I primi a manifestare per il No sono i leader della sinistra, di quel campo largo che, oltre alla difesa della “sovranità” del Venezuela di Maduro, accompagnato dalle stesse sigle già in piazza contro il blitz degli Usa di Trump (dall’Anpi alla Cgil) dando vita a un nuovo anti-americanismo, ora si compatta di nuovo contro la riforma della giustizia del ministro Carlo Nordio.
Accanto a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sabato prossimo a Roma, al Centro Congressi di Via dei Frentani, al lancio della campagna per il No, ci sarà anche Maurizio Landini. Il segretario della Cgil è stato protagonista di un presidio in cui ha difeso “Il presidente eletto dal popolo”, Maduro, a capo del regime comunista, con un forte strascico di tensione. A margine sono stati verbalmente aggrediti, come documenta il web, da partecipanti alla manifestazione cittadini venezuelani che al contrario festeggiano per la liberazione “dalla dittatura”. Alcuni, come scrive Il Foglio, stracciano anche la tessera Cgil.
Schlein ha ieri duramente condannato un grave episodio avvenuto ai danni della sede della Cgil di Primavalle dove sono state trovate tracce di fori di proiettili. Il clima, nel quale la premier Giorgia Meloni, in occasione dell’anniversario della strage di Acca Larentia con giovani del Msi uccisi dal terrorismo rosso, fa appello a “una vera e definitiva riconciliazione nazionale”, è acceso.
Ma in tutto questo come si inserisce il dibattito referendario sulla separazione delle carriere e un doppio Csm per eliminare la piaga delle correnti? La prima impressione è che mentre il comitato per il Sì, che dovrebbe lanciare la campagna il 20 gennaio, sta al tema della riforma e la stessa Meloni ha già specificato che non personalizzerà la consultazione, il cui esito quindi non sarà determinante per le sorti del governo, il campo largo invece la stia sempre più politicizzando come una delle tante campagne oltranziste, senza proposta alternativa, delle opposizioni contro il governo. Il responsabile delle Riforme del Pd, Alessandro Alfieri, mentre annuncia l’iniziativa di sabato ricorda che sarà un No contro tutte “le forzature del governo”, dalla giustizia al premierato alla riforma della legge elettorale. Ma il Pd e il centrosinistra hanno una spina nel fianco.
Mentre il comitato per il Sì riscrive sui social, anche utilizzando il volto del presidente dell’Anm, Cesare Parodi, il manifesto del comitato per il No, ricalcandone stile e impostazione grafica, smentendo innanzitutto che la riforma abbia lo scopo di assoggettare i magistrati alla politica, si prepara l’iniziativa di “La Sinistra che vota Sì” a Firenze il 12 gennaio. Ad animarla sono nomi di spicco della sinistra riformista, dall’associazione Libertà Eguale di Enrico Morando, Stefano Ceccanti (nella foto), Claudio Petruccioli, Claudia Mancina, a Anna Paola Concia e Cesare Salvi che interverranno. È previsto tra gli oratori anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera. È il costituzionalista, Stefano Ceccanti, vicepresidente di “Libertà Eguale” , ex deputato del Pd, a spiegare, in un’intervista pubblicata ieri, su Libero Quotidiano, il senso della manifestazione.
“Libertà Eguale che è sorta nel 1999 è sempre stata favorevole alla separazione delle carriere”, esordisce. Spiega: “Si tratta di un referendum in cui, per definizione, non c’è disciplina di partito né di coalizione. Non è quindi per nulla strano che una parte del Pd e del centrosinistra riaffermi un punto in cui ha sempre creduto, la separazione delle carriere come conseguenza logica del nuovo codice col processo accusatorio di Giuliano Vassalli (giurista, ex senatore del Psi di Craxi, ex ministro della Giustizia, ndr) di fine anni ’80”.
Prosegue Ceccanti: “Oltre alla nostra associazione sono impegnati per il Sì anche due partiti del centrosinistra, piccoli ma densi di elaborazione su questa materia, Più Europa e il Psi. Un terzo partito, Italia Viva, lascia libertà di voto ma mi sembra di vedere che la grande maggioranza dei suoi quadri sia per il Sì”. E ancora: “Fuori dal centrosinistra, ma comunque all’opposizione, sono per il Sì anche Azione e i Liberaldemocrratici. Tutte forze che alle Politiche saranno contrarie al centrodestra, ma che al referendum votano con convinzione sul tema specifico, rispettando il significato profondo di questo strumento di democrazia diretta”.
Quanto alle polemiche sulle argomentazioni del No, Ceccanti afferma: “Sono stupito che dei magistrati che dovrebbero ragionare sulle norme concrete parlino di subalternità al potere politico che la riforma produrrebbe quando non c’è nessuna norma nel progetto di revisione che possa essere citata in questo senso”. Conclude: “Quanto agli esponenti della società civile, li vedo a momenti ripetere questa teoria e a momenti la tesi opposta, secondo cui si creerebbe un super pubblico ministero perché separato. Posto che non si possono sostenere entrambe le tesi, se fosse vera la seconda dovrebbero allora proporre il ritorno al processo inquisitorio da cui discende la separazione. Ma si può dire che esso fosse più garantista?”.
Intanto, c’è attesa per quello che faranno altri esponenti Pd dell’area riformista, come Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, e lo stesso Goffredo Bettini, pezzo da 90 dei dem, che si sono detti favorevoli al Sì, pur, ha specificato Bettini, ancorandolo a un piano complessivo di riforme anche per il sistema delle carceri. Resta il fatto oggettivo che il Pd registra una significativa spaccatura che toccherà a Schlein gestire, anche se è impegnata al tempo stesso in una competizione interna con Conte per la leadership del campo largo. Gara che rischia di essere di estremismi destinati a incidere anche sul nodo cruciale della giustizia, politicizzando sempre più il referendum su temi che esulano dall’oggetto della consultazione.






