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Quanta deglobalizzazione ci sarà dopo la pandemia? Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

Cosa accomuna Greta Thunberg e Matteo Salvini? Apparentemente nulla. Anzi può dirsi che è difficile trovare due protagonisti dei nostri tempi più distanti fra loro per idee, modo di porsi, riferimenti culturali e sociali.

Mentre Greta parla e piace soprattutto alla “gente che piace”, potremmo dire al ceto medio e alto e alla élite liberal e cosmopolita; il target di riferimento di Matteo è decisamente più popolare e fatto di gente semplice legata alla tradizione, attenta ai problemi quotidiani e concreti.

L’una è una star e un’eroina in “positivo” dei nostri tempi, con la faccia pulita e di sani ideali; l’altro è invece un “truce” che interpreta e sollecita gli umori e i sentimenti meno nobili degli uomini: un “populista”, un “sovranista” e persino un “fascista” per i propri avversari.

Eppure, Greta e Matteo una cosa in comune hanno, forse non essendone nemmeno del tutto coscienti: hanno vinto la loro battaglia, almeno dal punto di vista ideale (da quello concreto Salvini è oggi invece, o viene fatto apparire come, un “isolato”).

Che l’abbiano poi vinta insieme, è un altro paradosso di questi nostri “anni interessanti” e vissuti sull’orlo del precipizio.

La vittoria consiste nel fatto che ciò a cui entrambi miravano, e che sembrava quasi impossibile in tempi brevi, almeno fino a pochi mesi fa, di colpo si è realizzato per il sopraggiungere di un evento che ha quasi imposto, con la sua forza, decisioni politiche in linea con i loro obiettivi.

Parliamo ovviamente della pandemia da Coronavirus.

Greta, in verità, aveva avuto già molto più di un endorsement dalla classe al potere, come dicevamo, e aveva anche incassato degli impegni ufficiali. Ma come si sa il passaggio dalle parole ai fatti è sempre difficile, tanto più quando si propone addirittura un nuovo modello di sviluppo che esige da chi ne è coinvolto un cambiamento radicale di abitudini e stili di vita.

Un obiettivo quello di ridurre sensibilmente nel giro di pochi lustri le emissioni nocive nella biosfera che a molti era sembrato da subito troppo ambizioso, e anche sfacciatamente “ingegneristico” a fronte di evidenze tutte da verificare.

Tuttavia che un evento esterno potesse ridurre drasticamente quelle emissioni, quasi azzerandole, nel giro di poche settimane, questo non era dato a nessuno immaginarlo. Eppure, è accaduto: il traffico aereo, considerato iperinquinante, è stato quasi sospeso, e molte compagnie, anche le più importanti, sono ora sull’orlo del fallimento; e le persone, costrette all’isolamento, hanno quasi del tutto limitato l’uso delle macchine private per non dire dei mezzi pubblici.

Che poi questo non abbia inciso, come sembrerebbe, più di tanto sull’inquinamento atmosferico rilevato, è un’altro discorso che pure andrebbe prima o poi affrontato.

Quanto a Salvini, anch’egli potrebbe ben dire: “Troppa grazia, sant’Antonio!”: voleva che i confini nazionali fossero controllati, e sono stati messi sotto controllo addirittura i confini di casa; veniva considerato un “fascista” perché diceva che il tavolo di Bruxelles era truccato e ci danneggiava, e che l’Unione Europea copriva forti interessi nazionalistici dietro un’ ideologia solidaristica di facciata, e tutti hanno potuto verificare come effettivamente nella prima fase della diffusione dell’epidemia, quella in cui sembrava che solo noi fossimo gli “infettati”, gli altri Paesi, a cominciare dalla Germania, ci abbiano quasi letteralmente chiuso le porte in faccia; contestava la linea accondiscendente del governo in carica in Europa e si è visto i suoi rappresentanti riprendere tutte le sue battaglie “sovraniste” arrivando persino a sbattere forte i pugni sui tavoli di Bruxelles e a dire, con il presidente del Consiglio, che avremmo fatto da soli; gli era stata contestata la richiesta dei “pieni poteri”, fatta in un momento di pura “follia” e con molta ingenuità politica l’estate scorsa, e ha dovuto vedersi “un uomo solo al comando” che decideva per tutti e al limite (credo passato abbondantemente) della legalità costituzionale.

Questa è la storia delle ultime settimane: i cento giorni dell’epidemia che cambiò il mondo. Oggi si può prevedere che nei prossimi mesi, man mano che l’emergenza rientrerà, vasti processi di deglobalizzazione si imporranno di fatto e il benessere economico generale difficilmente ritornerà al livello di prima. Ognuno potrà giudicare da solo quale modello di sviluppo economico sia preferibile e quanta globalizzazione e con quali modalità è per l’umanità politicamente (e moralmente) sostenibile.

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