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Perché le liti Usa-Cina affondano la fiducia in Germania

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Germania

Che cosa mostra l’indice Zew in Germania, con gli ultimi dati in Europa su produzione industriale e disoccupazione

 

Che cosa succede in Germania? E’ quello che si chiedono da tempo analisti e addetti ai lavori. Gli ultimi dati confermano i timori di un rallentamento della locomotiva tedesca, per questo anche a Berlino gli esperti s’interrogano su effetti e scenari. Ecco dati e commenti.

L’indice relativo alle attese economiche in Germania è calato a -2,1 punti a maggio rispetto ai +3,1 punti di aprile, facendo nettamente peggio delle aspettative del consenso degli economisti a quota 5 punti. Invece l’indice riferito alle attuali condizioni economiche in Germania è migliorato da 5,5 punti dello scorso mese a 8,2.

CHE COSA SUCCEDE ALL’INDICE ZEW IN GERMANIA

Il calo dell’indice Zew sulle aspettative economiche in Germania, tornato in negativo a maggio, “mostra che i mercati finanziari continuano ad attendersi una crescita economica molto contenuta nei prossimi sei mesi”, ha spiegato il professor Achim Wambach, presidente dell’istituto Zew, secondo cui “la recente escalation della disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti aumenta l’incertezza sulle esportazioni tedesche, un fattore chiave per la crescita economica del Paese”.

IL COMMENTO DELLO STRATEGIST

Anche per uno strategist di Mps Capital Services il peggioramento dell’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania è stato causato principalmente dall’escalation della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. “Anche se gli analisti continuano ad essere fiduciosi sulle condizioni attuali, la prospettiva relativa al futuro” ha registrato un’inversione di rotta dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di aumentare le tariffe sui beni d’importazione cinese.

COME VA LA PRODUZIONE INDUTRIALE A MARZO

Ma è in tutt’Europa che le prospettive non sono positive. Lo scorso marzo la produzione industriale nei Paesi dell’Eurozona ha registrato una flessione dello 0,3% rispetto al mese precedente e dello 0,6% rispetto al marzo 2018. Lo ha reso noto oggi Eurostat. In Italia il calo è stato pari rispettivamente allo 0,9% e all’1,4%. Nella media dei 28 Paesi Ue la produzione industriale è diminuita dello 0,1% a marzo su febbraio, mentre è cresciuta dello 0,4% su base annua.

TUTTI I RAFFRONTI TRA STATI

A marzo rispetto a febbraio le maggiori flessioni si sono avute a Malta (-3,7%), in Grecia (-2,7%) e in Svezia (-2,3%). Mentre in Lituania, Danimarca e Slovacchia ci sono stati i risultati migliori (rispettivamente +3,5, +1,8 e +1,2%). Su base annua (marzo 2019-marzo 2018) ad andare peggio sono stati Portogallo (-7,9), Malta (-3,6) e Spagna (-3,4). Irlanda (+22,1), Polonia (+8,0) e Ungheria (+7,9) sono stati quelli che invece hanno fatto meglio.

ECCO GLI ULTIMI DATI SULLA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA

La disoccupazione è rimasta stabile a marzo al 5,3% nell’area Ocse, dove in quel mese si contavano 33,6 milioni di persone senza lavoro, 0,1 milioni in più rispetto a febbraio. Nell’area euro la disoccupazione è diminuita di 0,1 punti percentuali al 7,7%, il livello minimo dal settembre 2008. L’Italia è tra i Paesi che hanno registrato il calo più ampio (-0,3 punti al 10,2%), per quanto resti a uno dei tassi di disoccupazione più elevati tra i 36 Paesi industrializzati. In flessione di 0,3 punti anche il tasso dei senza lavoro in Irlanda (al 4,7%) e in Lituania (al 5,8%) e in calo di 0,2 punti la Spagna (al 14%).

IL CONFRONTO TRA PAESI

La Germania e’ stabile al 3,2% e la Francia resta all’8,8%. Per la Grecia è disponibile solo il dato di gennaio, che registrava un tasso del 18,5%. Al di fuori dell’Europa, la disoccupazione e’ aumentata di 0,2 punti in Giappone (al 2,5%) e di 0,1 punti in Corea (al 3,8%) e in Messico (al 3,5%), mentre e’ diminuita di 0,2 punti in Israele (al 3,9%). Il tasso e’ rimasto stabile a marzo sia in Canada (al 5,8%), sia negli Usa (al 3,8%). I dati più recenti, relativi ad aprile hanno registrato una flessione della disoccupazione di 0,2 punti negli Usa al 3,6%, il livello minimo dal dicembre 1969 e di 0,1 punti in Canada, al 5,7%.

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