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Perché in Germania torna l’ansia per Covid-19

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In Germania non sono più tanto i focolai di Covid-19 a preoccupare, se non per le polemiche su sistemi di sicurezza e igiene nei posti di lavoro. È piuttosto il lento diffondersi dei contagi sul territorio, con la difficoltà delle autorità sanitarie a rintracciare e seguire tutte le catene di contagio. L’approfondimento di Mennitti da Berlino

 

Di nuovo un focolaio in un campo agricolo della Baviera, con 174 lavoratori contagiati e 480 in quarantena, tre giorni consecutivi in settimana con i nuovi contagi attorno agli 800 casi quotidiani prima di un nuovo calo statistico domenica (“solo” 305), il tasso di riproduzione salito a 1,24. Sono i numeri che riaccendono l’ansia per il Covid-19 in Germania e che fanno impensierire gli esperti del Robert Koch Institut: “Questo sviluppo è molto preoccupante, bisogna assolutamente impedire un ulteriore inasprimento della situazione”.

Presidente Sassonia: è in atto la seconda ondata

Non sono più tanto i focolai a preoccupare, se non per il riaccendersi ogni volta delle polemiche sui sistemi di sicurezza e igiene sui posti di lavoro, soprattutto quelli in cui sono impegnati lavoratori stagionali stranieri. È piuttosto il lento diffondersi dei contagi sul territorio, con la conseguente difficoltà delle autorità sanitarie a rintracciare e seguire tutte le catene di contagio. Rispetto allo scoppio della pandemia nel marzo scorso, quel che osservano in questi giorni i ricercatori del Koch Institut è proprio l’assenza di grandi focolai come furono quelli di Heinsberg o Tirschenreuth, ma la diffusione praticamente omogenea su tutto il territorio nazionale dei nuovi casi. “È più facile aggredire i focolai che inseguire un virus che si espande come un colore per pittura che si diluisce nell’acqua”, ha detto alla Zeit Jonas Schmidt-Chanasit, virologo dell’istituto Bernhard Noch di Amburgo.

C’è chi, come il presidente del Land della Sassonia Michael Kretschmer non ha voglia di minimizzare e, con la gran parte dei tedeschi in vacanza per le ferie estive, parla apertamente di “seconda ondata”. Non confortano le notizie che arrivano dalla vicina Austria, dove il cancelliere Kurz ha qualche giorno fa reintrodotto alcune misure restrittive come l’uso delle mascherine nei supermercati e nei negozi in seguito a una costante e sottile ripresa dei contagi e dove di tanto in tanto scoppiano nuovi, piccoli focolai nelle arre turistiche: l’ultimo nel comprensorio di St. Wolfgang, nell’Alta Austria, con 29 casi accertati e alcuni bar chiusi. il ricordo è subito andato ai casi invernali della stazione sciistica di Ischgl.

Il fronte turistico: i rientri dalla Spagna e dai Balcani

Altre inquietudini giungono proprio dal fronte turistico estero, soprattutto per i vacanzieri di ritorno dalla Spagna. Un po’ da tutta la Germania arrivano notizie di tedeschi rientrati con il covid-19, soprattutto dalla Catalogna. Ma nelle settimane scorse aveva suscitato indignazione e un po’ di vergogna il comportamento di molti giovani turisti tedeschi a Maiorca, che avevano trascorso le ormai classiche serate alcoliche nei bar dell’isola senza rispettare le ordinarie misure di sicurezza, tanto che le autorità maiorchine si erano viste costrette a chiudere i bar della movida.

Per contenere i contagi di ritorno, molti aeroporti tedeschi si sono attrezzati per eseguire test gratuiti sui turisti al rientro: sono già attivi a Francoforte, Monaco, Colonia-Bonn, Düsseldorf e Dortmund, a Berlino – dove le ferie si concludono una settimana dopo – saranno disponibili fra qualche giorno. In alcuni scali il servizio era già disponibile, ma a pagamento. Ora diventa gratuito.

Anche il fronte orientale e sud-orientale desta preoccupazione. In Romania e in parte dei Balcani, dalla Croazia alla Serbia alla Bulgaria, i contagi sono aumentati e molti cittadini di quei paesi risiedono in Germania. Sono rientrati a casa per le ferie e ora stanno rientrando, in alcuni casi importando il virus contratto nei giorni delle vacanze. Per questo, alcune regioni hanno deciso di estendere i test ai viaggiatori che ritornano anche con mezzi diversi dagli aerei, come treni, autobus e auto private.

I party nei bar e parchi berlinesi

Qualche focolaio è scoppiato anche nella capitale, sebbene il livello generale delle infezioni sia sotto controllo e i semafori che segnano lo stato dell’arte in città siano tutti sul verde. In attesa della piena ripresa, fra due settimane, delle attività lavorative e delle scuole, le preoccupazioni vengono dalla movida notturna. In una città famosa per l’intensa vita notturna ed economicamente piegata per la chiusura di tanti club, sono i bar a tenere aperta la scena giovanile. E in quelli del centro e dei quartieri alla moda i giovani, liberati da settimane di costrizioni, si ammucchiano senza troppe precauzioni. In alcuni casi è dovuta intervenire la polizia, comminando sanzioni agli esercenti meno diligenti.

I giovani che non frequentano i bar, si radunano nei parchi per feste alcoliche e notturne a rischio contagio. Particolarmente gettonato è il parco di Hasenheide, al confine fra i quartieri “multikulti” di Neukölln, dove la polizia è dovuta intervenire più volte per interrompete feste con oltre 3.000 giovani. Anche se la definizione di rave-party usata dai media locali è forse un po’ esagerata.

Esperti: allarme eccessivo ma c’è timore per il dopo ferie

Gli esperti sanitari tuttavia ritengono che sia troppo presto per lanciare allarmi e che dichiarazioni come quelle del presidente sassone Kretschmer non siano del tutto corrette. Gerd Antes, il medico che dall’ospedale di Friburgo elabora le statistiche sui dati quotidiani, ha osservato su Stern che si trasmette un quadro sbagliato parlando di seconda ondata: meglio parlare di un’ondata continua, che sale e scende, o di braci ardenti che si accendono e si spengono e talvolta possono suscitare un incendio di più vaste proporzioni.

L’obiettivo è contenere le scintille e soprattutto gli incendio che dovessero scoppiare, soprattutto quando le ferie finiranno, gradualmente in tutti i Länder, e si tornerà alla routine quotidiana.

Sarà quello il momento decisivo. I politici promettono una ripresa a pieno regime, specie nelle scuole, e puntano sul rispetto delle regole di igiene e distanza, che per gli esperti sanitari saranno le linee guida per tenere bassi i contagi nei mesi autunnali. Ma negli istituti scolastici permane il dubbio che tali misure possano davvero essere rispettate. Per le aziende a grande rischio, come i macelli, mercoledì il governo discuterà le nuove regole volute dal ministro del lavoro Hubertus Heil che dovrebbero introdurre le garanzie per i lavoratori finora mancanti.

Il problema è che con il virus bisognerà fare ancora i conti almeno fino alla produzione di un vaccino, nonostante i cittadini – non solo i giovani – siano stanchi e abbiano abbassato la guardia nel rispetto delle misure di sicurezza. “Il pericolo non è ancora passato e molte domande restano ancora aperte”, ha commentato la Süddeutsche Zeitung, “non ci sono motivi per maggiore panico, ma è certamente troppo presto per un cessato allarme e per atteggiamenti incoscienti”.

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