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Come Berlusconi ha spiazzato Toti

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Berlusconi

Il post di Paola Sacchi, già inviata di politica a L’Unità e a Panorama

 

“E il Cav, il vecchio leone, pur non essendo più quello di un tempo, pur con un partito che viaggia a una cifra, alla fine ha spiazzato Giovanni Toti, che ora rischia di diventare ingombrante anche per Meloni e poco utile a Salvini”. Così chi conosce molto bene Silvio Berlusconi da prima che scendesse in politica, da quando era un promettente e già importante imprenditore, e ne sa decriptare le mosse anche sul piano della psicologia dell’uomo, commenta il lancio da parte del Cav di una federazione di centro, che parli all'”Altra Italia”. Che “non sarà un nuovo partito”, ma di cui Forza Italia è l’embrione, in nome di valori “moderati, liberali, garantisti, cristiani, della civiltà occidentale”, in “alternativa netta al Pd”, proprio a poche ore da quello che oggi primo agosto sarebbe dovuto essere il giorno non proprio dell’addio, ma del redde rationem con il governatore ligure che aveva fatto calare un ultimatum a proposito di primarie, aperte a tutti, e di azzeramento dei gruppi dirigenti.

Il punto è che ora dopo il lancio della Federazione di centro, dove comunque Berlusconi mantiene l’alleanza di centrodestra con Lega e Fratelli d’Italia, ma, sottolineando per la prima volta, con un termine mai finora usato, da “non subordinati”, Toti, finora coordinatore con l’omologa Mara Carfagna, si ritroverà a discutere con il Cav, con il vicepresidente Antonio Tajani, la stessa Carfagna, le due capogruppo di Camera e Senato, Mariastella Gelmini e Annamaria Bernini, in uno scenario completamente mutato.

“Se prima aveva lanciato i suoi diktat in una sola casa, ora si ritroverà a farlo in un condominio di case, seppur più piccole”, osserva con realismo l’esegeta del Cav, tra i cofondatori di Fi. Infatti, ora all’appello di Berlusconi hanno già dato la loro adesione da Lorenzo Cesa (Udc) a il deputato lombardo Maurizio Lupi, ex alfaniano, ma soprattutto con radici molto solide in Cl a Il siciliano Saverio Romano, a Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia e altri rappresentanti di realtà magari piccole, ma lo stesso “tante villette di quel nuovo condominio tracciato da Berlusconi e non più solo la casa azzurra”. Plaude naturalmente Gianfranco Rotondi, il centrista per eccellenza, deputato di Fi, che ha da poco dato vita alla Fondazione Dc: “Il leone ha ruggito”.

Ma al di là di come andrà e della riuscita effettiva dell’operazione lanciata dal Cav, che si muove con forze per ora minori e con una stessa Forza Italia a una cifra, la mossa a chi conosce il Cav dagli anni ’80 risulta spiazzante lo stesso sul piano comunicativo: “Innanzitutto, è stata messa sul piatto come prima carta evidentemente sul piano psicologico il grande e radicato orgoglio del presidente, anzi del dottore, come lo chiamiamo da sempre noi, che non accetterà mai e poi mai di fare il pensionato di lusso, tanto più in quella che è la sua creatura, come anche la contabilità dimostra:Berlusconi è creditore di Forza Italia per quasi cento milioni. Ma al di là di questo, il dottore mai proprio per orgoglio personale, avrebbe accettato non solo di cedere il suo posto a Toti e fare appunto il pensionato di lusso, ma di veder azzerate su richiesta dello stesso Toti quelle nomine che lui ha fatto, seppur riconosca in alcuni casi di essersi sbagliato. Ok, ma allora è lui che decide”.

E al di là della molla psicologica dell’indomabile orgoglio del “vecchio leone”, c’è una molla tutta politica e ben calcolata, di “chi come lui non fa e non ha mai fatto niente a caso”. Ci sarebbero quei sondaggi, del cui uso proprio lui fu l’inventore, guardati, visti, rivisti e soppesati, in cui in alcuni Toti non andrebbe oltre il 2 per cento, ma soprattutto “in cui lo 0,9 lo prenderebbe da Fi e però il restante da Lega e da FdI, cosa che ora – osserva l’interlocutore, vicino da sempre del ” dottore”- rischia di rendere Toti ingombrante anche per Giorgia Meloni e non proprio utilissimo, anzi il contrario, a Matteo Salvini”.

Tant’è che si intensificano in Transatlantico gossip secondo i quali ci sarebbe chi, tra qualche probabile transfugo di Fi verso la Lega o FdI, non vede più in Toti il traghettatore. Perché, osserva sempre il nostro interlocutore, conoscitore di rango delle cose azzurre, “ora è più logico che chi se ne vuole andare passi direttamente agli altri due. Solo che alcuni, anche se pochi ormai, perché chi doveva lasciare lo ha fatto, sulla stessa scala degli elettori, a questo punto pensano che sia più ipotizzabile passare a FdI che alla Lega. I leghisti vogliono chi porta voti, ma attenzione, più a livello territoriale e non con cariche di gran rilievo, altrimenti avrebbero più potere contrattuale nel chiedere poi eletti”.

La pragmatica Lega si muove infatti in un’altra dimensione numerica rispetto alla pur agguerritissima Giorgia Meloni. Questo lo scenario in cui si muove il “dottore”, la cui natura, al di là degli eventi, è degli anni, però non sembra affatto cambiata da quando disse al nostro interlocutore agli albori da tycoon:” Io una sola rete Tv? No, guarda, tu non hai capito niente, io le voglio tutte e tre”.

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