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Che cosa non dice Putin sulla guerra all’Ucraina. L’analisi del generale Cuzzelli

Sanzioni Russia

Quali sono i veri obiettivi di Putin? E cosa celano i fallimenti delle operazioni militari della Russia in Ucraina? L’analisi del generale in congedo Giorgio Cuzzelli, docente in sicurezza e studi strategici all’Università Lumsa

 

La Russia si prepara all’attacco decisivo alla città di Mariupol. È scaduto l’ultimatum arrivato da Mosca alle forze ucraine asserragliate nell’acciaieria Azovstal. Sia i soldati dell’esercito ucraino che i combattenti del controverso battaglione Azov hanno ignorato tutti gli ultimatum e non si sono arresi.

Perché Mariupol è così importante

Mariupol è una città molto importante sia dal punto di vista mediatico sia da quello militare essendo un pezzo importante della scacchiera sul fronte meridionale. “Il possesso completo di Mariupol significa avere il collegamento tra Crimea e le enclave russe del Donbass – ha detto a Omnibus  (La7) il generale in congedo Giorgio Cuzzelli, docente in sicurezza e studi strategici all’Università Lumsa -. L’episodio dell’acciaieria nei fatti è poca cosa sotto il profilo militare perché Mariupol è già nelle mani dei russi. La resistenza nell’acciaieria non sta rallentando la presa della città perché è solo un episodio di resistenza all’interno di un complesso abitato che è già stato preso. La città e il suo entroterra sono state già prese dai russi, nell’acciaieria c’è questo nucleo di resistenza eroico che non intende cedere ma la cui importanza nell’economia generale è più simbolica che altro”.

La seconda fase della guerra

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in una lunga intervista esclusiva a India Today, ha annunciato l’inizio di una “fase successiva” dell’operazione speciale. “Dopo una prima fase in cui non si erano ben capiti gli obiettivi adesso hanno riarticolato il loro dispositivo e l’obiettivo sembra abbastanza evidente: con un movimento a tenaglia da sud e da est chiudere le forze ucraine che proteggono il Donbass per eliminarle dalla lotta – ha aggiunto Cuzzelli, generale di brigata dell’Esercito -. Quelle che sono schierate a ridosso del Donbass sono le forze più efficienti, la parte più moderna dell’esercito ucraino. Quello che gli ucraini hanno usato sinora per proteggersi sono gli uomini della guardia nazionale. Invece la parte nobile, reattiva, maggiormente incisiva del loro ridotto strumento militare era già schierata dal 2014 alle spalle del Donbass ed è quella che i russi intendono eliminare in modo da togliere di torno qualunque minaccia alle loro azioni successive”.

Gli obiettivi di Putin: impressionare l’Occidente

Nel corso del conflitto si è molto dibattuto sulla strategia militare della Russia, arrivando a dubitare della tattica messa in campo dall’Armata rossa. “Bisogna chiedersi quale sia l’obiettivo di Vladimir Putin in questa vicenda e io comincio a dubitare che l’obiettivo sia l’Ucraina, l’obiettivo mi sembra sia quello di dare un chiaro segnale all’Occidente – spiega il prof. Cuzzelli -. Un segnale che passa attraverso un conflitto di attrito dal quale i russi in qualche modo sono convinti di uscire, nel lungo termine, vincitori sfruttando la loro incredibile capacità di resistenza che gli è riconosciuta dalla storia”.

Errori o scelte volute?

L’obiettivo della guerra in Ucraina, quindi, non sarebbe l’Ucraina ma far capire ai vicini di casa (UE e Nato) come comportarsi nei pressi dei loro confini. “Le modalità attuative che abbiamo visto sinora lascerebbero perplesso uno studente del primo anno di scuola di guerra di un qualunque esercito – ha sottolineato il generale Cuzzelli -. Quelli che appaiono essere degli errori assolutamente clamorosi non li avrebbe commessi un sottotenente di prima nomina dell’esercito italiano nel 1980 appena uscito dalla scuola truppe corazzate di Caserta. Non si attacca un centro abitato con i carrarmati in fila, non si attacca una nazione lasciando le sue città completamente illuminate di notte. La prima cosa che si fa si azzera l’energia elettrica mettendo tutti al buio. Abbiamo fatto così a Belgrado nel 1998 e abbiamo fatto così a Tripoli nel 2011. Se si attacca un paese si bloccano i trasporti, invece il traffico ferroviario è continuato, addirittura quattro Primi Ministri del gruppo Visegrad sono arrivati in treno. Allora è evidente che qui o qualcuno sta facendo la guerra con il freno a mano tirato o le finalità ultime ci lasciano fortemente perplessi. Perché è vero che l’armata rossa non è più quella di una volta, è vero la Russia non è più quella di una volta ma che si siano tutti contemporaneamente instupiditi mi sembra strano”.

La guerra economica dell’Occidente

La prosecuzione dello sforzo bellico nel lungo termine dovrà confrontarsi con la capacità delle sanzioni economiche di colpire realmente la Russia. “L’Occidente ritiene che attraverso la guerra economica si riesca a fermare la guerra combattuta, la Russia è convinta che con le proprie risorse si riesca a superare questa fase di stallo determinata dall’offesa economica dell’occidente – ha aggiunto il generale Cuzzelli -. Le stime da un lato ci dicono che le sanzioni stanno avendo un effetto molto relativo, dall’altro ci dicono che invece le sanzioni andranno a colpire l’Occidente. Che sia proprio questo l’effetto desiderato da Putin? Io non voglio a tutti i costi evocare un genio del male e non voglio evocare complotti, non sono un cospirazionista però il modo di agire dei russi soprattutto sul terreno, avendo a che fare con dei professionisti, mi lascia perplesso”.

Ucraina pedina di un gioco più grande

L’obiettivo politico strategico di Putin vedrebbe l’Ucraina come pedina di un gioco molto più grande che sarebbe lo scontro tra la Russia e l’Occidente. “Quello scontro è già cominciato a Monaco nel 2007 quando Putin ha apertamente accusato gli USA e l’Occidente di voler imporre un ordine mondiale che alla Russia, per tutta una serie di ragioni, non sta bene – ha spiegato Cuzzelli -. Se queste sono le premesse allora tutte le incongruenze che abbiamo visto in questa guerra trovano una giustificazione. Ma siamo in presenza di una enorme palla di cristallo che stiamo cercando di scrutare per capire”.

Le ragioni della guerra

Nel corso della sua intervista il ministro degli Esteri russo Lavrov ha sostenuto che ad accendere la miccia del conflitto ucraino sia stato l’allargamento delle istituzioni atlantiche e europee. “È una tesi che dal punto di vista internazionale, dal punto di vista dei diritti umani e del diritto di autodeterminazione dei popoli, non sta in piedi, nel senso che ogni nazione ha diritto a decidere del proprio destino e del proprio sistema di alleanze – ha continuato il docente della Lumsa -. È evidente che in un quadro di equilibri internazionali sia necessario tenere conto delle ragioni dell’altro ma anche l’altro deve capire quando è il momento di fermarsi e mi sembra evidente che la Russia non abbia capito quando era il momento di fermarsi”.

Gli errori militari dell’Armata rossa

La strategia di Putin ha commesso, però, alcuni errori di valutazione. “Gli insuccessi militari subiti non erano voluti. Loro erano convinti di entrare a Kiev come i nazisti sono entrati a Vienna nel 1938, tra due ali di folla festanti che sventolavano bandierine – ironizza il prof. Cuzzelli -. Sono caduti vittima del primo difetto degli analisti che è quello di innamorarsi delle proprie opinioni e cercare conferma alle proprie opinioni. Secondo problema, l’Armata rossa non è quella che abbiamo visto l’8 maggio del 1945 ma è molto diversa e soffre di tutti i problemi della vecchia armata rossa: 20 anni di modernizzazione putiniana non hanno cambiato un esercito che ha scarsa autonomia, un’efficienza tutto sommato molto limitata e una capacità manovriera che si limita a grandi concentrazioni di massa e di fuoco. Vorrei ricordare a tutti che la marina da guerra russa si è persa un sommergibile perché un siluro scaduto gli è esploso in camera di lancio. È la stessa Russia di Chernobyl, in cui un tecnico giovane e impreparato controllato da un sovrintendente ubriaco a sua volta alle dipendenze di un dirigente di industria che non voleva compromettere la sua carriera e ha causato il disastro nucleare più grande d’Europa. Questa è la Russia, non dobbiamo stupirci”.

Armi nucleari: gli strumenti di pressione ucraini

“La Russia non sta valutando la possibilità di utilizzare armi nucleari in Ucraina”. Questa rassicurazione arriva dal ministro Lavrov che nella sua intervista ribadisce che la Russia vuole impiegare esclusivamente armi convenzionali. “Putin è perfettamente razionale, lui e il suo cerchio magico e non è nel loro interesse usare l’arma nucleare – aggiuge il gen. Cuzzelli -. A qualcun altro può convenire che la Russia commetta un’immensa sciocchezza del genere, questo è il punto”. L’Ucraina continua a evocare lo spettro del nucleare per fare in modo che l’Occidente intervenga in modo più concreto. “L’allarme viene evocato dagli ucraini e può essere interpretato come uno strumento di pressione sull’Occidente e mantenere la guerra nel recinto convenzionale – conclude il generale -. L’interesse ucraino è che la Nato intervenga attivamente al suo fianco contro la Russia ma l’Occidente è ben consapevole di quali sono i rischi di una mossa del genere e si guarda bene dal farlo”.

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