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Perché la martoriata Spagna dirà no al Mes sanitario e l’Italia sì?

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Spagna, Portogallo e Grecia dicono “no grazie”: non abbiamo bisogno del Mes sanitario. Ecco tutti i dettagli

Come mai l’Italia con il governo giallo-rosso guidato da Giuseppe Conte è pronto – salvo superare qualche turbamento di una parte dei pentastellati – a ricorrere al Mes sanitario mentre la Spagna – martoriata come l’Italia dalla pandemia Covid-19 – è tutt’altro che intenzionata a invocare le risorse messe a disposizione del Fondo Salva-Stati?

E’ quello che si inizia a bisbigliare nella maggioranza di governo dopo le ultime notizie che stanno arrivando non solo da Madrid ma anche da Lisbona e da Atene.

Infatti Spagna, Portogallo e Grecia dicono “no grazie”: non abbiamo bisogno del Mes. Almeno per ora, i tre governi sono dell’idea che non è per loro necessario ricorrere alla linea di credito architettata dall’Eurogruppo con il Fondo Salva-Stati per avere risorse necessarie alla sanità anti Covid-19.

Si parla del prestito massimo del 2% del Pil da impiegare solo per le spese sanitarie dirette o indirette per il coronavirus, ma con una sospensione temporanea delle condizionalità per i Paesi che ne richiedono l’attivazione. Eppure anche la Spagna dice nada.

La ministra dell’Economia Nadia Santamaria: “Noi abbiamo buone condizioni di mercato e finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”, ha detto a Bloomberg Tv. Eppure, secondo i calcoli di Klaus Regling, direttore generale dell’Esm, le casse spagnole potrebbero risparmiare due miliardi in dieci anni.

Per la ministra delle Finanze spagnolo María Jesús Montero è “positivo che esista il Mes, ma in questo momento il Governo trova una buona accoglienza sul mercato del debito”.

Anche la Grecia dice no. Nonostante Atene sarà il Paese che subirà il contraccolpo economico più forte per il Covid, con un crollo del Pil del 9,7% nel 2020, l’esecutivo ellenico ha spiegato di non essere interessato al Mes, con il quale ha già in corso un rapporto destinato a durare fino al 2070, riferisce Huffington Post Italia.

Infine il Portogallo. Venerdì scorso il governo lusitano ha escluso la possibilità di ricorrere al Mes: “Le linee precauzionali sono destinate ai Paesi che incontrano difficoltà finanziarie sui mercati e il Portogallo, a causa degli aggiustamenti fatti negli anni passati, in questo momento ce l’ha, regolare e anche abbastanza favorevole. Ora, quindi, non sembra che l’attivazione di una linea di credito del Mes abbia senso”, ha affermato Ricardo Mourinho Félix, viceministro e segretario di Stato alle Finanze: insomma, “può essere utilizzato in situazione di necessità, ma non è questo il caso”.

Ha commentato su Italia Oggi Tino Oldani: “Piaccia o meno, il secco no a Regling di Spagna, Portogallo e Grecia costituisce una cartina di tornasole sulla vera natura del Mes. In base al trattato Ue che l’ha istituito, questo fondo può concedere prestiti soltanto con «rigorose condizionalità». E perché questa condizionalità non abbiano luogo, come ItaliaOggi ha spiegato nei giorni scorsi, non bastano le dichiarazioni politiche dell’Eurogruppo, o quelle dei commissari Ue, ma è necessario modificare il trattato. Il che richiederebbe l’unanimità dei paesi Ue, cosa oggi impossibile per l’ostilità di Germania e Olanda, paesi leader dell’austerità Ue, perciò fautori di un Mes gestito con severità, specie nei confronti dei paesi indebitati del Sud Europa”.

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