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In Iran il regime è vicino al crollo?

Iran

Le proteste in Iran non hanno precedenti nella storia del regime islamico. Che cosa sta succedendo tra sciopero, manifestazioni nelle università e annunci sulla polizia morale

In Iran si sta arrivando al punto di non ritorno per il regime teocratico sfidato da 70 giorni da un movimento rivoluzionario che non ha precedenti nella storia della Repubblica islamica.

Indetti tre giorni di sciopero

I manifestanti, che, come sottolinea la Cnbc, si organizzano sempre più dal basso e comunicano, oltre che con i social, attraverso volantini e graffiti, hanno indetto domenica tre giorni di sciopero generale da far culminare mercoledì con una grande adunata in piazza Azadi (libertà) a Teheran in occasione della Giornata dello studente, tradizionalmente usata per raduni di massa.

Le serrate nel Paese

Già nel primo giorno di sciopero la serrata è stata generale. Come riferisce Reuters, rilanciata da Global News, i social sono stati inondati delle immagini dei bazar chiusi in grandi città come la stessa Teheran – dove, secondo l’AP, almeno un terzo delle botteghe erano chiuse – Karaj, Isfahan, Mashhad, Tabriz, Shiraz, ma anche in centri minori come Bojnourd, Kerman, Sabzevar, Ilam, Ardabil e Lahijan. Particolarmente alta secondo Iran International la partecipazione nella regione curda dell’ovest dell’Iran, dove sono documentate serrate in almeno 19 città.

Strade e università di nuovo piene di manifestanti

Si sono mobilitate anche le università, dove gli studenti hanno organizzato numerosi sit-in.
Al calar del sole, le stesse strade che apparivano deserte di giorno si sono riempite di manifestanti che hanno urlato i consueti slogan anti-regime e aspettato, in segno di sfida, l’arrivo delle forze di sicurezza. La prima neve ha favorito le proteste, in quanto ha reso difficili le operazioni dei corpi paramilitari abituati a intervenire in motocicletta.
Pare dunque che gli iraniani non abbiamo proprio prestato ascolto al monito lanciato il giorno prima dal capo dell’ordine giudiziario Gholamhossein Mohseni Ejei, che aveva minacciato provvedimenti contro chiunque avesse chiuso il proprio negozio o incitato altre persone a farlo.

Il caso del presunto scioglimento della polizia morale

I media di regime frattanto hanno ridicolizzato le redazioni dei giornali internazionali per aver equivocato su un presunto scioglimento della polizia morale, lo stesso corpo che ha fatto scattare la scintilla di questa rivoluzione dopo aver ucciso la ventiduenne Mahsa Amini perché mal velata.
Avevano infatti suscitato scalpore le dichiarazioni rilasciate giovedì dal procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri secondo cui la polizia della moralità sarebbe stata sciolta e la stessa legge sull’ obbligatorietà del velo sarebbe oggetto di revisione da parte della Commissione cultura del Parlamento. Dichiarazioni confermate da successive affermazioni dello stesso Montazeri che, oltre a chiarire che la polizia morale, che non rientra nelle competenze della magistratura, sarebbe stata sciolta “da chi l’ha creata” ossia il Ministero dell’Interno, ha precisato che i giudici “continueranno a monitorare il comportamento della società”.
I media di stato hanno prontamente smentito le parole di Montazeri, ribadendo che la polizia morale è un organismo che fa capo agli Interni, da cui non è pervenuto alcun segnale di conferma o smentita.

Cosa succederà domani a Teheran?

Dichiarazioni dissonanti fuoriuscite da questa nebbia della guerra tra regime e manifestanti fatta anche di propaganda, censura e blocchi di internet, che non hanno però diminuito l’intensità delle proteste, semmai il contrario.
Sarà interessante vedere cosa succederà domani a Teheran, dove, come ricorda Axios, è in programma un discorso ufficiale del presidente Ebrahim Raisi, in una città dove i manifestanti contano di lanciare un messaggio corale al regime nell’ennesima sfida all’ordine islamico.

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