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Perché Trump si è svegliato sul Covid-19

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Trump

Che cosa ha annunciato Trump per combattere l’epidemia da Covid-19 anche negli Stati Uniti

Forse anche Donald Trump si è reso conto che non è più il caso di divagare sul Covid-19. Da buon residente di Washington, d’altra parte, anche lui ha appreso ieri della scoperta di 10 contagiati e della successiva decisione del Sindaco della capitale federale di dichiarare lo stato di emergenza.

E non c’è solo Washington. Nella vicina New York il governatore Andrew Cuomo si è detto pronto a prendere misure “molto dure” dopo aver già istituito la prima zona rossa americana a tre chilometri dal centro della Grande Mela.

Dall’altra parte del Paese, a Seattle nello Stato di Washington, sono state invece chiuse le scuole per due settimane – prima città Usa a farlo ufficialmente – dopo che nelle aule è stato scoperto il primo caso. E a Washington sorgono le tre contee in cui la task force governativa contro il Covid-19 ha raccomandato “strategie di mitigazione” da adottarsi per trenta giorni.

È in questo contesto dove chi ignora tali segnali lo fa a proprio rischio e pericolo che la Casa Bianca sembra aver voltato pagina. Dopo aver alternato da un lato l’approccio muscolare del vicepresidente Mike Pence, delegato dal presidente ad affrontare al timone la lotta al Coronavirus, e dall’altro affermazioni e comportamenti al limite dell’irresponsabilità, il presidente ha deciso ieri di prendere finalmente il toro per le corna.

“Sono totalmente pronto ad usare i pieni poteri federali per affrontare la nostra attuale sfida del Coronavirus”: ha affermato Trump su Twitter prima di presentarsi davanti alle telecamere dello Studio Ovale e rivolgersi alla nazione in prima serata.

Davanti agli elettori incollati ai teleschermi, The Donald ha annunciato una serie di misure straordinarie che saranno immediatamente messe in campo per affrontare l’emergenza.

Il suo primo passo è stato firmare un memo in cui si danno disposizioni al segretario al Lavoro affinché provveda nel minor tempo possibile ad aumentare la disponibilità di respiratori per i reparti di terapia intensiva sparsi nel Paese.

Ha poi annunciato, in una notizia che era stata già anticipata dal segretario ad interim per la sicurezza interna Ken Cuccinelli, di essere pronto bloccare l’ingresso di tutti i viaggiatori provenienti dall’Europa.

Al vaglio del governo ci sono poi misure che vanno dal taglio del cuneo fiscale, ai congedi pagati per chi lavora a ore, ai prestiti agevolati per le Pmi sino agli aiuti alle compagnie aeree, alle società crocieristiche e al settore alberghiero.

Continua inoltre a tenere banco la proposta, avanzata già nel meeting di martedì tra esponenti dell’amministrazione e del Congresso, di ritardare il pagamento della dichiarazione dei redditi, con l’eccezione dei miliardari e delle grandi aziende. Durante un’audizione parlamentare, il segretario al tesoro Steve Mnuchin ha detto non solo che raccomanderà al presidente di approvare la misura, ma che a suo avviso essa potrebbe avere “l’impatto di far tornare oltre 200 miliardi nell’economia creando un grande stimolo”.

Tra le fila Dem, tuttavia, domina lo scetticismo nei confronti di un governo presieduto da un uomo che fino a pochi giorni fa negava platealmente la gravità della situazione.

Ecco dunque i leader dell’Asinello pretendere dall’amministrazione decisioni ben più drastiche, inclusa la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e lo stanziamento immediato di 40 miliardi di dollari da attingere dal fondo anti calamità a disposizione della Fema, la protezione civile americana.

E chissà se creare la concordia tra una classe politica presa alla sprovvista da questa emergenza epocale non si rivelerà più complicato dell’arginare la stessa…

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