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Perché Kazakhstan e Uzbekistan cercano di smarcarsi un po’ da Cina e Russia

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Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgystan, Tajikistan e Turkmenistan stanno segnalando una nuova volontà di collaborazione tra loro, di autonomia sia dalla Russia sia dalla Cina e di relazioni più intense con Ue e Stati Uniti. Il commento di Carlo Pelanda, analista e saggista di geopolitica economica

 

Alla comunità d’affari italiana va segnalata la formazione di un nuovo mercato composto da Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgystan, Tajikistan e Turkmenistan. Queste cinque nazioni stanno segnalando una nuova volontà di collaborazione tra loro, di autonomia sia dalla Russia sia dalla Cina e di relazioni più intense con Ue e Stati Uniti.

Kazakhstan e Uzbekistan sono le nazioni chiave in questa parte mediana dell’Asia centrale, la seconda molto popolata (circa 40 milioni), ma senza know how mentre la prima ha una situazione inversa. Tra le due, fino a poco tempo fa divergenti, l’interscambio commerciale bilaterale sta crescendo di circa il 50%.

Da più di un anno i cinque si riuniscono senza invitare potenze esterne per risolvere i loro problemi di aggiustamento dei confini, di gestione delle risorse idriche e altri programmi comuni. In tutti c’è una crescente attenzione a darsi un ordine interno compatibile con gli standard occidentali.

Pechino e Mosca osservano con preoccupazione tale movimento. La prima sta perdendo la presa sulla regione perché ha ridotto gli investimenti infrastrutturali, suscitato ostilità per comportamenti impositivi e per la repressione degli Uiguri (islamici) nello Xinjian che ha mobilitato kazaki e kirghisi nonché i turcofoni. La seconda è il fornitore di sicurezza ai cinque, ha una politica attenta a mantenere l’area sotto il suo controllo, ma non ha le risorse per incernierarla in un mercato regionale russocentrico.

In sintesi, queste 5 nazioni stanno cercando di formare un’area economica che salti il condizionamento delle vicine Cina e Russia via aggancio a Ue ed Usa. Washington e Bruxelles stanno rispondendo positivamente, ma per la prima è difficile insediarsi nell’area. Ciò crea uno spazio per l’Ue per favorire il business europeo, considerando che quello italiano ha capacità particolari per intercettare la domanda di know how, consumi e progetti territoriali nell’area.

Ma tale opportunità richiede un’azione dell’Ue più attiva per facilitare il business. Il confronto tra America e Cina rende Ue e Russia terze, mettendole in difficoltà di posizionamento. Accettando una presenza europea nelle cinque nazioni la Russia potrebbe mantenere la sua. L’America, poiché tale mossa limiterebbe l’espansione cinese, non sarebbe ostile. E Ue e Russia potrebbero mostrare che non possono essere trattate come oggetto di conquista da Cina e America perché insieme influenzano la maggior parte dell’Eurasia, così inserendo un requisito multilaterale in una pericolosa tendenza neo-bipolare che sta destabilizzando il ciclo mondiale del capitale.

(articolo tratto da Mf/Milano Finanza)

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