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Perché serve un accordo di libero scambio tra Ue e Londra parallelo alla Brexit

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Il commento di Carlo Pelanda

 

C’è un modo per rendere inavvertibile la Brexit: attivare subito un negoziato di libero scambio tra Ue e Londra, parallelo a quello di divorzio. Sul piano del commercio le merci circolerebbero senza dazi. Le aziende che stanno fuggendo dal Regno Unito per timore di vincoli all’export verso l’Ue resterebbero, evitandone la deindustrializzazione e la crisi occupazionale. I continentali continuerebbero a esportare nel sistema britannico, che è tra i clienti principali per Germania e Italia, senza problemi di dazi, ritorsioni e impoverimento della domanda.

In tale soluzione i mille dettagli del divorzio sarebbero affidati a una «camera di compensazione» con il compito di creare convergenze su norme, standard, bilanciamento del dare e avere residuo, ecc. Nessun attore economico si accorgerebbe della Brexit. La Scozia rinuncerebbe al referendum per l’indipendenza ora in studio, il confine irlandese e i suoi retroterra esplosivi resterebbero tranquilli, i britannici non dovrebbero più dividersi perché la differenza tra in e out sarebbe impercettibile. L’Ue avrebbe meno rischi da questa soluzione pragmatica.

Una Londra in frizione diventerebbe sia il garante nucleare dei Paesi nordici contro Mosca sia il centro motore per la ricostruzione post-Ue della Lega anseatica. Anche perché Londra dovrebbe mostrare una sua sfera di influenza per attutire la dominanza statunitense nei negoziati post Brexit di alleanza strategica. E ambedue avrebbero l’interesse di frammentare l’Ue per includere l’Eurasia occidentale nella sfera anglofona, depotenziando Francia e Germania.

Veramente Boris Johnson e Donald Trump potrebbero tentare questa mossa? Non escludibile. Potrebbe l’Ue franco-tedesca resistere? Forse, ma al prezzo di un conflitto atlantico impoverente, dove l’Italia e altri sarebbero destabilizzati da divisioni interne. Pertanto è incomprensibile che la Francia e la Commissione continuino a rischiare uno scenario conflittuale con Londra punendola per dissuadere la diserzione di altri.

Proprio un accordo rapido con il Regno Unito servirebbe a evitare pressioni frazioniste, in particolare quelle statunitensi, anticipando trattati di libero scambio tra Ue, Regno Unito e Stati Uniti, connessi con quelli canadese, nipponico, ecc., verso un reticolo di accordi che precorre un mercato integrato delle democrazie atlantiche e asiatiche e una convergenza tra dollaro, euro, yen e sterlina. Poiché tale prospettiva è interesse vitale dell’Italia, si raccomanda al governo di spingerla in sede Ue, chiamando la Germania in convergenza contro l’irrealismo francese.

(Articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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