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Perché il mini euro va di traverso a Trump (che sballotta Draghi)

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L’euro, Trump e Draghi. Che cosa è successo

Trump accusa la Bce per le ragioni opposte a quelle per cui accusa la Fed.

E’ il trumpismo bellezza?

Evidentemente sì. Peccato che oggi sono durate poche ore le interpretazioni dei quotidiani italiani sul trumpismo economico professato dal leader della Lega, Matteo Salvini, nella sua visita negli Stati Uniti.

Il trumpismo in verità guarda soltanto agli interessi degli Stati Uniti. Anche se ora la twittata di Trump anti Draghi può anche essere letta da alcuni salviniani come un avallo indiretto della Casa Bianca alla politica anti austerità professata dalla Lega e invocata per i palazzi europei. Si vedrà.

Ma che cosa è successo davvero? Ecco fatti, parole e tweet.

IL TWEET DI TRUMP ANTI DRAGHI

“I mercati europei sono cresciuti dopo i commenti (non equi per gli Stati Uniti) di Mario Draghi”. Così, in un tweet il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato Mario Draghi, che “ha appena annunciato che potrà arrivare un nuovo stimolo, facendo immediatamente scendere l’euro nei confronti del dollaro, rendendo più facile in modo non equo competere con gli Usa”. Un comportamento, aggiunge il presidente degli Stati Uniti, con cui l’Europa “l’ha fatta franca per anni, insieme alla Cina ed altri”.

EFFETTO DRAGHI SU EURO

In effetti l’euro è scivolato sotto gli 1,12 dollari, a 1,1190, perdendo oltre un centesimo da 1,1218 della chiusura di ieri. Pesano le parole di Mario Draghi secondo cui ulteriori tagli dei tassi restano fra le opzioni a disposizione della Bce, e il quantitative easing (Qe) ha ancora spazio.

CHE COSA HA DETTO DRAGHI

Ma che cosa ha detto di preciso il presidente della Bce in scadenza? “Guardando in prospettiva, i rischi per l’outlook rimangono orientati al ribasso e gli indicatori per i prossimi trimestri puntano a una debolezza persistente”, ha detto Draghi nel suo discorso introduttivo al Forum Bce on Central Banking a Sintra.

I DOSSIER IN BALLO

I rischi che sono stati prominenti per tutto l’ultimo anno – ha aggiunto Draghi – in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti non sono scomparsi e continuano a pesare in particolare sul settore manifatturiero.

AVANTI CON NUOVI STIMOLI

“In assenza di miglioramenti, tali che il ritorno sostenuto dell’inflazione verso il nostro obiettivo sia messo a rischio – ha dichiarato Draghi – sarà necessario ricorrere a ulteriori stimoli”. “Nelle prossime settimane – ha aggiunto – il Consiglio direttivo delibererà in che modo i nostri strumenti possono essere adattati alla severita’ del rischio alla stabilita’ dei prezzi. Manteniamo la capacita’ di rafforzare la nostra forward guidance modificando il suo bias e la sua condizionalità per tener conto delle variazioni negli aggiustamenti del percorso di inflazione”.

PROSSIMI TAGLI DEI TASSI

Questo si applica, ha detto, a tutti gli strumenti di politica monetaria. “Ulteriori tagli dei tassi di interesse e misure per mitigare eventuali effetti negativi rimangono parte dei nostri strumenti e il programma di acquisto di bond ha ancora considerevole spazio a disposizione”.

I PROSSIMI PASSI DELLA FED

“Inoltre – ha aggiunto Draghi – il Trattato richiede che le nostre azioni siano sia necessarie che proporzionate allo scopo di rispettare il nostro mandato e conseguire il nostro obiettivo, il che implica che i limiti che noi stabiliamo per ciò che riguarda i nostri strumenti sono specifici in relazione alle contingenze che ci troviamo ad affrontare. Se la crisi ci ha insegnato qualcosa, è che noi useremo tutta la flessibilità disponibile entro il nostro mandato per rispettare il nostro mandato e lo faremo ancora in futuro per rispondere a qualsiasi sfida all’obiettivo di stabilita’ dei prezzi”. Tutte queste opzioni, ha ricordato Draghi, sono state sollevate e discusse nel corso del nostro ultimo meeting.

BUFFAGNI DI M5S PRO DRAGHI

“Io non ho dubbi, sto con Mario Draghi su questo tema. La competizione internazionale e le guerre commerciali fatte da altri hanno rallentato le economie mondiali: legittimamente ognuno deve difendere i propri interessi ed è il momento che l’Europa si muova nell’interesse del vecchio continente con logiche costruttive e di condivisione e non con nazionalismi pericolosi. Basta aiutare solo le banche!”. E’ quello che scrive su Facebook il sottosegretario M5S Stefano Buffagni commentando l’attacco di Donald Trump alla Bce. “Serve che l’Europa attuale cambi, supporti i cittadini europei e le imprese per garantire lavoro, crescita e sviluppo sostenibile in un quadro di condivisione di rischi a livello europeo per essere competitivi a livello internazionale. Condivisione di rischi sugli investimenti infrastrutturali, sul dumping fiscale, sulla disoccupazione, sugli investimenti “green”. Un’Europa provinciale non serve a nessuno, tantomeno serve un’Europa delle banche come quella a cui abbiamo assistito in larga parte fino ad oggi”, sottolinea.

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