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Perché la banca centrale cinese allarga i cordoni della borsa

di

Cina

Export in calo, vendite fiacche e produzione in crescita ma ai minimi fanno correre ai ripari la banca centrale cinese che ha deciso un allentamento monetario. Ecco tutti i dettagli

CHE COSA HA DECISO LA BANCA CENTRALE CINESE

La banca centrale cinese ha annunciato un leggero calo di uno dei tassi di prestiti che le banche commerciali impongono ai propri clienti, una misura volta a sostenere l’economia in difficoltà nel mezzo della guerra commerciale con Washington.

IL NUOVO BENCHMARK

Il nuovo benchmark di prestiti bancari a un anno (LPR) è stato fissato al 4,2% contro il 4,25% ad agosto, ha affermato la banca centrale sul suo sito web. Mentre il LPR quinquennale rimane invariato al 4,85 per cento.

GLI OBIETTIVI DELL’ALLENTAMENTO

Un nuovo allentamento monetario ampiamente previsto dagli analisti dal momento che le esportazioni cinesi, pilastro della crescita, sono diminuite dell’1% in agosto (contro il +3,3% del mese precedente) e la produzione industriale è scesa ai minimi da 17 anni.

I DEPOSITI

All’inizio di settembre, la banca centrale aveva annunciato un calo dei depositi che le banche sono costrette a mantenere nelle loro casse, una misura che dovrebbe consentire loro di aumentare i prestiti alle imprese.

LA PRODUZIONE INDUSTRIALE

Segnali non entusiasmanti sono arrivati in agosto, quando la produzione industriale cinese è cresciuta del 4,4%, ai minimi dal dato registrato nel lontano 2002. A luglio era stata del 4,8 per cento. Ad agosto gli analisti stimavano un ottimistico aumento del 5,8 per cento.

LE VENDITE

Anche le vendite al dettaglio in Cina crescono del 7,5% annuo ad agosto, al passo più lento da aprile, dopo il 7,6% di luglio e contro il 7,9% atteso dagli analisti. In aumento del 5,7% il comparto mobili/arredamento (in frenata dal 6,3% di luglio), mentre il settore dell’auto crolla dell’8,1% (dal -2,1% del mese precedente), ha sottolineato giorni fa il Sole 24 Ore. Nei primi otto mesi dell’anno, le vendite sono salite dell’8,2% sullo stesso periodo del 2018.

I TIMORI

Per il premier Li Keqiang sarà «molto difficile» che la Cina nel 2019 possa crescere del 6% o di più nel 2019 in considerazione sia dell’alta base di partenza sia degli scenari internazionali complicati, pur conservando un passo «di prima linea tra le principali economie mondiali».

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