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Perché a me Boris Johnson piace. Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista.

 

A me Boris Johnson, il nuovo premier inglese, piace. E non da oggi. Il mio è un giudizio extrapolitico, che vorrebbe prescindere da quelle che sono le sue posizioni sulla Brexit e su altre mille questioni. Ovviamente, so bene che ciò non è del tutto possibile, così come so che a un osservatore delle cose politiche non è richiesto di definire l’antropologia e la psicologia di un protagonista. In Boris io però vedo all’opera una tipologia umana che oggi, in un tempo di sostanziale bigottismo da parte di élite che si vorrebbero illuminate e perciò diverse dalla “stupida massa”, non gode di buona fama, e che anzi è apertamente osteggiata.

Un fatto questo che, a mio parere, è in contrasto con la nostra cultura occidentale e che potrebbe portarla a rinsecchire sempre più le forme della sua vitalità. La nostra cultura, proprio perché fondata sulla creatività e l’intraprendenza, non ha mai preteso di mettere all’angolo i personaggi categorizzabili come Boris sotto l’endiadi “genio e sregolatezza”. Li ha anzi non solo tollerati, ma anche in qualche modo vezzeggiati e coccolati. Ovviamente il buon padre borghese avrebbe tenuto lontano una figlia da un amante focoso e fedifrago come Johnson. Ma avrebbe anche, in cuor suo, ammesso che parte del suo genio, in questo caso politico, traeva sostanza e alimento da certe sue caratteristiche poco “raccomandabili” e da cui era inscindibile.

Qualcosa di questa vecchia saggezza è rimasta forse nel popolo, che non a caso i tipi come Boris li appoggia e nel caso specifico li vota. Ma è del tutto scomparsa proprio in quei luoghi e fra quelle élite ove maggiormente veniva apprezzata e coltivata. Si pensi alla metamorfosi che hanno subito negli ultimi anni prestigiose università anglosassoni, come ad esempio Oxford ove BoJo ha studiato, ove l’eccentricità un tempo valorizzata è oggi rigidamente bandita soprattutto se tocca i tabù e i miti del mondo moderno.

L’avvento di una (pseudo) cultura liberal e politically correct ha causato più danni di quanto ci si possa immaginare. Non è un caso che il nuovo premier inglese non sia amato dalla stampa mainstream inglese, che ne contesta non tanto o non sempre le scelte politiche quanto certi suoi comportamenti pubblici e privati. L’operazione con cui la nuova “cultura” ha conquistato la propria egemonia fra le élite è stata subdola e pervasiva.

Sia chiaro, il politicamente corretto si propone a suo dire proprio di dar spazio alle diversità e a ciò che non è riferibile a uno standard “normale” o meglio tradizionale. Ma ciò lo fa proprio “normalizzando” l’anormale, quindi purificandolo e rendendolo immune dai ciò che esso ha e non può non avere di perturbante. Di qui la fissazione di ridurre a categorie le umane diversità, di attribuire diritti e privilegi alle categorie che vengono riconosciute e “certificate” come “discriminate”, di creare con ciò stesso nuove “discriminazioni” e soprattutto di escludere dal discorso pubblico chi mette in discussione il codice così creato.

Si arriva al paradosso di esaltare persino la creatività e il “pensiero difforme” e “laterale” ma attraverso una rigida regolazione in master e “azioni formative” (sic!) di ciò che, pena la contraddizione, deve essere lasciato libero di manifestarsi nella sua anarchia (si pensi, giusto per fare un esempio, alla retorica degli anticonformisti del web, i nerd, che non sono altro che individui funzionali a questo sistema del conformismo imperante).

Una nuova cappa di conformismo viene così a dominare la vita accademica e pubblica, ove chi veramente mette in dubbio le “idee ricevute” viene rigorosamente isolato e azzittito. Con la sua vita sregolata, la sua grande capacità politica, la sfrontatezza delle sue affermazioni unpolitically correct (e anche con la vitalità e simpatia che non ha nulla del rancore e della rabbia di altri leader “populisti”), Boris a me sembra umanamente una boccata di ossigeno arrivata all’improvviso in un ambiente chiuso e asfittico.

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