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Perché Trump snobba il patto di Macron con Microsoft, Twitter, Facebook, Google e Amazon

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Otto aziende tecnologiche tra cui Microsoft, Amazon e YouTube hanno firmato la Christchurch Call insieme con 17 governi nazionali e all’Ue. Ma per la Casa Bianca occorre rispettare prima di tutto “la libertà di espressione e la libertà di stampa”

Tutti d’accordo o quasi nel bloccare la diffusione di contenuti online legati al terrorismo: Microsoft, Twitter, Facebook, Google e Amazon hanno firmato il “Christchurch call”, il piano lanciato da Emmanuel Macron e dalla premier neozelandese Jacinda Ardern a Parigi dopo l’attentato avvenuto in due moschee in Nuova Zelanda. Mentre la Casa Bianca, per il momento, ha risposto picche.

UN PIANO IN NOVE PUNTI DELLE BIG TECH PER LIMITARE L’USO DEI SOCIAL AI TERRORISTI

I giganti tecnologici e i leader politici di tutto il mondo si sono riuniti a Parigi mercoledì scorso per impegnarsi ad affrontare la diffusione di contenuti terroristici online, dopo l’attentato di Christchurch di marzo. In un vertice organizzato da Macron e Ardern, aziende come Facebook, Twitter e Google hanno accettato di firmare la “Christchurch Call”, riferiscono Wall Street Journal e Bbc. L’impegno, in risposta al terrorista neozelandese che ha utilizzato Facebook per far rivivere parte degli omicidi delle 51 persone in due moschee, ha portato una sorta di patto tra i giganti della tecnologia che hanno anche concordato un piano in nove punti per lavorare in modo più collaborativo rispetto al passato al fine di combattere il problema.

OTTO AZIENDE TECNOLOGICHE, UE E 17 GOVERNI HANNO FIRMATO LA CHRISTCHURCH CALL

Più di un mese dopo l’attacco, tuttavia, i video erano ancora in circolazione online, a dimostrazione di quanto sia difficile per le aziende tecnologiche controllare la diffusione di tragedie virali. Per questo otto aziende tecnologiche hanno firmato la Christchurch Call, tra cui Microsoft, Amazon e YouTube, insieme a 17 governi nazionali e all’Ue. Ma manca un nome significativo dalla lista dei sostenitori: la Casa Bianca ha annunciato che non avrebbe firmato l’impegno per non incidere sulla libertà di parola.

ECCO PERCHÉ LA CASA BIANCA HA DECISO DI NON FIRMARE

La White House Office of Science and Technology Policy ha rilasciato infatti una dichiarazione in cui si afferma che gli Stati Uniti sostengono gli obiettivi della Christchurch Call, ma “attualmente non sono in grado di aderire all’approvazione”. “Continuiamo ad essere proattivi nei nostri sforzi per contrastare i contenuti terroristici online, pur continuando a rispettare la libertà di espressione e la libertà di stampa”, si legge nella dichiarazione, che aggiunge: “Incoraggiamo le aziende tecnologiche a far rispettare i termini di servizio e gli standard comunitari che vietano l’uso delle loro piattaforme per scopi terroristici. Affermiamo che il miglior strumento per sconfiggere i discorsi dei terroristi sia” adottare “un discorso produttivo e quindi sottolineiamo l’importanza di promuovere narrazioni credibili e alternative come mezzo primario per sconfiggere la messaggistica terroristica”.

MACRON VUOLE IMPEGNI PIÙ CONCRETI DAGLI USA

Macron ha detto di voler ottenere “un impegno più concreto e formale” da Washington, ma evidenzia comunque come il sostegno degli Stati Uniti agli obiettivi generali sia un “elemento positivo”.

COSA STANNO FACENDO LE AZIENDE PER ARGINARE IL PROBLEMA

Tra i loro impegni, Facebook, Amazon, Google, Twitter e Microsoft hanno dichiarato che avrebbero aggiornato i loro termini di utilizzo per “proibire espressamente la distribuzione di contenuti terroristici e violenti estremisti” e sviluppato protocolli di crisi per rispondere a eventi emergenti o attivi come un attacco terroristico. Le aziende hanno dichiarato che si sarebbero anche impegnate a pubblicare “rapporti di trasparenza” sull’individuazione e la rimozione di contenuti estremisti violenti o terroristici. “Il terrorismo e l’estremismo violento sono problemi sociali complessi che richiedono una risposta di tutta la società. Da parte nostra, gli impegni che prendiamo oggi rafforzeranno ulteriormente il partenariato che i governi, la società e l’industria tecnologica devono avere per affrontare questa minaccia”, hanno dichiarato le aziende in una dichiarazione congiunta. Intanto, prima dell’evento di Parigi, Facebook ha annunciato che la sua funzione di streaming è stata bloccata.

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