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Perché la Turchia di Erdogan imbarazza la Nato

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Erdogan

Sulla Nato sia la sfida di Macron che quella di Erdogan appaiono di corto respiro. Ecco perché. L’approfondimento di Federico Punzi di Atlantico Quotidiano

Sulla Nato sia la sfida di Macron che quella di Erdogan appaiono di corto respiro. Il reset con Mosca avanzato dal presidente francese nella sua intervista all’Economist è nato morto, non essendovi ancora le condizioni e, in ogni caso, dovendo essere Washington e, in subordine, Berlino a guidarlo. Quanto alla Turchia, Erdogan può alzare il prezzo, tirare la corda su questioni come l’S400, la Siria o la Libia, ma sa bene che il suo Paese è più sicuro dentro la Nato che fuori.

Certo, il Sultano, con la sua spregiudicata politica dei due forni, la ricerca di un’autonomia strategica, le sue ambizioni neo-ottomane sia verso l’Europa che verso oriente, rappresenta oggettivamente un dilemma per la Nato, e il presidente Trump non ha risparmiato nemmeno a lui una frecciatina: “Per quanto mi riguarda, mi piace la Turchia e vado molto d’accordo con il presidente e spero che sia un ottimo membro della Nato… o lo sarà“. Lasciando intendere, dunque, che ad oggi non lo è, ma dovrà esserlo.

L’ambiguità di Ankara in Siria non è con l’Isis, come sostiene Macron, ma con i gruppi islamisti vicini ad al Qaeda, in funzione anti-Assad e anti-curdi – anche perché si è vista abbandonata dall’amministrazione Obama su due questioni chiave per la sua sicurezza nazionale. Ma occorre distinguere: un conto è tenere testa alle bizze di Erdogan, contrastare il suo doppio gioco, un altro mettere in discussione la membership Nato della Turchia. Non si getta via un alleato strategico perché non ci piace il presidente attuale.

Trump sembra averlo capito e cerca di limitare i danni, Macron sembra non arrivarci. Bisogna provare a tenere la Turchia dentro giocando bastone e carota con Erdogan: magari passa, magari no, ma Ankara è un membro troppo importante per liquidarlo come sembra voler fare il presidente francese. Anche perché sulla questione curda, sul PKK, anche le principali forze dell’opposizione laica non transigono, oggi come ieri.

In realtà, a noi pare che Macron abbia semplicemente usato l’offensiva turca in Siria e il ripiegamento Usa come pretesto per evidenziare le difficoltà della Nato e dare forza al progetto di una difesa comune europea in alternativa ad essa, ovviamente guidata da Parigi. Il presidente francese però è finito in fuorigioco. Il suo passo falso ha fortemente irritato anche i tedeschi, aprendo lo spazio per un disgelo dei rapporti tra Washington e Berlino, che dovrebbero riprendere un lavoro comune a partire da un piano per il “giusto contributo” della Germania all’Alleanza.

Per il momento, infatti, almeno in questa prima giornata, Trump non sembra aver preso di mira Berlino come in altre occasioni.

(estratto di un articolo pubblicato su Atlantico Quotidiano; qui la versione integrale)

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