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Perché in Francia la fase due è molto prudente (con polemiche)

di

Macron

L’articolo di Enrico Martial sulla fase 2 in Francia in partenza l’11 maggio. Fatti, numeri, commenti e trambusti

 

Il 40% dei francesi, cioè oltre 27 milioni di persone, avranno una fase due con maggiori restrizioni, almeno fino al 2 giugno. Sono colorate in rosso la regione di Parigi, il nord (Hauts-de France), la Borgogna e Franca Contea e il Grand Est, quindi dal confine con il Belgio fino a quello meridionale alsaziano con la Germania e di una parte della Svizzera. Per la regione parigina, a grande concentrazione urbana, ci vorranno maggiore prudenza e alcuni vincoli in più, come sui trasporti pubblici, che comunque dovrebbero raggiungere il 75% della capacità. Nelle ore di punta si viaggerà per necessità o con dichiarazione del proprio datore di lavoro. I grandi centri commerciali, sopra 4mila metri quadri, resteranno chiusi.

È una specie di fase 1 e mezzo anche in Francia. La settimana è trascorsa in dibattiti, incertezze, polemiche: sulle maschere, sui tamponi, sulle scuole da non riaprire, con diversi sindaci schierati contro. Tra il Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron e il suo primo ministro, Edouard Philippe, sono emerse differenze non solo di riallineamento in una situazione mutevole, ma almeno in parte di visione. Philippe è più restrittivo, forse non avrebbe riaperto le scuole e non avrebbe scelto le differenze territoriali. Macron è parso più disposto rischiare, più preoccupato sul piano sociale, più orientato a un’azione di speranza e di incoraggiamento.

Il messaggio è stato dato in un paio d’ore di conferenza stampa nel tardo pomeriggio del 7 maggio, dal primo ministro Philippe e da ben sei ministri. È arrivato dopo il discorso generale del 28 aprile all’Assemblea nazionale e del 4 maggio al Senato (formato da sindaci e rappresentanti territoriali, con tanto di voto non vincolante contrario). Un’opera pedagogica nazionale svolta per tappe, per preparare strutture e cittadini.

Il piglio era tecnico, ma è stato un esercizio di statualità: la Francia c’è, siamo organizzati, possiamo sbagliare ma abbiamo i nostri strumenti. Anche le date contano: era la vigilia dell’otto maggio, il giorno della fine della Seconda guerra mondiale celebrata da sempre con il Presidente della Repubblica all’Arco di Trionfo. Anche l’11 maggio, giorno di riapertura, segue un’altra data simbolo per due generazioni di francesi, la vittoria di Mitterrand alle elezioni presidenziali del 10 maggio del 1981. È un contesto che facilita la speranza, che attutisce le grane del presente.

 

Non occorrono più autodichiarazioni se si resta nei 100 km da casa propria. Si potrà correre e andare in bici, come attività sportiva individuale, si aprono con distanziamento parchi, giardini, piccoli musei e biblioteche, per quelli grandi si vedrà dal 2 giugno, come per teatri e cinema. Ci si potrà incontrare, distanziati, fino a 10 persone e in 20 ai funerali. Bar, ristoranti, spiagge e laghi (salvo deroga più favorevole dei sindaci, con i distanziamenti) aspetteranno anche loro almeno il 2 giugno. Gli adattamenti sono territoriali, restrittivi in aree rosse, di allentamento in quelle verdi, con scelte in capo ai sindaci, prefetti e altre autorità territoriali.

Le scuole riaprono infine molto poco e in dolcezza, partendo dalle materne ed elementari, con l’accordo di sindaci, genitori, insegnanti, con classi dimezzate e priorità per chi ha i genitori impossibilitati al telelavoro o è a rischio d’abbandono scolastico. Si andrà avanti, il 18 maggio, ma solo nelle zone verdi, con le prime classi delle scuole medie (collège) e le altre classi a fine maggio. Per le superiori (lycée) si vedrà dopo il 2 giugno.

Per ogni grande area professionale e produttiva c’è un vademecum, protocolli non solo di vincolo ma anche di orientamento. Ne sono stati diffusi 54 e si arriverà a 60 entro domenica, di cui uno per il telelavoro concordato con i sindacati. Durante la settimana, i media hanno raccontato di discussioni sui dettagli ma anche notato l“esprit de géométrie”. Le mascherine – dicono i ministri – ci sono per tutti gli operatori pubblici e per gli anziani delle RSA e si possono anche comprare, visto che sono obbligatorie per i mezzi pubblici. Il prezzo delle chirurgiche è fissato a 95 centesimi, per quelle di tessuto è libero.

Il ministro della Salute, Oliver Véran, ha presentato anche la carta della capacità a livello dipartimentale di tracciare i contatti, fare i tamponi e interrompere le catene. Era tutta verde, come a dire che le “squadre di angeli custodi” sono pronte (da 3000 a 5000 persone, più varie migliaia di operatori, compresi i medici di famiglia, strutturati in apposite reti di sanità pubblica).

Ci sono i reagenti, i laboratori, i tamponi molecolari e 700 mila test sierologici alla settimana. Nella comunicazione di rassicurazione non poteva essere diversamente. A ogni buon conto, più prudente, Olivier Véran ha detto che “a volte dalla teoria alla pratica ci possono essere delle differenze”, proponendo il numero verde Covid per risolvere problemi specifici. Per l’ascoltatore (francese) però non vi era nessun dubbio sul fatto che qualcuno al telefono risponderà.

Se la carta della capacità di tracciare e interrompere le catene di contagio è tutta verde, non lo sono quelle della saturazione ospedaliera e della circolazione del virus. Da qui deriva la sintesi rosso-verde. Rimangono sotto pressione le rianimazioni (in totale sono comunque passate da 5.000 a 10.500) nel Grand est, Borgogna e Franca Contea e nella regione parigina (sopra l’80% di rianimazioni occupate Covid) con un’ampia corona arancione, dal nord al centro, dall’Alvernia a Rodano e Savoia (dal 60% all’80% di rianimazioni occupate Covid).

La circolazione del virus è misurata principalmente con gli accessi in pronto soccorso. Solo una parte della regione parigina e Parigi hanno accessi Covid sopra il 10%, mentre sono arancioni la Franca contea e la Borgogna, Sarthe, Loir-et-Cher, alcuni dipartimenti del nord, la Savoia (dal 6% al 10% di accessi Covid in pronto soccorso). Sono aree che rimangono sotto osservazione speciale.

Se la passa invece male l’isola di Mayotte, uno dei cinque dipartimenti di oltremare, che si trova a nord del Madagascar: il virus circola, i letti in terapia intensiva sono occupati. I suoi 250 mila abitanti resteranno ancora a casa, per la fase due dovranno aspettare almeno il 18 maggio.

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