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Perché Mattarella è intimorito da Draghi. L’analisi di Galietti

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Se non nomina Draghi al posto di Conte, sarà il Quirinale a finire sotto accusa? Che cosa cambia in Italia e non solo dopo l”intervento di Mario Draghi sul Financial Times. L’analisi di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

In una scena politica intorpidita dall’emergenza Coronavirus, è soprattutto il tema dell’avvento di Mario Draghi a tenere banco a Roma (ma non solo). È arrivata l’ora di Super Mario?

Al momento si distinguono nitidamente due spinte.

Da una parte vi sono coloro che chiedono di nominare quanto prima Draghi al posto di Conte.

È un fronte piuttosto ampio, che abbraccia la totalità delle forze di opposizione e una fetta crescente di Pd.

Dall’altra parte, invece, vi sono diversi grillini e, soprattutto, i cattolici di sinistra del Pd.

Dario Franceschini, Graziano Delrio e Enrico Letta si sono tutti spesi, utilizzando tutte le tribune che la stampa mainstream concede loro. Non riesce difficile immaginare che queste stesse figure abbiano tempestato di telefonate Mattarella, chiedendogli di ‘non mollare’.

Con ogni evidenza, non è solo Giuseppe Conte che costoro difendono, bensì – soprattutto – la propria posizione di privilegio nell’attuale verticale di potere.

Tuttavia, il principale argomento utilizzato per puntellare Conte rimane il solito ‘evitare l’avvento delle destre’.

Si tratta di un ritornello che già prima dell’emergenza Coronavirus iniziava a mostrare la corda, e che ora non rientra tra le priorità degli italiani, ben più preoccupati dalla botta economica e dai problemi della ripresa.

E su questi aspetti la potenza e abilità di Draghi è fuori discussione – è bastato un suo autorevole intervento sul Financial Times per alimentare nuovo ottimismo sui globo-mercati di debito.

Dal momento che fare e disfare i governi rimane una prerogativa del capo dello Stato, è inevitabile interrogarsi sulle scelte di Mattarella nel futuro prossimo.

Chi scrive è convinto che Mattarella sia intimorito dalla figura di Draghi, che proviene da mondi sideralmente lontani da quelli dello stesso Mattarella – luoghi di difficile lettura per l’attuale inquilino del Quirinale.

Tuttavia, il lungo silenzio di Sergio Mattarella, solo in parte compensato da periodici dispacci dei quirinalisti, è esso stesso un segnale: il Quirinale sta prendendo le distanze dal Governo che ha chiamato a battesimo e lungamente sostenuto.

Mattarella certamente ha compreso che, dietro al crescente martellamento di chi chiede di rimuovere Conte e nominare Draghi al suo posto, vi è anche una aspra critica alla gestione del capo dello Stato. Per ora tale critica è perlopiù implicita, ma potrebbe farsi vieppiù esplicita.

Non scaricare Conte, in altre parole, potrebbe costare molto caro a Mattarella e compromettere la preziosa autorevolezza del suo ruolo.

Se infatti il capo dello Stato non crea quanto prima le condizioni per ‘dimissionare’ Conte, finirà che qualcuno chiederà a lui, Mattarella, di fare un passo indietro, con comprensibili imbarazzi istituzionali. E, si badi, sarebbe un film molto diverso dalle sparate dei grillini che nel maggio di due anni fa chiedevano a gran voce l’impeachment di Mattarella.

A chiedergli un passo indietro, stavolta, sarebbero the powers that be.

Altro che Rousseau.

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