” e affermava che tutti i governi – siano stati essi laburisti o conservatori – hanno dato il benvenuto agli oligarchi e al loro denaro generando una “tensione inerente tra la sicurezza nazionale britannica e le loro attività sul suolo del paese”. La conclusione era ancora più preoccupante. “La difesa della tenuta del processo democratico in UK sembra una patata bollente di cui nessuna organizzazione o istituzione sembra volersi occupare”.

Boris Johnson e i suoi Ministri Wallace e Truss sono stati i più attivi nel condannare le manovre di Putin nell’Europa dell’est e nel sostenere sia i paesi baltici che l’Ucraina con mezzi e uomini. Ma ora si chiede al governo Tory di fare di più in casa sua per deoligarchizzare Londra.

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