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Conte non può stare troppo sereno (dicono Pd e Italia Viva)

di

prima repubblica

Tutti gli sbuffi pubblici e privati di Pd e Italia sul presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

“La paura dell’Europa” strillata nel titolo realistico, per niente esagerato, di prima pagina della Repubblica per l’avanzata della pandemia virale si scorge bene anche sui volti che lo sovrastano: quelli della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel: di quest’ultima, debbo dire, in modo particolare. E non certo per il gossip che la vorrebbe contrariata anche per il tradimento del marito, innamoratosi di una ex allieva, peraltro in questi tempi così pericolosi per le distanze, diciamo così, non convenzionali. Il solito Libero non ha saputo resistere alla tentazione di portare ruvidamente “le corna” della cancelliera in prima pagina e di attribuire loro anche i “tremori” della Merkel non proprio recenti ripresi da fotografi e teleoperatori in circostanze pubbliche.

Se la paura dell’Europa è tanta, quella dell’Italia governata da Giuseppe Conte, nonostante o proprio a causa delle piazze e dintorni affollate di gente contraria alle misure restrittive appena adottate dall’ennesimo pdcm di Palazzo Chigi, sembra avere ottenuto lo sconto non ho capito bene da chi. Proprio la Repubblica, sempre quella di carta, ha attribuito al presidente del Consiglio ben “tre piani di riserva” per cercare di evitare un nuovo lockdown. Peccato che, se veramente esistono questi piani e li ha esposti non alla Camera, dove Conte ha parlato in imbarazzante solitudine dai banchi del governo, ma ai capigruppo della maggioranza, essendo stati quelli di opposizione probabilmente esclusi per sottrarli a rischi di contagio, la discussione si è risolta in un processo, o quasi, a lui.

Ne ha riferito con dovizia di particolari e di virgolettati in un retroscena sul Corriere della Sera la solitamente informatissima Maria Teresa Meli. Che ha attribuito, fra l’altro, al capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio, già sottosegretario, ministro e quant’altro, queste parole rivolte al presidente del Consiglio: “Se pensate veramente che le cose vadano bene, sono ancora più preoccupato perché significa che non avete la percezione della realtà”. D’altronde è nota, anzi arcinota, l’insofferenza del Pd per il mancato “cambio di passo” più volte chiesto al governo dal segretario in persona Nicola Zingaretti, forte anche dei risultati elettorali di settembre e ottobre, fra regioni e comuni, che gli hanno quanto meno risparmiato una buona parte dei danni temuti.

Ma ancor più impaziente del Pd, sino a procurarsene proteste e critiche da rischio, diciamo così, di fastidioso scavalcamento nell’assedio o quant’altro a Conte, è l’Italia Viva di Matteo Renzi. La cui capogruppo alla Camera Maria Elena Boschi ad un certo punto, sempre secondo il retroscena del Corriere della Sera, ha chiesto di verbalizzare le sue riserve e preoccupazioni sulle misure adottate dal governo, e pure su altre che sembrano in arrivo, in modo che il presidente del Consiglio direttamente o indirettamente non possa tornare a lamentare che nelle riunioni di vertice, e simili, tutto fili liscio, o quasi, e poi i renziani sparino sulla sua diligenza.

Conte pertanto, se non è stato “abbandonato da tutti” e non è “un uomo solo allo sbando”, come lo hanno rappresentato soddisfatti quelli di Libero nei titoli a caratteri di scatola di prima pagina, un bel po’ di problemi nella sua maggioranza, e nello stesso governo, li ha davvero, oltre a quelli straordinari da Covid.

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