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Perché Massolo (Ispi) sculaccia Nato e Usa sulla guerra energetica Turchia-Grecia

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Erdogan turchia grecia

Che cosa ha scritto l’ambasciatore Giampiero Massolo – presidente dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) – sulle tensioni Turchia-Grecia

 

“Non una parola o quasi da parte della Nato, che assiste passivamente all’aggravarsi del contrasto tra due suoi membri, Grecia e Turchia. Forse paralizzata da un atteggiamento di Washington oggi non troppo incline ad antagonizzare Erdogan, impegnatosi a contrastare la jihad e limitare Mosca in terra libica”.

È quello che ha sottolineato l’ambasciatore Giampiero Massolo – presidente dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) – su Repubblica analizzando le tensioni nel Mediterraneo Orientale e, in particolare, a quella che negli ultimi giorni era deflagrata come “politica delle trivelle” tra Grecia e Turchia.

Per Massolo, Grecia e Turchia si sono pericolosamente avvitate in un “power game” che sotto certi versi è conseguenza “dell’incompiuta delimitazione delle zone economiche esclusive dei paesi rivieraschi”.

ANKARA VUOLE ESSERE SNODO IMPRESCINDIBILE DELLE FORNITURE ALL’EUROPA

Ma la verità è un’altra e ha secondo Massolo, ora presidente di Fincantieri, due versanti. Il primo ha a che fare con l’energia e “riguarda l’interesse di Ankara di confermarsi snodo imprescindibile delle forniture energetiche all’Europa (e quello di Mosca di continuare ad esserne il fornitore inevitabile), contro i tentativi di fonti e rotte alternative poste in essere dall’Egitto”.

Il secondo ordine di questioni è di tipo geopolitico e concerne, secondo Massolo: “L’ambizione neo ottomana di Recep Tayyp Erdogan di determinare gli equilibri mediterranei e cercare spazi di influenza per l’islam politico che vuole guidare”.

Risiedono qui, e in particolare nell’accordo stretto a novembre tra Erdogan e il premier libico Sarraj, le radici di una bruciante sconfitta diplomatica per l’Europa.

L’INTESA TRA ANKARA E TRIPOLI INDEBOLISCE LA DIPLOMAZIA MULTILATERALE

Quell’intesa infatti da un lato “fornisce un ulteriore esempio del sostanziale indebolimento dei meccanismi multilaterali di gestione dei conflitti”. Dall’altro lato, ha del tutto marginalizzato l’Unione Europea, “potenza regolamentare e valoriale (ma) non a suo agio con l’assertività dei Paesi autoritari”.

La contesa nel Mediterraneo orientale segna insomma, a detta di Massolo, l’avvento di una nuova realpolitik.“Con Turchia e Russia interessate a cogestire spazi, in Libia, in Siria come nel Mediterraneo orientale” portando avanti una politica che mira esplicitamente a “escludere l’Occidente”.

Cosa devono fare i paesi europei in tale situazione? Massolo da un lato ricorda quel che è stato sottolineato da più parti ossia che la rotta energetica dell’Est Mediterraneo non si è rivelata l’alternativa promettente dei primi giorni, ed è tutt’al più una fonte alternativa “comunque non trascurabile per i nostri approvvigionamenti”.

Ciononostante, prosegue Massolo, essa continua a conservare tutto il suo “significato strategico e simbolico (in quanto) sancisce una ritrovata intesa pragmatica tra Israele ed Egitto (…) e rappresenta un argine, fondato in termini di diritto internazionale, contro gli eccessi di disinvoltura altrui”.

CONTIUARE A BATTERE LA VIA DELLA DIPLOMAZIA

Ecco perché Massolo – già direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) presso la Presidenza del Consiglio – suggerisce all’Unione Europea, e al nostro Paese in particolare, di continuare a battere la via della diplomazia. Gli interessi da perseguire sono molteplici. C’à la questione imprescindibile della diversificazione delle fonti, incoraggiati anche dalla nuove scoperte fatte dall’Eni in Egitto.

C’è poi da considerare che “un bacino Mediterraneo a cavallo tra Russia e Turchia, senza Europa né America né altri contrappesi, non è nel nostro interesse”.

IL NODO LIBIA

C’è infine il nodo libico dove davvero “stare da una parte sola rischia di esporci su fronte migratorio e di minorizzarci quando i negoziati tra le parti libiche finalmente si riavveranno”.

La conclusione di Massolo è dunque di puro buon senso quando afferma che la “politica delle cannoniere” porta solo sventura mentre “quella della diplomazia attiva a tutto campo può dare sempre buoni frutti”.

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