Ho iniziato ad interessarmi dell’Istituzione Giustizia 48 anni or sono quando mi trovai coinvolto in una ricerca sui meccanismi di reclutamento dei nostri magistrati. I contatti che ebbi con il personale della nostra Giustizia mi lasciarono molto perplesso al di là del tema del “reclutamento”. Sul reclutamento non potei fare a meno di notare che non veniva vagliata in nessun modo la capacità di”ragionamento logico” dei futuri magistrati come pure del tutto erratico era il periodo iniziale di due anni di “apprendistato” in cui il vincitore di concorso veniva affidato ad un magistrato anziano affinché apprendesse i “segreti” della professione. La proposta di istituire un corso di formazione pratico sul modello della école nationale de la magistrature francese (poi messa in opera dal Ministro Castelli nel 2006) risale a questa mia analisi del 1978 (cfr. Il reclutamento nel Ministero di Grazia e Giustizia, Roma, Poligrafico, 1978).
Questa esperienza iniziale ha attivato le mie antenne di “istituzionalista” indirizzandomi alla ricerca di possibili sintomi di dissonanza. Qui di seguito ne metterò in evidenza alcuni e cercherò di inferire da queste dissonanze le patologie di cui sono i sintomi. La prima grande dissonanza è riconducibile alla più generale categoria della “assenza di vincoli logici”. Si tratta del fatto (che risulta incredibile ai miei colleghi che operano al nord delle Alpi) che la motivazione delle sentenze vengono stese dopo che la sentenza esecutiva è stata emessa. La sentenza non è quindi il risultato di un ragionamento logico ma è piuttosto una giustificazione di una decisione non discutibile del “potere giudiziario”. La decisione di queste ore della Cassazione di modificare il quesito da sottoporre ai cittadini in occasione del prossimo referendum confirmativo è la riprova di questa arbitrarietà autoreferenziale. Non solo perché la decisione è stata presa ma le motivazioni non sono arrivate solo ex post ma anche perché si tratta di una decisione che smentisce la decisione della stessa Cassazione dello scorso 18 novembre 2025 con un ragionamento che ha poco a che spartire con la logica.
Che le decisioni della nostra Magistratura non siano vincolate dalla inflessibilità della logica trova riscontro in una prassi spesso riportata dai media. Mi riferisco al fatto che la richiesta di rinvio a giudizio da parte del PM non raramente, soprattutto quando è in gioco un personaggio illustre, viene sottoscritta da tutti i sostituti procuratori di una intera procura, ovviamente anche da sostituti procuratori che non hanno avuto la possibilità di studiare il caso ma che vogliono far sentire e pesare loro solidarietà al collega. La solidarietà di corpo fa aggio sulla logica.
Da istituzionalista continuo a trovare incredibili le motivazioni stese dopo la sentenza a giustificazione della stessa. Le motivazioni di una sentenza francese o tedesca difficilmente raggiungono la lunghezza di una pagina. Rationalität ist trocken (la ragione è arida). Le motivazioni/giustificazioni sopperiscono con la lunghezza (decine o addirittura centinaia di pagine) all’assenza di coerenza logica.
Lo spirito di gruppo dunque prevale sulla logica. L’analisi istituzionale mi costringe a a questo punto a porgermi una domanda: esiste un meccanismo che permette al gruppo di ignorare la logica e, quindi, un meccanismo che permette al gruppo di richiamare all’ordine quel singolo magistrato che osasse distaccarsi dalla volontà del gruppo affermando un proprio indipendente modo di pensare? Tale meccanismo esiste ed è il principio della “incompatibilità ambientale”. Il CSM (quell’organismo infestato dalle correnti) può trasferire quei magistrati che dovessero non conformarsi alle scelte del gruppo. Non mi sembra che in nessun Paese al nord delle Alpi sia possibile “trasferire” quel magistrato le cui scelte non si conformano all’opinione prevalente. La libertà di coscienza dove va a finire? Sarebbe interessante verificare quanto i singoli magistrati si sentono condizionati dalla potenziale minaccia di essere trasferito nel caso in cui non ci si volesse adeguare alla giurisprudenza prevalente.
La riforma che siamo chiamati a confermare con il prossimo referendum aggredisce proprio i pilastri su cui si fonda (a) la prevalenza del gruppo sulla logica e (b) il potere coercitivo del gruppo nei confronti dell’eventuale magistrato deviante. Questa riforma mette ciascuno di fronte alle proprie responsabilità, il PM è PM e non ha niente a che spartire con chi giudica, la Corte Disciplinare è cosa diversa dal CSM.
Non si può non accennare qui ad un ulteriore elemento che caratterizza la totale autoreferenzialità del nostro magistrato. Si tratta del downgrading del Cancelliere a Segretario. Al nord delle Alpi il Cancelliere è il garante della procedura. Da noi il garante della procedura non c’è più.




