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Perché sulla Libia Erdogan fa l’occhiolino a Trump

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Che cosa ha detto Erdogan sulla Libia. Le parole del Qatar. E la questione energetica

Prove tecniche di dialogo per una pacificazione in Libia grazie a un’intesa fra Turchia e Usa?

E’ quello che si chiedono gli osservatori del Paese africano dopo le ultime parole dell’uomo forte della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Ma la situazione in Libia al momento non appare del tutto pacificata, considerate le parole di sfida che arrivano dal Qatar, sostenitore della fazione anti Sarraj. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DETTO ERDOGAN SUGLI USA

Turchia e Stati Uniti potrebbero aprire una “nuova era” nei loro rapporti bilaterali dopo le tensioni degli ultimi anni attraverso la gestione della crisi e della futura transizione politica in Libia. Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in un’intervista alla tv di stato Trt, riferendo di una sua telefonata con l’omologo americano Donald Trump. Annunciando una prossima telefonata anche con il presidente russo Vladimir Putin, che in Libia sostiene il generale Khalifa Haftar contro il governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu di Fayez al-Sarraj, appoggiato da Ankara, Erdogan ha ribadito di non voler trattare con l’uomo forte della Cirenaica. “Haftar può essere escluso dallo scacchiere in qualsiasi momento, gli sviluppi sul terreno lo dimostrano”, ha sostenuto il leader turco, cercando dunque un dialogo con gli Stati Uniti, che hanno sempre sostenuto il governo di Tripoli riconosciuto peraltro dall’Onu.

LE PAROLE QATARINE

Ma la situazione in Libia è tutt’altro che pacificata dopo che Sarraj grazie all’aiuto della Turchia ha scacciato Haftar. Il generale libico Khalifa Haftar, a capo del cosiddetto Esercito nazionale libico sostenuto da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, “ha sempre preferito la violenza… è interessato al processo politico solo quando perde un round, solo per tornare alla carica”. Lo ha detto il ministro degli esteri del Qatar, Muhammad ben Abdel Rahman Al Thani, in una intervista rilasciata a Le Monde e ripresa oggi dai media panarabi.

IL RUOLO DEL QATAR

Assieme alla Turchia e a diversi paesi occidentali il Qatar sostiene il governo di accordo nazionale presieduto da Fayyez Sarraj. Il capo della diplomazia del potente emirato del Golfo si è espresso in occasione del terzo anniversario dell’avvio del blocco commerciale, economico, politico e diplomatico imposto al Qatar dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati. Secondo il ministro degli esteri del Qatar, da anni Doha sostiene che “il conflitto in Libia deve essere risolto con un processo politico e non con colpi di stato e aggressioni militari. Haftar ha sempre preferito la violenza. È interessato al processo politico solo quando perde un round, solo per tornare alla carica”. Per il responsabile della politica estera del Qatar, “la comunità internazionale deve rispettare il processo politico, all’interno del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite”.

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Mediterraneo orientale: Turchia, individuate sette aree per esplorazioni petrolifere

La Turchia ha individuato sette aree nel Mediterraneo orientale per condurre esplorazioni e trivellazioni petrolifere nel quadro dal memorandum d’intesa sulla demarcazione dei confini marittimi sottoscritto a Istanbul il 27 novembre 2019 con il Governo di accordo nazionale libico (Gna). Lo ha dichiarato il ministro dell’Energia turco, Fatih Donmez, in un’intervista rilasciata all’emittente “Trt Haber”. Donmez ha affermato che la Turchia ha finora completato sei studi di perforazione nel Mediterraneo orientale, mentre la nave di perforazione Yavuz sta conducendo una settima esplorazione nella zona di Selcuklu-1 a ovest di Cipro. Dnmez ha dichiarato che le procedure di perforazione turche rientrano in due categorie: le aree autorizzate dalla Repubblica turca di Cipro del Nord (Trnc) alla Turchia e le aree autorizzate dalla Repubblica turca a favore di Turkish Petroleum – la compagnia petrolifera nazionale turca. Turkish Petroleum ha gia’ fatto richiesta per poter perforare sette aree nel Mediterraneo orientale nell’ambito dell’accordo con la Libia. “La procedura legale richiederà quasi tre mesi e se non ci saranno altre offerte, Turkish Petroleum iniziera’ nuove attivita’ di perforazione in queste aree nei prossimi tre o quattro mesi”, ha affermato il ministro. Come ricordato da Donmez, la Turchia ha condotto per oltre 20 anni attivita’ di esplorazione e produzione di petrolio in Libia, ma tali attivita’ sono state interrotte nel 2011 a causa dell’esplosione della guerra civile. Secondo Donmez, con le recenti notizie positive dalla Libia, e’ possibile realizzare nuovi progetti infrastrutturali. “Gli appaltatori turchi conoscono bene la regione e attualmente due grandi aziende private turche stanno costruendo due impianti di produzione di elettricita’”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che i progetti potrebbero diventare operativi entro uno o due mesi

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