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Perché Francia e Germania picchiano contro Usa e Cina sulle regole antitrust

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Che cosa hanno detto la cancelliera tedesca Merkel e il ministro francese delle Finanze Le Maire sui regimi antitrust di Ue, Usa e Cina

 

Il semaforo rosso alla proposta di fusione Siemens-Alstom proprio non è andato giù a Francia e Germania.

Sia la Cancelliera tedesca Merkel sia il ministro delle finanze francesi Le Maire hanno colto l’occasione dell’incontro della Bdi (la federazione industriale tedesca) a inizio settimana per criticare il regime antitrust dell’Ue.

Berlino e Parigi stanno spingendo Bruxelles verso un maggiore margine di manovra a favore della costruzione di campioni europei in grado di competere con i rivali dalla Cina e dagli Stati Uniti.

IL DISAPPUNTO PER LA MANCATA FUSIONE SIEMENS-ALSTOM

Come ha riportato Bloomberg, durante il convegno della Bdi a Berlino, la leader tedesca è tornata all’attacco della Commissione europea per aver bloccato il matrimonio tra la tedesca Siemens AG e la francese Alstom SA.

Facendo deragliare la fusione franco-tedesca, l’Antitrust Ue non ha tenuto conto del crescente dominio cinese nel settore trasporti e ha deliberatamente ostacolato uno sforzo europeo per competere sulla scena mondiale.

LA POLITICA PORTATA AVANTI DALLA COMMISSARIA VESTAGER

Nel caso Siemens-Alstom, Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza, aveva sentenziato: “Mai nessun fornitore cinese ha partecipato ad appalti pubblici per treni e metro in Europa né è verosimile che accada nel prossimo futuro”.

Vestager, impegnata al momento nella corsa come Spitzenkandidat della prossima commissione europea, ha preferito procedere con uno screening più severo per le acquisizioni straniere oltre a puntare la lente di ingrandimento sulle big tech come Amazon e Google piuttosto che favorire la costruzione di campioni europei.

L’ATTACCO DI ANGELA MERKEL

“Come puoi dire che la Cina non si impegnerà in Europa nei prossimi cinque anni? Penso che una simile affermazione sia avventata “, ha dichiarato ieri Merkel. Cogliendo l’occasione pubblica per invitare le istituzioni europee a modificare le regole in modo da rendere l’Ue “veramente competitiva”.

ANCHE IL MINISTRO FRANCESE ALL’ATTACCO

Nello stesso convegno promosso dalla Bdi, anche il ministro delle finanze francesi Bruno Le Maire è intervenuto sulla questione Antitrust: “La politica per la concorrenza è vitale per permetterci di costruire dei ‘campioni’ europei: so che questa parola fa paura, ma siamo chiari, un campione europeo non è per forza un monopolio, potrebbe essere  piuttosto un consorzio”.

GLI SFORZI FRANCO-TEDESCHI

Secondo Francia e Germania, la nuova Commissione dovrebbe facilitare la formazione di questi ‘campioni’ europei allargando il concetto di ‘mercato pertinente’, che non può essere in certi casi solo quello europeo. Le idee sulle quali Francia e Germania hanno aperto la discussione poggiano su tre elementi.

Innanzitutto si parte dal presupposto che la politica sulla concorrenza nella Ue viene applicata in modo più restrittivo rispetto ad altrove (Cina e Stati Uniti per esempio).

Secondo, occorre tenere conto degli interessi strategici europei e di conseguenza prevedere in certi casi un potere di avocazione al Consiglio Ue (cioè ai governi) sulle decisioni dell’Antitrust.

Infine è necessario definire una strategia industriale offensiva da parte della Ue per innalzare il profilo europeo in un palcoscenico globale sempre più dominato dagli Stati Uniti e dalla Cina. L’offensiva franco-tedesca fa comunque parte di un più ampio tentativo di rimodellare le politiche dell’Ue dopo le elezioni del Parlamento europeo del mese scorso e in vista della nomina di una nuova Commissione in autunno.

LA SEVERITÀ DELL’ANTITRUST UE

Secondo una relazione dell’Ispettorato generale delle finanze della Francia (IGF) pubblicata il 3 giugno, dal 2010 solo sette su 3.000 fusioni sono state respinte dalla Commissione, mentre 156 sono state autorizzate a determinate condizioni.

D’altra parte, la relazione sottolinea che, rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, le regole più rigide dell’Ue e i “rimedi comportamentali” richiesti alle imprese, scoraggia la formazione di fusioni e ciò mette a dura prova i margini lordi.

Soprattutto, incoraggia i gruppi europei a cedere le proprie attività ad attori non europei, il che tende a perturbare il tessuto economico europeo.

LE PROPOSTE FRANCESI PER CAMBIARE LE REGOLE SULLA CONCORRENZA

Alla conferenza internazionale sulla concorrenza e l’economia digitale organizzata dall’Ocse il 3 giugno, Le Maire ha annunciato che la Francia richiederà una revisione delle norme antitrust europee. La Francia suggerisce per il regolatore europeo periodi di analisi sulla concorrenza più a lungo termine, nonché la necessità di tenere conto delle condizioni più favorevoli per le società dei paesi terzi.

Per il settore digitale, Le Maire ha raccomandato di rendere più efficienti le procedure antitrust della Commissione e di attribuire maggiori poteri al rilevamento e allo studio dei comportamenti anticoncorrenziali delle società tecnologiche. Ciò potrebbe comportare misure precauzionali per fermare sospetti comportamenti anticoncorrenziali prima di un accertamento formale. “L’economia digitale è caratterizzata da un’estrema concentrazione e questo dominio sta diventando un problema per la concorrenza” secondo Le Maire.

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