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Qual è il vero ruolo di Colao?

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Vittorio Colao

La creazione del comitato di esperti presieduto da Colao è una “prova tecnica” per un cambio di leadership governativa? L’intervento di Stefano Masa

Dalla dichiarazione dello stato di emergenza internazionale da parte dell’Oms a causa dell’epidemia da Covid-19, e dal conseguente e successivo proclamato atto – del nostro Governo – a tutela dell’intero territorio nazionale, il trascorrere delle settimane si è caratterizzato per la sottoscrizione dei vari Decreti (divenuti più noti come Dpcm – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) anticipati e commentati nel corso delle consuete conferenze stampa.

Il “considerato”, la “ravvisata”, la “rilevata” ed infine il “ritenuto” sono diventate forme abitudinarie per introdurre il testo che, di volta in volta, il Governo ha stabilito rendere attuativo nel paese. Ma proprio quanto si può leggere dalla consultazione del recente Dpcm del 10 aprile (Istituzione del Comitato di esperti in materia economica e sociale) deve in qualche modo far riflettere:

“Considerato che le principali misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica Covid-19, previsti dai citati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, hanno imposto la sospensione delle attività economiche e produttive del Paese, la chiusura degli esercizi commerciali, la sospensione delle attività didattiche, culturali e sportive, nonché la limitazione della libertà di circolazione dei cittadini e, più in generale, una situazione di lockdown del Paese;

Ravvisata quindi, la necessità di prevedere tempestivamente le misure necessarie per la ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, culturali, economiche e produttive, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali, che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza epidemiologica Covid-19;

Rilevata la necessità, a tal fine, di doversi avvalere del costante supporto multidisciplinare di autorevoli esperti con elevate e qualificate competenze ed esperienze professionali in diversi settori;

Ritenuto, pertanto, di dover procedere alla istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un Comitato di esperti per la suddetta finalità fino al termine dell’emergenza epidemiologica Covid-19“.

Dal punto di vista formale e sostanziale nulla da obiettare. Ma nasce spontaneo il quesito: non era possibile trovare questi “esperti con elevate e qualificate competenze ed esperienze professionali in diversi settori” all’interno dell’attuale compagine di Governo? Con tale scelta (esterna) l’esecutivo ha agito – de facto – certificando un’assenza oggettiva (interna) di tali personalità. Anche se in molti potrebbero commentare che si tratta di una “prassi”, sulla base delle attuali e numerose frammentazioni interne alla maggioranza, questo delegare il compito a terzi (con ovvia autorizzazione finale del Premier), facilita un possibile smarcamento del Governo in vista di eventuali errori in ottica di Fase 2 che, tenuto conto delle polemiche finora raccolte, non è cosa da poco. Inoltre, la scelta intrapresa, implica un serio rischio in termini di credibilità: scegliere altrove, sembra possa avallare un’ammissione di colpa, per gli (eventuali) errori finora compiuti.

Oltre a queste considerazioni, è ipotizzabile, che tale decisione, possa rappresentare una sorta di exit strategy in vista di un potenziale rimpasto politico o, caso estremo, formazione di un nuovo esecutivo. Appare ovvio come, il successo di questa task force, catalizzerebbe l’attenzione dei vari osservatori internazionali (soprattutto presso le sedi europee). Il merito verrebbe attribuito ai singoli tecnici o all’attuale Premier? Nonostante la lungimiranza di quest’ultimo è scontato il vantaggio a favore dei primi.

Al momento, il nostro Governo, è seriamente impegnato a far valere le sue argomentazioni “pro-eurobond”. L’eventuale fallimento in sede di prossimo Consiglio europeo, come il potenziale downgrade o revisione di outlook in capo all’Italia a firma delle agenzie di rating (in primis Dbrs Morningstar), potrebbero minare le deboli fondamenta dell’esecutivo. Inoltre, la prossima diffusione dei dati economici, giocherà ulteriormente a nostro sfavore anche perché i tempi di ripresa saranno molto più lunghi rispetto a quelli di altre nazioni vicine.

In materia di nomine pubbliche, è opportuno evidenziare, l’attuale stallo in capo ad alcuni asset strategici del paese: un nulla di fatto, comprometterebbe l’azione dell’esecutivo in carica.

Pertanto: la creazione del nuovo “Comitato di esperti” al pari di una “prova tecnica” per un cambio di leadership governativa? Ancora qualche mese di attesa prima di leggere i prossimi decreti. Generalmente, i decreti di nomina del Presidente della Repubblica, sono più circoscritti e, sovente, limitati al solo «Considerato».

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