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Perché Renzi fa sbroccare Conte. I Graffi di Damato

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Siamo al deterioramento progressivo di una maggioranza di governo che pure aveva l’ambizione di durare sino al 2023. I Graffi di Damato

Sono ormai ai materassi, direttamente o a mezzo stampa, tra indiscrezioni, retroscena e altro, Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Il quale peraltro è sorpreso sempre più di frequente dai fotografi, com’è accaduto nella cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte dei Conti, con lo sguardo obliquo, come se volesse proteggersi da chissà cosa o chi, o solo aspettasse da qualcuno segnali informativi sugli ultimi sviluppi delle polemiche che scuotono il suo governo e la maggioranza.

Sempre più lontano dal modello moroteo, che pure si era dato all’inizio della sua avventura politica per ragioni non foss’altro di conterraneità, essendo il primo pugliese approdato a Palazzo Chigi dopo lo statista democristiano ucciso dalle brigate rosse nel 1978, Conte ha lamentato pubblicamente la “maleducazione” di Renzi e delle sue due ministre, rifiutatesi di partecipare alla riunione del governo per l’approvazione del cosiddetto lodo sulla prescrizione, non essendo stato concordato col loro partito.

Articolato in una complessa distinzione tra assolti e condannati nei primi due gradi di giudizio, questo lodo è stato varato dal Consiglio dei Ministri e inserito, ma solo per ora, nel provvedimento più generale della riforma del processo penale, resa ancora più urgente dopo che è entrata il vigore il 1° gennaio scorso la sostanziale abolizione della prescrizione con l’arrivo della prima sentenza. Ma il pacco, diciamo così, potrebbe essere aperto in qualsiasi momento per estrapolarvi il lodo noto come “Conte bis” e caricarlo su un altro dei tanti convogli parlamentari in transito, fra Camera e Senato, su specifici problemi della giustizia: convogli nei quali i renziani viaggiano votando spesso con l’opposizione.

Se Renzi e i suoi sono “maleducati”, o “molestatori”, come li ha definiti il guardasigilli grillino Alfonso Bonafede senza spingersi tuttavia a qualche denuncia, visto che la molestia è pur sempre un reato, come gli ha sarcasticamente ricordato la capogruppo renziana alla Camera Maria Elena Boschi, l’ex presidente del Consiglio e ora leader di Italia Viva ha preso in giro Conte parlandone come del “genio della lampada”. E lo sfida continuamente a cercarsi davvero un altro socio della maggioranza fra i disponibili, “responsabili” e quant’altri del partito di Silvio Berlusconi. Che però, anche se ne avessero la voglia, peraltro smentita pubblicamente, avrebbero difficoltà serie a compiere un’operazione del genere lasciando a Renzi il monopolio – sia pure opaco, visto il suo sì al processo a Salvini per la vicenda della nave Gregoretti – della linea garantista minacciata dal giustizialismo dei grillini e da un Pd almeno a tratti subalterno.

In questa situazione è facilmente immaginabile il povero presidente della Repubblica con le mani nei capelli, di cui è ancora abbondantemente fornito, anche se i vignettisti non ancora lo hanno rappresentato così, essendosi per adesso limitati a scherzare  -come ha fatto Stefano Rolli sul Secolo XIX – con Renzi che scopre il gusto del “mojto” con Salvini, accomunati come sono dai grattacapi che riescono a procurano a Conte. Credo che Mattarella non sia rimasto molto rinfrancato dalla telefonata col presidente del Consiglio di cui è stata data notizia per sottolineare le preoccupazioni, non certo infondate, del capo dello Stato.

Siamo al deterioramento progressivo e forse inarrestabile di una maggioranza, quella giallorossa, che pure aveva l’ambizione di durare sino al 2023 e di gestire, peraltro, l’anno prima la successione a Mattarella al Quirinale, o la sua conferma.

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