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Perché dopo le elezioni il Senato francese farà un’opposizione civica a Macron

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elezioni senato francese

Come sono andate le elezioni per il rinnovo parziale del Senato francese. Il punto di Enrico Martial

Domenica 27 settembre si sono tenute le elezioni di rinnovo parziale del Senato francese, che si svolgono con il sistema indiretto, sulla base di collegi territoriali composti da eletti locali. “Per assicurare la rappresentanza delle collettività territoriali della Repubblica”, negli ultimi anni i senatori si sono trovati ad occupare un significativo ruolo politico, sia per le relazioni tra centro e territori – come è stato per le prese di posizione sulla crisi Covid – sia per la specialità della Presidenza Macron, che occupa un ampio spazio politico sul piano nazionale ma non su quello territoriale. La République en Marche dispone qui di soli 19 seggi, che ha conservato per un soffio in queste elezioni, che riguardavano metà della composizione del Senato, rinnovata ogni tre anni.

La destra tradizionale – Les Républicains – ha confermato il controllo sulla camera alta, con una decina di seggi supplementari – si contano anche gli indipendenti – rispetto ai 76 confermati, e passerebbero quindi a 154 membri su 354 senatori. Con l’Unione di centro, che ne ha guadagnati tre, la maggioranza raggiunge 172 membri. Il senato funziona con proprie dinamiche, che passano anche attraverso relazioni personali e intergruppi informali e trasversali per grandi temi, come la costa atlantica e i porti, la pesca, la ruralità e la montagna, o le dorsali di trasporto. La posizione a destra permette al Senato una opposizione politica al governo Macron con un’indipendenza d’azione che ha preso forza sul caso di Alexandre Benalla (la guardia del corpo di Macron accusata di violenze su manifestanti il 1° maggio 2018) oppure sulla scadenza dello stato di emergenza Covid a metà anziché a fine luglio, in accordo con l’Assemblea nazionale.

L’opposizione politica è temperata sia dalle competenze (il senato vota circa un testo legislativo su quattro), sia dal posizionamento di Les Républicains (se si pensa che Christian Estrosi, sindaco di Nizza il 31 agosto non ha escluso un appoggio a Macron per una eventuale rielezione), sia dall’abitudine all’esercizio puntuale su politiche e decisioni, più che su una pregiudiziale politica e un dibattito mediatico. Anche i radicalismi sono limitati: vi si trova un solo senatore del Rassemblement National di Marine Le Pen – Stéphane Ravier, del dipartimento marsigliese delle Foci del Rodano – qualche esponente del partito comunista, da comuni di tradizione operaia oppure della cintura parigina, e un ampio numero di indipendenti, provenienti da ambienti simili alle nostre liste civiche di area. Va anche detto che i verdi, vincitori di diverse città alle ultime municipali del 15 marzo e del 18 giugno scorsi – tra cui Bordeaux, Strasburgo, Marsiglia, Lione – riusciranno a costituire un gruppo politico, con un totale di 11 membri rispetto ai precedenti 5 votati nel 2017.

La specialità politica del senato viene proprio dalla sua composizione. I collegi elettorali composti quasi completamente da consiglieri comunali, nominati dai consigli di origine. Per questa tornata (è appunto una elezione indiretta), suddivisi nei 59 collegi, di cui 5 d’oltremare, coinvolti nel rinnovo parziale, si è trattato di 88.210 delegati dai consigli comunali, a insieme a 2434 consiglieri dipartimentali, a 1054 consiglieri regionali, agli stessi 172 senatori e a 289 deputati. È una rappresentanza che produce sensibilità “civiche” e comunali per temi specifici, per esempio in materia di diritti civili, come sulla parità di genere, o sull’accesso agli studi superiori (legge di iniziativa del Senato del 23 dicembre 2016), sulla protezione dei consumatori (fino ai costi dei parcheggi, ma anche con una legge sul prestito del 21 febbraio 2017) o sulla tutela delle persone nell’ambito dei social media.

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