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Perché critico Sofri e Ferrara sui terroristi rossi

Berlusconi

“Non mi sento dovuto, come vorrebbero i cacadubbi di turno, a scusarmi con i rifugiati in Francia per il disturbo che stanno loro procurando Macron e Draghi. Le scuse proprio no. Piuttosto, chiedano scusa i terroristi rossi”. I Graffi di Damato

 

Trovo anch’io “lunare” – addirittura come Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, pensate un po’ – il dibattito politico e mediatico che si è aperto sulla cosiddetta operazione “Ombre rosse”. Che, praticamente concordata ai massimi livelli fra il capo dello Stato francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, ha fatto scattare gli ordini di arresto a Parigi contro dieci fuggitivi dalle sentenze di condanna emesse in Italia per reati di terrorismo e dintorni. Nove di essi, arrestati o consegnatisi spontaneamente, sono adesso in libertà vigilata, in attesa delle lunghe procedure per l’estradizione chiesta dall’Italia. Uno è ancora latitante, mentre scrivo, nel tentativo di far decadere per prescrizione il 10 maggio la condanna per tentativo di sequestro e sfuggire ai 5 anni di carcere che deve ancora scontare in Italia.

Considero “lunare”, ripeto, sia la domanda “E ora che ve ne fate?” rivolta da Adriano Sofri, come chiese Palmiro Togliatti a suo tempo a Giancarlo Pajetta che gli comunicava di avere occupato la Prefettura di Milano, sia lo scandalo denunciato con quel “Tutti a casa” da qualche giornale dopo la libertà vigilata disposta dalle autorità francesi per i catturati o consegnati. Questa giustizia praticata così, all’ingrosso, da chi pretende di sostituirsi agli organi preposti ad amministrarla, disponendo con un titolo di prima pagina ciò che i magistrati, del nostro e di altri Paesi, debbono fare o non fare è essa sì uno scandalo.

Qui sono in gioco – oltre ai destini personali dei condannati, ricercati e quant’altro, tutti comunque al sicuro, e non come i morti nelle bare o nelle urne cenerarie dove sono stati mandati nei cosiddetti anni italiani di piombo – questioni di principio altissime. Con le quali non può giocare, dall’alto della sua cultura, che gli riconosco, per carità, neppure Sofri sopra, sotto, dietro e accanto alla testata del Foglio di Giuliano Ferrara. Che ha ritenuto, chissà poi perché, di dargli man forte precisando di non gioire dell’operazione scattata in Francia. Ma chi gioisce, carissimo Giuliano? Qui non c’è nulla di che gioire. Qui il problema è solo quello di ripristinare il combinato delle leggi e delle più elementari regole di convivenza umana che è stato violato per una cinquantina d’anni. E per il quale tu stesso, ancora carissimo Giuliano, sentisti il dovere di mobilitarti da giovane militante e dirigente comunista, come hai voluto ricordare giustamente vantandone, con un’azione di deciso contrasto al terrorismo e di denuncia, a rischio della tua stessa incolumità fisica. Cerchiamo adesso di essere seri, e non snob.

Personalmente, anche a costo di essere scambiato per un garantista fasullo o fallito, più che nelle domande più o meno spiritose di Sofri – “E ora che ve ne fate?”, ripeto – mi sento colpito e turbato dalla dichiarazione con la quale Andrea Casalegno, figlio di una vittima del terrorismo, e che vittima, ci ha ricordato che un assassino non può mai diventare ex perché una tale condizione è impedita all’assassinato. Il resto è chiacchiera, e comunque disciplinato da leggi che consentono sempre di commisurare le pene alle condizioni dei condannati, se applicate naturalmente con la dovuta e auspicabile perizia e umanità.

Non mi sento francamente dovuto, come vorrebbero i cacadubbi di turno, a scusarmi con i rifugiati in Francia per il disturbo che stanno loro procurando quei rompiscatole, evidentemente, di Macron e Draghi. Le scuse proprio no. Piuttosto, bisognerebbe aspettarsene.

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