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Quale sarà l’effetto Putin per Ue, Svezia e Finlandia

Ius Scholae

Il taccuino di Federico Guiglia

L’Europa è già alle prese con gli effetti della guerra in Ucraina arrivata al cinquantesimo giorno: difesa, diplomazia, economia, tutta la “grande politica” dell’Unione è costretta a un rapido cambiamento. Mettendo fine alla storica neutralità, Svezia e Finlandia scoprono che è difficile restare equidistanti con l’ombra di Putin che s’allunga e accelerano le loro richieste di entrare nella Nato.

Ma anche l’avvertimento di Mosca a Helsinki non si fa attendere e si coglie nello spostamento di mezzi militari russi al confine finlandese.

Non è il solo contraccolpo frutto di un equilibrio geopolitico che si è frantumato col conflitto. Nelle stesse ore Kiev considera “persona non gradita” il presidente della Repubblica tedesca, Steinmeier, che deve rinunciare a una visita di solidarietà con i presidenti di Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia nella capitale ucraina. Il fatto è che Zelensky ha la memoria lunga e non perdona al presidente tedesco la politica filo-russa da lui perseguita quand’era ministro degli Esteri. In particolare il sostegno -ritirato da Steinmeier solo allo scoppio della guerra- al Nord Stream 2, il gasdotto russo-tedesco ora bloccato. Zelensky considera l’energia di Mosca all’Occidente come la fonte principale di finanziamento per Putin e le sue bombe.

Proprio per affrancarsi da una dipendenza sempre più insidiosa, Draghi è volato ad Algeri — prima tappa di missioni energetiche dell’Italia in Africa — per aumentare le forniture di gas che taglieranno di quasi un terzo quelle tuttora ricevute da Mosca.

Per ritrovare la sua autonomia, l’Europa cerca nuove strategie in ogni campo, mentre l’Ucraina denuncia che 500 mila suoi cittadini sono stati portati con la forza in Russia e i satelliti confermano che Putin ammassa soldati a est. Per la prima volta gli Usa promettono artiglieria pesante a Kiev. “Nessuna possibilità di cessate il fuoco”, dice il segretario generale dell’Onu, Guterrez, ammettendo l’impotenza.

Ma la battaglia finale che si combatte Mariupol, città chiave nei piani del Cremlino per unire la Crimea al Donbass, prescinde dallo scenario europeo che si va intanto delineando. Nell’attesa di una tregua che non arriva, l’Ue comincia a ridefinire il suo ruolo nel mondo. Aiutare l’Ucraina è la priorità: accogliere i rifugiati e sostenere con armi chi in patria resiste all’invasore. Ma poi la difesa e poi l’energia.

L’Europa divisa e inerte di prima della guerra già non c’è più.

Pubblicato su Il Giornale di Vicenza

www.federicoguiglia.com

 

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