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Perché la fiducia delle imprese in Germania sta cascando

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Germania pandemia

Tutti gli ultimi, pessimi, dati congiunturali che arrivano dall’economia della Germania. Fatti, numeri e commenti

 

Peggiora il clima di fiducia delle aziende tedesche. Ad aprile l’indice Ifo è calato a 99,2 punti da 99,7 di marzo (dato rivisto). Il sottoindice relativo alle aspettative per i prossimi mesi è sceso a 95,2 da 95,6 e quello sulle condizioni attuali è calato a 103,3 da 103,9.

Proseguono dunque i dati congiunturali negativi della Germania, come ha rimarcato nei giorni scorsi Start Magazine.

I MOTIVI DELLA FRENATA DELLA GERMANIA

L’elevato grado di aperture dell’economia tedesca, insieme all’esposizione a destinazioni a rischio, quali la Turchia, il Regno Unito, la Cina e, in misura inferiore, gli Stati Uniti frenano le vendite internazionali. Gli ordini industriali sono crollati di oltre il 4% nel mese di marzo, il picco più basso da gennaio 2017.

IL RAPPORTO COFACE

D’altronde il boom industriale più lungo degli ultimi trent’anni nella zona euro si è concluso lo scorso novembre. E le ripercussioni si percepiscono nel primo trimestre 2019, come sottolinea anche Coface: il commercio mondiale sta rallentando (previsione di Coface del 2,3%, dopo il 3% nel 2018), la crescita del pil a livello mondiale dovrebbe essere la più bassa dal 2016 (previsione del +2,9%, un calo di 0,3 punti rispetto al 2018), le imprese sono nettamente meno fiduciose e posticipano gli investimenti.

LE INSOLVENZE

Quest’anno, il numero di insolvenze dovrebbe aumentare in 26 paesi su 39 analizzati, rispetto ai soli 19 nel 2018. Non sorprende che le imprese europee siano le più fragili: Coface prevede infatti un aumento delle insolvenze del 3% in Europa occidentale e del 4% in Europa centrale e orientale. In Germania, il peggioramento della fiducia delle imprese del settore manifatturiero è stato più significativo rispetto ai suoi vicini.

I SETTORI CRITICI

Dopo il settore automobilistico, la cui valutazione in Europa, Nord America e America Latina è già stata declassata da Coface a inizio anno, ora tocca ai suoi fornitori di componenti che subiranno le conseguenze del crollo delle vendite di autoveicoli. La chimica ne risentirà particolarmente. L’attività delle imprese petrolchimiche è sensibile all’aumento dei prezzi del petrolio e dell’etano e all’evoluzione del quadro normativo e delle abitudini dei consumatori più interessati all’ambiente. Questa tendenza spinge Coface a declassare il settore della chimica a ‘rischio moderato’ negli Stati Uniti, in Germania e in Olanda, e a ‘rischio elevato’ in Francia, Regno Unito e Italia.

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