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Perché ci sono spettri di Chavez nella crociata anti Colombo

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Colombo

Perché non va sottovalutata la furia iconoclasta degli insurrezionalisti che abbattono le statue del “colonizzatore” Colombo nelle città degli Usa. L’analisi di Stefano Parisi

 

In un video sui social, l’attrice Elizabeth Rogliani ricorda che il regime di Hugo Chavez in Venezuela abbatteva le statue di Cristoforo Colombo. Non solo. Cambiava nome alle strade e controllava in modo ferreo i programmi scolastici per l’indottrinamento dei giovani alla “rivoluzione bolivarista”. Un regime nazionalista, autoritario e guidato dalla idea della supremazia statale in tutti gli aspetti della vita economica e sociale, che in poco tempo prese il potere in Venezuela. Per anni Chavez rimase al comando, vincendo in modo fraudolento le elezioni. Da allora il Venezuela è precipitato nel caos politico e nella povertà economica.

Ecco perché non va sottovalutata la furia iconoclasta degli insurrezionalisti che abbattono le statue del “colonizzatore” Colombo nelle città degli Usa. Si cancella la storia per manipolarla e imporre un mondo nuovo, magari all’insegna della “speranza e del cambiamento”. E a preoccupare non sono solo i vandali arrivati fino alle porte della Casa Bianca, ma le deboli classi dirigenti che glielo permettono. Il bolivarismo esportato negli Stati Uniti?

Il senso di superiorità di certa sinistra che si sente migliore degli altri è alla base di queste rimozioni ideologiche. Chi scrive “razzista” sulla statua di Churchill è pieno di arroganza, ma è soprattutto un ignorante che non conosce la storia di un campione della lotta antifascista. Le autorità lasciano fare e legittimano la negazione della Storia occidentale. Le Statue di Colombo nelle città americane vengono rimosse da leadership irresponsabili che sottovalutano il rischio che corrono. Si tollera la rivolta in nome del politicamente corretto e chiunque ha da obiettare viene subito bollato come “fascista”. I veri razzisti però sono i nuovi talebani che distruggono le statue per sovvertire la Storia occidentale, che è una storia di libertà, riducendola a una spaventosa rassegna di oppressione.

L’abbiamo già visto con l’atteggiamento protettivo che la sinistra ha avuto, e continua ad avere, verso il fondamentalismo islamico. Obama non usava mai l’espressione “terrorismo islamico” e chi provava a mettere in discussione il lessico edulcorato della Casa Bianca rientrava immediatamente nella categoria degli “islamofobi”. In realtà la Storia dei movimenti progressisti e di sinistra è fatta di liberazione, non di subordinazione al fondamentalismo religioso. Ma il nemico del mio nemico è mio amico. Gli amici sono Chavez e Rohani. Il nemico è l’Occidente. Meglio ancora, lo Stato di Israele.

Il postulato di fascisti rossi e neri è che il ruolo del capitalismo occidentale nella storia umana sia stato quello di creare l’oppressione schiavista e coloniale. I capitalisti erano bianchi, dunque i bianchi sono gli oppressori. Ma dietro il grande capitale ci sono immancabilmente gli ebrei che controllano l’economia e che hanno creato uno Stato coloniale: il mantra degli antisemiti. Non sorprende che neonazisti e presunti “patrioti” in tute paramilitari partecipano alle proteste scoppiate negli Usa dopo la morte di George Floyd. Uno di loro, secondo la FBI, avrebbe ucciso degli agenti in California. Estremisti di sinistra, neonazi e fondamentalisti islamici sono tutti uniti dall’odio verso l’America, la libertà occidentale, gli ebrei e Israele.

Se la sinistra avesse a cuore diritti umani, diritti delle donne e dei gay, libertà religiosa e di espressione, non potrebbe essere nemica di Israele. Invece una parte della sinistra odia Israele, ripudia i valori della sua storia e ha trasformato il popolo palestinese nella icona delle vittime “dell’uomo bianco”. Peccato che la maggior parte degli israeliani hanno la pelle scura, che le leadership palestinesi, quando non sparano razzi, rifiutano qualsiasi accordo con lo Stato ebraico, e che Israele resta l’unica democrazia del Medio Oriente!

Come altre minoranze, gli ebrei della Diaspora hanno sperimentato cosa vuol dire vivere in culture ostili. Ma quando arrivarono in America o in Gran Bretagna non si misero a buttare giù statue. Sapevano che integrarsi e avere successo in una cultura che ti accoglie significa studiare, essere istruiti. Gli Ebrei vivono con angoscia l’antisemitismo della cultura occidentale, ma non per questo vogliono cancellare la cultura occidentale. Conoscere la storia vuol dire sapere che lo schiavismo è stato presente in tante culture del mondo. Ci sono stati e ci sono razzisti in Europa e in America. Ci sono stati l’imperialismo e il colonialismo bianco. Ci sono state le Crociate. Ma negare lo schiavismo in Africa e in Asia, così come negare che c’è stato e c’è un imperialismo islamico (come ai tempi delle Crociate) è il trionfo della ipocrisia. La Storia occidentale è quella di una civiltà che ha combattuto per sconfiggere razzismo, schiavismo, antisemitismo. Il fatto che le leadership occidentali si vergognino di se stesse, della propria storia, è inaccettabile.

L’identità di un popolo che vuole autodeterminarsi non si costruisce sulla vittimizzazione, né manipolando il senso di colpa dei discendenti degli oppressori. L’identità non è un prodotto ideologico. Quando lo diventa è debole, fragile e si finisce come nel Venezuela di Chavez. Un Paese libero, ricco di risorse naturali, diventato nel volgere di qualche lustro uno Stato fallito. Grazie a leader che abbattevano statue. Ostili alla libertà e, guarda caso, fieramente antisemiti.

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