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Perché il Piano di Trump sul Medio Oriente è pro Israele. Report Cesi

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Il Piano di Trump su Israele e Palestina analizzato dal Cesi, il centro studi presieduto da Andrea Margelletti

Il 28 gennaio, il Presidente statunitense Trump ha presentato il piano di pace per il Medio Oriente, con cui Washington propone una soluzione per la questione israelo-palestinese. Atteso da oltre 3 anni, il documento è stato elaborato principalmente dal genero di Trump, Jared Kushner, ed è stato presentato alla Casa Bianca alla presenza del Premier israeliano Benjamin Netanyahu e degli ambasciatori di Emirati Arabi Uniti, Oman e Bahrein. Assenti, invece, i rappresentanti palestinesi, da tempo contrari all’impostazione stessa del piano di Kushner.

D’altronde, nei suoi tratti fondamentali, il piano appare evidentemente sbilanciato in favore degli interessi e delle richieste israeliane, mentre quelle della controparte palestinese vengono sostanzialmente ignorate. Gerusalemme diventerebbe capitale di Israele, mentre il futuro Stato di Palestina avrebbe come capitale solo Abu Dis, un sobborgo ai margini della periferia orientale della città santa, e non l’intera Gerusalemme est. Inoltre, gli insediamenti israeliani in Cisgiordania passerebbero sotto sovranità dello Stato ebraico, che avrebbe anche il pieno controllo della valle del Giordano e quindi del confine con la Giordania. La Palestina sarebbe dunque sostanzialmente un insieme di enclaves dentro Israele, connesse tra loro da tunnel e ponti. Altro elemento che frustra una delle richieste storiche palestinesi è il mancato riconoscimento di qualsiasi forma di diritto al ritorno.

Di fatto, il piano legittima appieno lo status quo che si è venuto a creare nella regione dopo la guerra dei Sei Giorni e dopo decenni di politica israeliana del fatto compiuto. In più, il piano demolisce il diritto internazionale acquisito, dal momento che ignora la risoluzione ONU 242 del ’67 (la quale indica le conquiste territoriali di Israele come “territori occupati”) come punto di partenza imprescindibile per qualsiasi negoziato. Per tali ragioni, il piano rende impossibile per Washington continuare a rivestire quel ruolo super partes di mediatore che ha svolto per decenni, lasciando un vuoto che nessun altro Paese è attualmente in grado di colmare.

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