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Perché nel 2019 non si saranno sconvolgimenti geopolitici. Lo scenario di Pelanda

di

dazi

Il 2019/20 appare più stabile di quanto ora pensato pur restando il sistema in pericoloso disordine. L’analisi di Carlo Pelanda, analista e docente di geopolitica e geoeconomia

 

Nei (macro)scenari 2019 prevalgono o il pessimismo o la difficoltà di individuare una direzione dei mercati che deprimono l’individuazione delle opportunità anche da parte degli attori finanziari per cui orso o toro sono comunque occasioni di guadagno. Ciò è dovuto alla percezione di cedimento della razionalità politica combinata con l’aumento di possibili crisi nel mondo.

In sintesi, è diffusa la percezione che il globo traballi perché non ci sono né un prestatore di ultima istanza né un attore geopolitico di scala equivalente che lo ristabilizzi. Tale percezione è realistica: in effetti non c’è più un pilastro del mercato globale che ne contenga le oscillazioni rendendo la volatilità più un’opportunità che un problema. Tale ruolo fu svolto per decenni dall’America e dal 2008 al 2011 con il sostegno della Cina, motivo del G20, ma ora i due sono in guerra e l’America stessa si è ribellata al mondo da essa stessa creato.

Si apre un ciclo del disordine incontenibile? Il gruppo di ricerca dello scrivente ha voluto capire se la mancanza di uno stabilizzatore primario possa essere compensata da altri. Il risultato propone un’ipotesi ottimistica: per tutti gli attori politici rilevanti un aumento del disordine mondiale metterebbe in pericolo le loro nazioni e destini personali. Conseguentemente c’è un interesse comune a limitarlo e questo, pur in modi sub-ottimali, può agire come ri-stabilizzatore.

Scenario. La guerra tra America e Cina non terminerà, ma verrà settorializzata allo scopo di evitare crisi economiche distruttive per ambedue. Ciò rende probabile un compromesso sui dazi che aiuterà, indirettamente, Pechino a evitare l’implosione del suo sistema finanziario e a mantenere positiva la domanda globale. Trump, in vista della campagna elettorale del 2020, avrà interesse a ottenere vittorie comunicative senza scossoni eccessivi, cosa che favorirà compromessi tra America e Ue con effetto stabilizzante globale e sull’export europeo. La Brexit resta un’incognita, ma non è più una mina.

La questione iraniana resterà calda, ma è osservabile una tendenza a non incendiarla nell’ambito di una pausa delle frizioni tra America, Ue e Mosca, questa in grave difficoltà interna. La Fed potrebbe destabilizzare il globo, ma sta già segnalando che sarà più graduale nel rialzo dei tassi del dollaro per non farsi accusare di aver indotto una crisi.

Pertanto il 2019/20 appare più stabile di quanto ora pensato pur restando il sistema in pericoloso disordine. Per intanto, buona volatilità. Ma nel 2021 la ricostruzione di un pilastro globale sarà una priorità.

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