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Perché preferisco la Germania alla Francia

di

Rcep Cina

La sigla rapida di un trattato commerciale tra Ue e Usa è vitale per gli interessi di Germania e Italia in quanto economie dipendenti dall’export e la posizione di Parigi potrebbe complicarla. Il commento di Carlo Pelanda

 

Chi scrive ipotizza che Emmanuel Macron abbia voluto anticipare la tassazione del 3% sulle aziende web statunitensi non per il gettito di qualche centinaio di milioni, ma per segnalare all’amministrazione Biden che per le future relazioni transatlantiche ci vorrà il consenso di Parigi e non basterà quello di Berlino. La Francia, infatti, è rimasta spiazzata dall’attivismo tedesco nel proporre, senza consultare Parigi, un trattato doganale euroamericano, perfino citando come riferimento quello tra Ue e Canada che abolisce il 99% dei dazi.

Pur leggero in relazione al formato del Ttip, sospeso nel 2016, un tale trattato consoliderebbe un sistema integrato euroamericano che ridurrebbe le chance di realizzazione del progetto di una sovranità europea francocentrica con mani libere nel confronto tra America e Cina. Tale sensazione è rinforzata dai contenuti del recente colloquio tra Macron e Xi Jinping che appare un segnale di autonomia nei confronti dell’America, pur non ostile ad essa.

Il punto: la sigla rapida di un trattato commerciale tra Ue e Usa è vitale per gli interessi di Germania e Italia in quanto economie massimamente dipendenti dall’export e la posizione di Parigi potrebbe complicarla non solo inserendo vincoli di protezionismo, superabili da compromessi e compensazioni, ma anche un criterio geopolitico. Pertanto lo scenario registra che si sta creando una situazione di oggettiva convergenza tra Roma e Berlino divergente dalla posizione di Parigi.

Se così, il problema andrebbe risolto attraverso diplomazia riservata intraeuropea per poi presentare un’Ue compatta nel negoziato con l’America, considerando che la trattativa non sarà semplice perché Biden non potrà rinunciare alla simmetria commerciale come già mostrato da Obama, morbidamente, e Trump, duramente. Ma i segnali francesi suggeriscono un piano B per dare più pressione a quello A: una cooperazione rafforzata tra Germania e Italia per gli accordi commerciali dell’Ue.

Tale cooperazione potrebbe essere arricchita da tre allineamenti geoeconomici bilaterali: 1) inclusione del Regno Unito nell’accordo commerciale euroamericano; 2) concordare nel trattato Ue-Usa la rinuncia all’applicazione di dazi come strumento di pressione (come ottenuto da Tokyo nell’accordo con Washington); 3) definire con l’America uno spazio concordato di relazioni commerciali con Cina e Russia. L’Italia è molto condizionata dalla Francia. Ma l’interesse economico italiano è lampante: la creazione di un’ampia “safe zone” politica per l’export darebbe impulsi formidabili alla crescita. Così per la Germania.

Carlo Pelanda

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