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Perché Bremmer e Ferguson guerreggiano sulla guerra Usa-Cina

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L’intervento della professoressa Daniela Coli

Per Niall Ferguson la “nuova guerra fredda” tra Usa e Cina blocca l’Europa e per questo l’Ue non può essere alleata con gli Stati Uniti, almeno finché dura l’amministrazione Trump. La dichiarazione di Niall Ferguson, storico scozzese revisionista dell’impero britannico e ora cittadino americano, è in un’intervista con Ian Bremmer (in fondo il video postato sulla timeline di Bremmer con sottotitoli in inglese, qui senza sottotitoli).

Ian Bremmer interviene spesso sul Corriere e ha tentato di lanciare la nuova “guerra fredda” tra Usa e Cina come scontro di civiltà. Niall Ferguson smonta questo tentativo. L’Europa — dice Ferguson — non vede più l’America come il paese del libero mercato, né della libertà, per le guerre commerciali e per lo stile di Trump, e preferisce la Cina, perché l’Europa non ha difesa, non ha colossi tech, è un gigante economico, e da Trump si è vista colpita proprio nell’economia e nella possibilità di scambi con altre economie.

È ovvio che la nuova guerra fredda Usa-Cina non è come quella Usa-Russia, perché la Cina era già “comunista” quando gli Usa decisero con Nixon e Kissinger di trasportare in Cina impianti e tecnologia in funzione antirussa, ma soprattutto contro il Giappone, alleato dell’America, dalla cui ascesa economica Washington si sentiva minacciata. Scoprire oggi che la Cina è “comunista” perché è diventata competitiva con gli Stati Uniti non funziona. Gideon Rachman del Financial Times ha scritto che la guerra di Trump contro la Cina non è una guerra tra bene e male, perché provocata solo dal timore americano che la Cina possa superarli in campo tecnologico, ovvero vendere telefonini Huawei e rete 5G.

La Cina non è un impero, ma l’impero americano teme la Cina ed è iniziata una guerra commerciale che colpisce chiunque commerci con la Cina, alleati europei inclusi. Le proteste di Hong Kong possono far gioco a Trump negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma manifestanti con la bandiera britannica e americana non scaldano certo il cuore dell’Asia e del Medio Oriente che hanno subito il colonialismo britannico e americano da metà Ottocento. Paradossalmente a metà Ottocento Cina e Giappone furono costretti ad aprire i loro porti alle merci americane.

La guerra fredda Usa-Cina non è neppure lontanamente paragonabile a quella Usa-Urss, perché aveva diviso l’Europa occidentale e orientale e quasi ogni paese europeo dell’ovest tra diviso tra comunisti e democratici, e le lotte, come da noi in Italia, erano durissime e complicatissime. Da noi la destra ex-fascista era schierata con gli americani, contro i quali aveva combattuto durante la seconda guerra mondiale, perché i comunisti si erano alleati con gli angloamericani per sconfiggere l’Italia fascista, ma non erano entrati nella Nato. La “guerra fredda” non diventò mai “calda” tra americani e russi, perché Usa e Urss si erano divisi il mondo a Teheran nel 1943 e la fine dell’Urss fu decisa dallo stesso partito comunista russo. Il famoso discorso di Churchill del 1946 sulla Iron Curtain avvenne quando l’impero britannico era in bancarotta, ma Churchill aveva accettato le decisioni di Teheran, avvallando anche l’attribuzione ai tedeschi del massacro di Katyn, perché la Polonia era bottino di guerra di Stalin e non era il caso di creare problemi con Katyn.

Né potrebbe avere successo lo schema dello scontro di civiltà adottato nelle guerre mediorientali perse dagli Usa e dalla Nato, perché la Cina non chiede cambiamenti di sistemi politici o culturali ai paesi con cui commercia o per i quali costruisce infrastrutture in Africa, Medio Oriente ed Europa. Né potrebbe farlo non essendo un impero militare come gli Usa.

La stessa Gran Bretagna se rompesse completamente con l’Europa e si gettasse nelle braccia degli Usa, come pare intenzionato il governo Johnson, si suiciderebbe, perché gli Usa hanno rotto tutte le alleanze sui quali hanno fondato l’impero. È difficile per un paese dal passato coloniale come la Gran Bretagna sperare di trovare alleati tra paesi asiatici, africani e mediorientali se costruisce un asse militare con gli Usa.

Non dobbiamo mai dimenticare che ciò che lega Asia, Medio Oriente e Africa è essere state dominati dai britannici e avere subito guerre devastanti ad opera degli Stati Uniti e Gran Bretagna dopo il 2001.

Niall Ferguson dice a Bremmer che non c’è possibilità di avere l’Europa alleata agli Stati Uniti in questa guerra fredda con l’amministrazione Trump, ma anche un presidente democratico non cambierebbe politica nei confronti della Cina, che è diventata l’ossessione bipartisan americana.

Gli Stati Uniti di Trump, poi, non rappresentano più gli ideali delle democrazie liberali: Trump non solo è contro il libero commercio, ma sarebbe felice di avere una regina che gli permette di chiudere il Congresso, ama gli uomini forti e autoritari come Bolsonaro e Netanyahu, non proprio campioni di democrazia liberale, o principi autoritari come MbS.

L’Europa è quindi destinata a essere in competizione con gli Usa, come con la Cina e la Russia, ed essendo attaccata da Trump con i dazi, reagisce come Russia, Cina, Giappone, India, rafforzando questi rapporti, forte di una moneta che sarà adottata dal gigante energetico russo Rosneft.

Sono alleanze basate sull’interesse, ma le alleanze basate sull’interesse sono spesso più forti quelle sugli “ideali”. Gli stessi paesi arabi hanno tutti rapporti con la Cina e la Russia. E per la Russia l’Europa e l’Asia sono importanti, perché gli Usa tentano di impedire alla Russia di vendere gas e petrolio all’Europa. La Russia è rientrata nel Consiglio europeo con diritto di voto ad opera di Macron e Merkel, e questo apre prospettive per trovare soluzioni per l’Ucraina. La Russia ha bisogno di investimenti economici e la Germania può fare molto, come Cina, India e Giappone, come abbiamo visto al recente forum di Vladivostok.

La prospettiva di un’Europa travolta dal nazionalismo o sovranismo, come abbiamo visto, è fallita alle elezioni europee, e in questo senso possiamo anche spiegare il governo Ursula italiano e il tweet di Trump in favore di Conte.

L’Europa deve ancora lavorare molto, ma non è così mal messa come la dipingono gli euroscettici.

Europe is stuck in the middle of the U.S.–China trade war

Niall Ferguson: Europe is stuck in the middle of the U.S.–China trade war.Watch the full episode: http://bit.ly/2k293EO

Geplaatst door Ian Bremmer op Vrijdag 6 september 2019

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