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Pd

Sono geniali le fissazioni berlingueriane di Schlein?

I subbugli nel Pd per la scelta berlingueriana di Schlein... I Graffi di Damato.

Potrebbero costare cari a Elly Schlein quegli occhi di Enrico Berlinguer fatti stampare sulla tessera d’iscrizione al Pd in questo 2024, nel quarantesimo anniversario della morte del leader comunista avvoltosi nella tela della “diversità” del suo partito, ch’egli considerava moralmente superiore a tutti gli altri. Partito per il quale – disse nel suo ultimo, tormentato comizio, mentre gli mancavano le forze – i militanti dovevano andare a chiedere e raccogliere i voti “casa per casa, strada per strada”. Parole anch’esse stampate sulla tessera del Pd di quest’anno. Che peraltro è contrassegnato, come allora, da una campagna elettorale europea.

L’ormai morto Berlinguer ne raccolse in effetti di voti in quel turno, sino a sorpassare la Dc allora guidata da Ciriaco De Mita, che l’anno prima aveva dovuto cedere a malincuore la guida del governo al leader socialista Bettino Craxi, dopo averla dovuta lasciare già, per meno tempo, al repubblicano Giovanni Spadolini.

Ma quello dei comunisti fu un sorpasso tanto clamoroso quanto inutile non solo perché Berlinguer nel frattempo era ormai morto – ripeto – ma anche o soprattutto perché il referendum contro i tagli antinflazionistici alla scala mobile dei salari, da lui lasciato in eredità ad Alessandro Natta con l’obiettivo di sconfiggere il primo governo italiano a guida socialista, determinò invece l’anno dopo la sconfitta più cocente e rovinosa, politica e sociale, del Pci. Un po’ come la sconfitta nel referendum sul divorzio nel 1974 aveva danneggiato la Dc guidata da Amintore Fanfani, e segnato l’apertura di una crisi aggravata nel 1978 dalla tragica scomparsa di Aldo Moro.

Quegli occhi – direi, quegli ultimi occhi – di Enrico Berlinguer potrebbero costare cari ad Elly Schlein, specie se accompagnati il 9 giugno prossimo da un modesto risultato delle elezioni europee, perché l’uso appena fattone sulla tessera addirittura d’iscrizione hanno aggravato la crisi d’identità del Pd. Che ora è ancora più rosso e meno bianco di prima, ricordando anche emotivamente, oltre che politicamente, più il Pci peraltro travolto dal crollo del muro di Berlino, e del comunismo, che la Dc confluita per quel che ne restava, soprattutto a sinistra, nel partito ora del Nazareno.

“Non metto in dubbio la forza del pensiero e il profilo di Berlinguer. Ma il Pd non è la prosecuzione del Pci. Siamo altra cosa e non possiamo accettarlo”, ha immediatamente protestato in una intervista al Giornale un personaggio non certo di secondo piano di quello che fu il mondo democristiano, e notoriamente amico di Sergio Mattarella, come Pierluigi Castagnetti. Il quale ha aggiunto: “Se Elly Schlein vuole un partito che sia una versione aggiornata del Pci tanti saluti. Noi non ci siamo. È una scelta ma si abbia il coraggio di dirlo”, senza evidentemente coprirsi o nascondersi dietro un anniversario, per quanto importante.

Per riparare all’errore, o come altro si voglia definirlo, Castagnetti ha praticamente proposto di mettere sulla tessera del Pd dell’anno prossimo gli occhi di don Luigi Sturzo, o di Alcide De Gasperi, o di Aldo Moro. Ma con l’aria che già tirava e ancor più tira adesso c’è da chiedersi se la Schlein arriverà all’anno prossimo come segretaria del Pd, schiacciata com’è dalla crisi identitaria – ripeto – della sua formazione politica. E dalla concorrenza che le fa dall’esterno il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte cavalcando con destrezza pari alla spregiudicatezza politica, o disinvoltura, la famosa questione morale intestatasi proprio da Enrico Berlinguer nell’estate del 1981 parlandone con Eugenio Scalfari.

È una questione, quella morale, esplosa come un missile a più stadi nella Puglia del governatore piddino, e magistrato in aspettativa, Michele Emiliano. A rischio pure lui di esplosione, o di schiacciamento fra le pressioni di Conte e quelle della Schlein, concorrenti anche nell’uso, o abuso, delle indagini e cronache giudiziarie.

Ah, che scherzi fa la politica, E che rivincite riesce a prendersi la storia. Basta che il malcapitato di turno aspetti che passi il tempo, se naturalmente ha la fortuna di sopravvivere agli eventi.

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